<?xml version='1.0' encoding='UTF-8'?><?xml-stylesheet href="http://www.blogger.com/styles/atom.css" type="text/css"?><feed xmlns='http://www.w3.org/2005/Atom' xmlns:openSearch='http://a9.com/-/spec/opensearchrss/1.0/' xmlns:georss='http://www.georss.org/georss' xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'><id>tag:blogger.com,1999:blog-3314833644155784899</id><updated>2012-02-20T10:06:40.821-08:00</updated><category term='repubblicani'/><category term='Libertà'/><category term='destra Usa'/><category term='John Huntsman'/><category term='speculazione'/><category term='Michelle Bachmann'/><category term='legge'/><category term='Alan Greenspan'/><category term='milionario'/><category term='Naomi Klein'/><category term='Iowa'/><category term='Dittatura'/><category term='carbone'/><category term='New Hampshire'/><category term='Polizia'/><category term='banche amerikiane'/><category term='Politica monetaria'/><category term='1984'/><category term='storia'/><category term='2012'/><category term='Cina'/><category term='mormone'/><category term='Casa Bianca'/><category term='Carolina del Sud'/><category term='valuta'/><category term='G2'/><category term='Politica Internazionale'/><category term='Massachussetts'/><category term='Timothy Geithner'/><category term='Presidenziali 2012'/><category term='Diritti'/><category term='MSNBC'/><category term='ambiente'/><category term='iride'/><category term='Bianca Jay Carney'/><category term='Elezioni'/><category term='Mitt Romney'/><category term='Fox News'/><category term='Markus Brunnermeier'/><category term='incontro bilaterale'/><category term='Terra'/><category term='social network'/><category term='Stati Uniti d&apos;America'/><category term='Elezioni 2012'/><category term='Presidenziali'/><category term='identificazione'/><category term='Goldman Sachs'/><category term='candidatura repubblicana'/><category term='Internet'/><category term='finanza'/><category term='Borsa Valori'/><category term='CNBC'/><category term='Informatica'/><category term='Fed'/><category term='Mickey Levy'/><category term='West Coast'/><category term='Ben Bernanke'/><category term='Hacker'/><category term='Bank of America'/><category term='indignati'/><category term='Democrazia'/><category term='America economia'/><category term='destra amerikiana'/><category term='economia'/><category term='Marte'/><category term='spazio extra-terrestre'/><category term='Florida'/><category term='Standard and Poor&apos;s'/><category term='iPhone'/><category term='Europa'/><category term='Gingrich'/><category term='Mary Miller'/><category term='Mondo'/><category term='Iran'/><category term='wisconsin'/><category term='Ardagh'/><category term='astronauti'/><category term='Wall Street'/><category term='Russia'/><category term='Barack Obama'/><category term='Esteri'/><category term='Politica'/><category term='Rating'/><category term='tensioni politiche'/><category term='NASA'/><category term='Ministero del Tesoro'/><title type='text'>02 - Amerikia</title><subtitle type='html'></subtitle><link rel='http://schemas.google.com/g/2005#feed' type='application/atom+xml' href='http://02amerikia.blogspot.com/feeds/posts/default'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3314833644155784899/posts/default?max-results=100'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://02amerikia.blogspot.com/'/><link rel='hub' href='http://pubsubhubbub.appspot.com/'/><author><name>Michele</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04843490705117910881</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='27' height='32' src='http://bp0.blogger.com/_JBoegPxfbNU/R9r2Ljq--yI/AAAAAAAAAH8/dsZyaWA2JAQ/S220/Kant.jpg'/></author><generator version='7.00' uri='http://www.blogger.com'>Blogger</generator><openSearch:totalResults>21</openSearch:totalResults><openSearch:startIndex>1</openSearch:startIndex><openSearch:itemsPerPage>100</openSearch:itemsPerPage><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3314833644155784899.post-4149477224937693224</id><published>2012-02-20T06:17:00.003-08:00</published><updated>2012-02-20T06:21:13.198-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='milionario'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Mitt Romney'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Elezioni'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='mormone'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Massachussetts'/><title type='text'>Il candidato delle “tre M”</title><content type='html'>&lt;span style="font-style: italic;"&gt;da &lt;/span&gt;&lt;a style="font-style: italic;" href="http://temi.repubblica.it/limes"&gt;http://temi.repubblica.it/limes&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;div class="fb-like"&gt;&lt;span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;  &lt;div class="author"&gt;di Fabrizio Maronta&lt;/div&gt;  &lt;div class="summary"&gt;&lt;img src="http://temi.repubblica.it/UserFiles/limes/Image/Loghi/foto-Fabrizio50.jpg" alt="" width="50" height="50" align="right" /&gt;RUBRICA AMERICA E DINTORNI. Chi è Mitt Romney e perché è difficile farsene un'idea.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;        &lt;div id="info_related"&gt;&lt;div id="box_sommario2"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;strong&gt;&lt;img src="http://temi.repubblica.it/UserFiles/limes/Image/foto4/romney_1_150.jpg" alt="" width="150" height="120" align="left" /&gt;Nella tempestiva biografia &lt;em&gt;The Real Romney&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;, i giornalisti del &lt;em&gt;Boston Herald&lt;/em&gt;  Michael Kranish e Scott Helman raccontano come, nel 2008, la disastrosa  campagna elettorale di Mitt Romney – al tempo frustrato aspirante alle  presidenziali per il Partito repubblicano, che gli preferì John McCain –  risentì di quello che venne definito il “problema delle tre M”. Ovvero  il fatto che Mitt (la M del suo nome non conta) fosse al contempo  mormone, milionario e del Massachusetts. Quattro anni dopo, l'attuale &lt;em&gt;front runner&lt;/em&gt; nella corsa alle primarie repubblicane è alle prese con lo stesso problema.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Il 65enne originario di Detroit&lt;/strong&gt;,  Michigan (un'altra M...), figlio di George W. Romney (ex governatore  del Michigan) e di Lenore Romney, marito della bella Ann Davies (che  sposa nel 1969) e padre di cinque figli (tutti maschi), è poco meno di  un rebus politico nel suo stesso paese. Si laurea a Stanford e consegue  un dottorato in economia ad Harvard, non prima di aver passato due anni a  Bordeaux (Francia) come missionario mormone.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Delle tre M, quella relativa alla confessione religiosa&lt;/strong&gt;  è forse la più problematica. Il bisnonno di Romney scappò dal Messico  negli Stati Uniti alla fine dell'Ottocento, per sfuggire alla stretta  del governo messicano sulla poligamia (al tempo adottata dalla Chiesa di  Gesù Cristo dei santi degli ultimi giorni, di cui il capostipite era  già attivo seguace). È una storia affascinante, ma scarsamente  spendibile per una “narrazione” presidenziale rivolta all'elettorato  moderato e conservatore (e non solo). Per questo Romney è  tradizionalmente restio a parlarne: il mormonismo sarà pure “la”  religione autoctona dell'America settentrionale, ma le sue stranezze la  rendono alquanto esotica agli occhi dell'elettore (repubblicano) medio,  il cui dna culturale resta sostanzialmente cristiano.    &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Poi c'è il Massachusetts, Stato in cui&lt;/strong&gt;  il giovane Romney riceve la sua istruzione post-universitaria  e dove  decise di restare, perseguendo una carriera politica che lo vedrà  sfidare nel 1994, senza successo, Ted Kennedy al Senato e poi, nel 2003,  conquistare la poltrona di governatore. Incarico, quest'ultimo,  ricoperto fino al 2007, alla vigilia della sua prima corsa alle  presidenziali. Il problema del Massachusetts non è lo Stato in sé, ma  ciò che esso rappresenta agli occhi della base repubblicana  conservatrice e reazionaria, storicamente insediata nel Midwest e negli  Stati meridionali, per la quale Harvard e l'East Coast sono sinonimi di  élite finanziarie, liberalismo spinto ed eccessiva contiguità con  l'esecrata Washington.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Ne sa qualcosa il padre di Mitt&lt;/strong&gt;,  il vulcanico George Romney, che nelle affollate primarie repubblicane  del 1968 (quelle che incoronarono Richard Nixon) ottenne appena 4.447  voti, pari allo 0,1% del totale. Il rapporto di Mitt con l'ingombrante  padre è uno dei punti oscuri della sua figura: tanto è riservato,  impacciato e pedissequo il primo, tanto era spigliato, incontenibile e  infaticabile il secondo. Nel 1994, un anno prima della morte e alla  veneranda età di 87 anni, Romney senior volava regolarmente da Detroit a  Boston, prendeva due metro e un autobus e si presentava al quartier  generale della campagna senatoriale del figlio, nella quale lavorò  attivamente.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Eppoi c'è la terza M, il vero trait d'union&lt;/strong&gt;  tra Romney e il suo Stato d'adozione: i milioni. Perché Romney è molto,  ma molto ricco: il suo patrimonio personale ammonta a 200 milioni di  dollari, accumulati in gran parte negli Ottanta, durante una fortunata  carriera nella finanza culminata con la co-fondazione, nel 1984, del  fondo d'investimento Bain Capital, &lt;em&gt;spin off&lt;/em&gt; di Bain &amp;amp; Co.,  dove Romney era stato assunto nel 1977. Visti i costi delle campagne  elettorali americane, una simile base di auto-finanziamento è certamente  utile; ma in tempi di crisi economica e populismo anti-Wall Street può  facilmente rivelarsi un boomerang, perché espone il ricco Mitt  all'accusa di appartenere a quell'1% (di super ricchi) cui il restante  99% imputa, a torto e a ragione, gran parte dei guai attuali.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;In questo senso non aiuta il fatto&lt;/strong&gt;  che una parte cospicua della ricchezza di Romney risulti parcheggiata  in fondi domiciliati alle isole Cayman, o che l'aspirante candidato  abbia definito “non particolarmente alti” i compensi (373 mila dollari)  percepiti nell'arco di 12 mesi (tra il 2010 e il 2011) per la sua  attività di conferenziere. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Comunque, resta per ora il mistero&lt;/strong&gt;  (che nemmeno la biografia di  Kranish e Helman contribuisce a svelare)  sulle motivazioni personali alla base della tenace determinazione con  cui Romney Jr mostra di perseguire la presidenza. C'è chi ha avanzato  l'ipotesi che, come per G.W. Bush, la molla stia nel bisogno di emulare  un padre grande e ingombrante (sebbene George Bush, probabilmente, lo  fosse più di George Romney). È uno dei tasselli mancanti di un puzzle  che, se – come probabile – Romney dovesse spuntare la candidatura, in  molti si affanneranno a comporre.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="data"&gt;(20/02/2012)&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3314833644155784899-4149477224937693224?l=02amerikia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://02amerikia.blogspot.com/feeds/4149477224937693224/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://02amerikia.blogspot.com/2012/02/il-candidato-delle-tre-m.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3314833644155784899/posts/default/4149477224937693224'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3314833644155784899/posts/default/4149477224937693224'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://02amerikia.blogspot.com/2012/02/il-candidato-delle-tre-m.html' title='Il candidato delle “tre M”'/><author><name>Michele</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04843490705117910881</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='27' height='32' src='http://bp0.blogger.com/_JBoegPxfbNU/R9r2Ljq--yI/AAAAAAAAAH8/dsZyaWA2JAQ/S220/Kant.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3314833644155784899.post-3218119221680235470</id><published>2012-02-06T13:02:00.000-08:00</published><updated>2012-02-06T13:04:24.313-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='tensioni politiche'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Politica Internazionale'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Iran'/><title type='text'>Obama congela beni iraniani negli Usa "Sanzioni necessarie, provano a barare"</title><content type='html'>da &lt;a href="http://www.blogger.com/www.repubblica.it"&gt;www.repubblica.it&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;h2&gt;IL CASO&lt;/h2&gt;                  &lt;h3&gt;Bloccati tutti gli investimenti della Repubblica islamica  negli Stati Uniti, compresi quelli della Banca Centrale. In  un'intervista alla Nbc, il presidente americano ritiene altamente  negativo l'impatto di un intervento militare, ma conferma che Washington  è "pronta ad altri approcci se fallisse l'opzione diplomatica"&lt;/h3&gt;         &lt;div id="bookmark-container" class="archive-button"&gt;&lt;a id="bookmark-add" rel="Salva nella tua pagina personale" class="tooltip t-left"&gt;Lo leggo dopo&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;          &lt;div class="sidebar-cont"&gt;          &lt;div class="sidebar"&gt;                  &lt;p&gt;                                  &lt;img src="http://www.repubblica.it/images/2012/02/06/163823294-9465cec7-26f1-4b03-84a1-76082294c352.jpg" alt="Obama congela beni iraniani negli Usa &amp;quot;Sanzioni necessarie, provano a barare&amp;quot;" title="Obama congela beni iraniani negli Usa &amp;quot;Sanzioni necessarie, provano a barare&amp;quot;" width="300" height="398" /&gt;                                  &lt;span&gt;Il presidente Usa Barack Obama (ap)&lt;/span&gt;                              &lt;/p&gt;                          &lt;/div&gt;                        &lt;div class="sidebar-storie"&gt;                                 &lt;/div&gt;         &lt;/div&gt;              &lt;strong&gt;WASHINGTON&lt;/strong&gt; - Il presidente degli Stati  Uniti, Barack Obama, ha firmato un decreto con cui vengono congelati  tutti i beni e gli investimenti iraniani negli Usa, compresi quelli  della Banca centrale di Teheran. Il capo della Casa Bianca ha spiegato  che la stretta si è resa necessaria di fronte alle "pratiche  ingannevoli" con cui i vari istituti finanziari iraniani hanno provato a  occultare le transazioni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"Ho stabilito che le sanzioni  addizionali siano garantite - ha scritto il presidente Usa in una  lettera indirizzata al Congresso - in particolare alla luce delle  pratiche ingannevoli della Banca centrale e di altre banche iraniane per  occultare le transazioni di gruppi sanzionati, delle inefficienze nella  lotta al riciclaggio del denaro da parte dell'Iran e della debolezza  della sua implementazione, e del continuo e inaccettabile rischio posto  al sistema finanziario internazionale dalle attività iraniane".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In  precedenza, parlando alla Nbc, il presidente americano aveva lodato i  servizi di intelligence, grazie al cui operato si può ricavare "una  stima molto affidabile" sui tempi di realizzazione di un'arma nucleare  in Iran. Obama ha però aggiunto che rimangono ancora molte domande senza  risposta sulle dinamiche interne dell'Iran, dove non è ancora chiaro  chi prenda le decisioni più importanti. Gli Usa, ha proseguito il  presidente, hanno attuato pianificazioni e preparazioni estese su tutte  le potenziali opzioni per combattere il programma nucleare di Teheran.  Mentre la &lt;div class="adv adv-middle-inline"&gt;           &lt;/div&gt;  Casa Bianca ribadisce che nessuna soluzione è esclusa, compreso  un intervento militare, Obama vuole risolvere il conflitto tramite la  diplomazia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"Conosciamo tutte le dinamiche interne relative  all'Iran? Assolutamente no, e il Paese è molto più diviso ora di quanto  non fosse in passato. Capire chi prenda le decisioni è molto difficile",  ha detto il presidente. In seguito, Obama ha ribadito che un attacco  militare contro il programma nucleare di Teheran avrebbe conseguenze  negative. "Qualsiasi attività militare aggiuntiva nel Golfo - ha  affermato - ha un cattivo impatto e un grosso effetto sia su di noi che  sul prezzo del petrolio. Inoltre abbiamo ancora soldati dispiegati in  Afghanistan, che confina con l'Iran". In ogni caso, ha ripetuto, se un  approccio diplomatico non porterà a una soluzione per la disputa, "siamo  preparati a esercitare altre opzioni".                     &lt;p class="disclaimer clearfix"&gt;         &lt;span&gt;(06 febbraio 2012)&lt;/span&gt;                  © Riproduzione riservata     &lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3314833644155784899-3218119221680235470?l=02amerikia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://02amerikia.blogspot.com/feeds/3218119221680235470/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://02amerikia.blogspot.com/2012/02/obama-congela-beni-iraniani-negli-usa.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3314833644155784899/posts/default/3218119221680235470'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3314833644155784899/posts/default/3218119221680235470'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://02amerikia.blogspot.com/2012/02/obama-congela-beni-iraniani-negli-usa.html' title='Obama congela beni iraniani negli Usa &quot;Sanzioni necessarie, provano a barare&quot;'/><author><name>Michele</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04843490705117910881</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='27' height='32' src='http://bp0.blogger.com/_JBoegPxfbNU/R9r2Ljq--yI/AAAAAAAAAH8/dsZyaWA2JAQ/S220/Kant.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3314833644155784899.post-7565091168843496269</id><published>2012-01-22T04:14:00.000-08:00</published><updated>2012-01-22T04:16:26.582-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Politica'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Elezioni 2012'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Presidenziali 2012'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Elezioni'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Presidenziali'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Gingrich'/><title type='text'>Sorpresa nel voto del South Carolina Gingrich vince, Romney ora trema</title><content type='html'>da www.repubblica.it&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;h2&gt;PRIMARIE&lt;/h2&gt;                  &lt;h3&gt;Nello Stato del Sud l'ex speaker della Camera sbaraglia il  favorito Romney per 9 punti: 38% a 29%. Una svolta nella campagna per la  sfida di novembre alla Casa Bianca. Per il vincitore un grande successo  di strategia di comunicazione, che riapre i giochi in modo inaspettato&lt;/h3&gt;         &lt;em class="author"&gt;dal nostro inviato FEDERICO RAMPINI&lt;/em&gt;         &lt;div id="bookmark-container" class="archive-button"&gt;&lt;a id="bookmark-add" rel="Salva nella tua pagina personale" class="tooltip t-left"&gt;Lo leggo dopo&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;                           &lt;div class="sidebar"&gt;             &lt;p&gt;                             &lt;img src="http://www.repubblica.it/images/2012/01/22/011246407-a5e242fc-b569-468f-93b0-50231e3e3c21.jpg" alt="Sorpresa nel voto del South Carolina Gingrich vince, Romney ora trema" title="Sorpresa nel voto del South Carolina Gingrich vince, Romney ora trema" height="194" width="300" /&gt;                             &lt;span&gt;Newt Gingrich (reuters)&lt;/span&gt;                         &lt;/p&gt;                     &lt;/div&gt;     &lt;strong&gt;COLUMBIA (South Carolina)&lt;/strong&gt; - Ha vinto Newt Gingrich  con quasi dieci punti di distacco: 38% contro il 29% di Mitt Romney,  secondo i primi exit poll divulgati in South Carolina alla chiusura  delle urne (ore 19 locali, l'una di notte italiana). La primaria dei  repubblicani nella South Carolina è andata all'uomo del Sud, all'ex  presidente della Camera che calca le scene della vita politica dai tempi  di Ronald Reagan, e che fu il formidabile oppositore di Bill Clinton.  Gingrich è riuscito in un'impresa che pareva ancora impossibile una  settimana fa: non solo ha vinto ma ha rimesso in gioco tutta la partita  della nomination repubblicana, per selezionare il candidato che  affronterà Barack Obama a novembre.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La sua vittoria è preziosa  anche per un aspetto statistico-storico che qui ha valore di  scaramanzia: dal 1980 nessun repubblicano è riuscito a conquistare la  nomination del suo partito per l'elezione presidenziale, se non ha vinto  il test della South Carolina. Gingrich, che sembrava destinato al  tramonto dopo i mediocri piazzamenti in Iowa e New Hampshire, ha  costruito la sua vittoria con due offensive brillanti, due blitz di rara  efficacia. E' stato lui il primo a montare la campagna contro il  superfavorito Mitt Romney attaccandolo sulla sua ricchezza e sulle sue  tasse. Gingrich ci è riuscito con l'aiuto di un amico miliardario  (magnate dei casinò Sands di Las Vegas) che ha pagato una poderosa  campagna di pubblicità televisiva "negativa".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sono quegli spot ad avere dipinto Romney    come un finanziere-avvoltoio, che alla testa del gruppo di private  equity Bain Capital ha accumulato centinaia di milioni di profitti  smembrando aziende, vendendole a pezzi, licenziando migliaia di persone:  non una credenziale ideale per chi voglia guidare l'America fuori dalla  crisi economica. E' sempre Gingrich ad avere incalzato Romney in tutti i  dibattiti televisivi perché pubblichi le sue dichiarazioni dei redditi.  Romney non ha ancora ceduto; le sue risposte imbarazzate, la promessa  fatta a malincuore e tentennando di divulgare quelle informazioni ad  aprile, gli hanno fatto perdere consensi a gran velocità. L'altro colpo  vincente di Gingrich è stato l'attacco ai mass media. Quasi fosse un  maestro di arti marziali asiatiche, Gingrich ha trasformato la propria  debolezza in forza. All'ultimo dibattito televisivo è stato interrogato  da John King della Cnn sulle accuse della seconda ex moglie, Marianne,  che ha rivelato particolari piccanti sui tradimenti dell'allora marito  (Newt cercò di imporle un matrimonio aperto o "ménage a' trois", con la  sua amante). In uno Stato dove il 60% dei repubblicani sono evangelici,  solitamente intransigenti sulle questioni etiche, Gingrich avrebbe  potuto essere affondato da quelle rivelazioni. Invece è partito  all'attacco imbastendo un processo ai media, "élitari e di sinistra",  "occupati a distruggere i repubblicani per far rieleggere Obama". Il  pubblico in studio durante il dibattito Cnn gli ha tributato  un'ovazione, e quel momento è stato giudicato come una vera svolta  nell'atmosfera della campagna.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ora tutti i calcoli sono da  rifare. La prossima tappa è la Florida il 31 gennaio. Anche lì Romney  era nettamente favorito ma il suo vantaggio si sta sgretolando. Romney  ha più fondi da spendere, un aspetto importante perché la Florida è uno  dei mercati più costosi d'America per la pubblicità televisiva. Però la  Florida è uno Stato del Sud come la South Carolina, e quindi Gingrich  (originario della Georgia) giocherà di nuovo in casa. Per di più  galvanizzato da un successo che lo impone come la vera alternativa  conservatrice, per tutti i repubblicani che continuano a non essere  convinti dall'algido Romney.                     &lt;p class="disclaimer clearfix"&gt;         &lt;span&gt;(22 gennaio 2012)&lt;/span&gt;                  © Riproduzione riservata     &lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3314833644155784899-7565091168843496269?l=02amerikia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://02amerikia.blogspot.com/feeds/7565091168843496269/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://02amerikia.blogspot.com/2012/01/sorpresa-nel-voto-del-south-carolina.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3314833644155784899/posts/default/7565091168843496269'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3314833644155784899/posts/default/7565091168843496269'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://02amerikia.blogspot.com/2012/01/sorpresa-nel-voto-del-south-carolina.html' title='Sorpresa nel voto del South Carolina Gingrich vince, Romney ora trema'/><author><name>Michele</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04843490705117910881</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='27' height='32' src='http://bp0.blogger.com/_JBoegPxfbNU/R9r2Ljq--yI/AAAAAAAAAH8/dsZyaWA2JAQ/S220/Kant.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3314833644155784899.post-1304002239085232868</id><published>2012-01-21T12:55:00.000-08:00</published><updated>2012-01-21T12:58:26.206-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Casa Bianca'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='social network'/><title type='text'>La Casa Bianca su Google + "Cosa vorreste sapere da noi?"</title><content type='html'>da &lt;a href="http://www.repubblica.it"&gt;www.repubblica.it&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;SOCIAL NETWORK&lt;div class="body-text"&gt;                  &lt;h3&gt;Dopo le pagine Facebook ufficiali, gli account di Barack e  Michelle Obama su Twitter, la presidenza degli Stati Uniti continua e  intensifica la strategia di presenza e dialogo sui social network. Nel  profilo del sito social del motore di ricerca, lo staff di Obama  promette "chiacchierate" a tema con membri dell'Amministrazione e parte  subito con una domanda: "Che ve ne pare della nostra pagina?  Suggerimenti?" &lt;em class="author"&gt;di RAFFAELLA MENICHINI&lt;/em&gt;&lt;/h3&gt;         &lt;div id="bookmark-container" class="archive-button"&gt;&lt;a id="bookmark-add" rel="Salva nella tua pagina personale" class="tooltip t-left"&gt;Lo leggo dopo&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;                           &lt;div class="sidebar"&gt;             &lt;p&gt;                             &lt;img src="http://www.repubblica.it/images/2012/01/20/182818945-6b5bb1ca-5592-4dbc-8b2d-f53070a79b9b.jpg" alt="La Casa Bianca su Google + &amp;quot;Cosa vorreste sapere da noi?&amp;quot;" title="La Casa Bianca su Google + &amp;quot;Cosa vorreste sapere da noi?&amp;quot;" height="192" width="300" /&gt;                             &lt;span&gt; &lt;/span&gt;                         &lt;/p&gt;                     &lt;/div&gt;     La cavalcata "social" di Barack Obama in vista delle elezioni  presidenziali del prossimo novembre si arricchisce di un nuovo, cruciale  tassello. E' nata infatti la pagina &lt;a class="footnote" href="https://plus.google.com/107980702132412632948/posts/fEiczHgWAhT#105479712798762608629/posts"&gt;"The White House" &lt;sup&gt;1&lt;/sup&gt;&lt;/a&gt;  su Google + con molte promesse di interazione reale con gli utenti. Nel  messaggio introduttivo, lo staff di Obama dà un assaggio di quel che  gli utenti si troveranno di fronte: il "pezzo forte" saranno gli &lt;em&gt;hangout&lt;/em&gt;,  dei "ritrovi" virtuali in cui esperti dell'Amministrazione  dialogheranno con i cittadini-utenti in diretta. La particolarità di  questa app è che si potrà assistere al dialogo anche se non si ha un  account Google +, guardando video degli hangout in streaming sul &lt;a class="footnote" href="http://www.whitehouse.gov/"&gt;sito della Casa Bianca &lt;sup&gt;2&lt;/sup&gt;&lt;/a&gt;.  E' ragionevole pensare che, se il modello dovesse funzionare, tutti le  branche dell'Amministrazione possano seguire l'esempio della "casa  madre".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ecco il messaggio che introduce la nuova pagina: "Qui  troverete notizie dal blog, foto dietro le quinte, più spazi in cui  potrete entrare in contatto con funzionari dell'Amministrazione. Sulla  nostra pagina Google + ospiteremo con regolarità gli hangout della Casa  Bianca su temi come l'economia o la tecnologia. Alcuni utenti di Google +  saranno invitati a questi incontri a avere una conversazione con questi  esperti. Ma la parte migliore è che anche se non siete "negli" hangout,  &lt;div class="adv adv-middle-inline"&gt;           &lt;/div&gt;  potete guardare tutto live sul sito, sulla nostra pagina Google +  o sul canale YouTube della Casa Bianca". Molto significativo il tono  del messaggio: "Per cominciare, vorremmo sentire la vostra opinione  sulla nuova pagina. Cos'altro vorreste vederci? Avete una grande idea  per un hangout o suggerimenti sul tipo di aggiornamenti che sarebbero  più interessanti? Fateci sapere. Non vediamo l'ora di sentire cosa ne  pensate".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Coinvolgimento, "engagement", conversazione: sembrano  le parole chiave dell'evoluzione della campagna elettorale online di  Obama. Lo dimostrano le mosse a raffica che il suo staff sta compiendo  in questi mesi. Dagli account twitter di Barack e Michelle (entrambi con  l'opzione di tweets "di proprio pugno" riconoscibili dalla sigla), alla  seguitissima pagina Facebook, alla complessa e articolata &lt;a class="footnote" href="http://www.repubblica.it/tecnologia/social/2012/01/10/news/alec_ross_intervista-27880981/index.html?ref=search"&gt;offensiva "social" del dipartimento di Stato &lt;sup&gt;3&lt;/sup&gt;&lt;/a&gt;  - ormai diffusa in tutte le ambasciate sparse per il mondo e voluta  personalmente da Hillary Clinton. I blogger e gli esperti aspettano al  varco gli esiti di queste strategie: se, cioè, all'annuncio di una  volontà di ascolto e a spazi formali sul web per dar voce ai cittadini  internauti corrisponderanno poi ascolto reale e costruttivo - ovvero  riflesso nelle pratiche politiche - del "mood" della Rete. Difficile  dirlo per ora, probabilmente se ne riparlerà dopo le elezioni.                &lt;/div&gt;              &lt;span&gt;(20 gennaio 2012)&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3314833644155784899-1304002239085232868?l=02amerikia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://02amerikia.blogspot.com/feeds/1304002239085232868/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://02amerikia.blogspot.com/2012/01/la-casa-bianca-su-google-cosa-vorreste.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3314833644155784899/posts/default/1304002239085232868'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3314833644155784899/posts/default/1304002239085232868'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://02amerikia.blogspot.com/2012/01/la-casa-bianca-su-google-cosa-vorreste.html' title='La Casa Bianca su Google + &quot;Cosa vorreste sapere da noi?&quot;'/><author><name>Michele</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04843490705117910881</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='27' height='32' src='http://bp0.blogger.com/_JBoegPxfbNU/R9r2Ljq--yI/AAAAAAAAAH8/dsZyaWA2JAQ/S220/Kant.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3314833644155784899.post-2201649040065990085</id><published>2012-01-16T15:30:00.000-08:00</published><updated>2012-01-16T15:36:16.391-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Fox News'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='candidatura repubblicana'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Mitt Romney'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Barack Obama'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='New Hampshire'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='John Huntsman'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Iowa'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Carolina del Sud'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Massachussetts'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Michelle Bachmann'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Florida'/><title type='text'>Usa: dopo il ritiro di Huntsman, Romney vicino alla candidatura</title><content type='html'>Articolo tratto da "Agi" (&lt;a href="http://www.agi.it/"&gt;www.agi.it&lt;/a&gt;)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div id="boxes"&gt;     &lt;/div&gt;       &lt;div class="sx"&gt;       &lt;img src="http://www.agi.it/uploads/newson/SS/Qm/SSQmIpCkKdOhlGdHNTRRDA/thumb250-700_dettaglio2_Mitt-Romney.jpg" alt="" /&gt;         &lt;/div&gt;    &lt;p class="resize_text" style="font-size: 13.205px;"&gt;21:36 16 GEN 2012   &lt;span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;(AGI) - Roma, 16 gen. - &lt;b&gt;Mitt Romney &lt;/b&gt;e' sempre piu' vicino a conquistare la &lt;b&gt;candidatura repubblicana &lt;/b&gt;alle &lt;b&gt;presidenziali &lt;/b&gt;del 6 novembre. Dopo aver vinto le prime due sfide in Iowa e New Hampshire oggi l'ex governatore del &lt;b&gt;Massachussetts &lt;/b&gt;ha ottenuto il sostegno del moderato &lt;b&gt;John Huntsman&lt;/b&gt;, che ha deciso di ritirarsi (il secondo dopo Michelle Bachmann) e ha esortato i compagni di corsa a sostenere il favorito Romney: "Credo sia giunto il momento per il nostro Partito di unirsi nel sostegno al candidato che ha le maggiori chance di battere Barack Obama, che, malgrado le nostre differenze e la distanza tra di noi su alcune questioni, credo sia Mitt Romney". &lt;/p&gt; &lt;p&gt;Si tratta di un ottimo viatico per &lt;b&gt;Romney &lt;/b&gt;che ora non ha piu' rivali alla sua 'sinistra' (Huntsman era il piu' moderato nel campo del Gop) e potra' concentrarsi sulla sfida alla destra del partito incarnata da Newt Gingrich e Rick Santorum, e al libertario Ron Paul. A sorridere a Romney ci sono anche i sondaggi per il prossimo appuntamento: le primarie del 21 gennaio in South Carolina, dove e' dato nettamente in testa. Secondo l'ultima rilevazione Romeny e' al 37%, e stacca di ben 16 punti sia il libertario Ron Paul, sia l'italo-americano &lt;b&gt;Rick Santorum&lt;/b&gt; (sconfitto di soli 8 voti in Iowa). &lt;/p&gt; &lt;p&gt;Se Romney conquistasse anche la South Carolina (il terzo Stato di seguito e una prima assoluta nella storia Usa) i giochi sarebbero fatti e forse non servira' arrivare il 31 gennaio alle primarie in Florida. Anche qui secondo 'The Hill' ha al momento un vantaggio nettissimo di 17 punti: e' al 42% contro il 25% delle intenzioni di voto per Newt Gingrich, il 9% di Santorum e l'8% di Paul. Della forza della candidatura dell'ex governatore del Massachussetts si e' accorta anche la conservatrice Fox News (il padrone Rupert Murdoch sostiene Santorum), che simulando in un confronto diretto tra il, da loro detestato, Barack Obama e Romney, oggi il presidente staccherebbe di un solo punto (46% a 45%) lo sfidante repubblicano. (AGI) .&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3314833644155784899-2201649040065990085?l=02amerikia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://02amerikia.blogspot.com/feeds/2201649040065990085/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://02amerikia.blogspot.com/2012/01/usa-dopo-il-ritiro-di-huntsman-romney.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3314833644155784899/posts/default/2201649040065990085'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3314833644155784899/posts/default/2201649040065990085'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://02amerikia.blogspot.com/2012/01/usa-dopo-il-ritiro-di-huntsman-romney.html' title='Usa: dopo il ritiro di Huntsman, Romney vicino alla candidatura'/><author><name>Michele</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04843490705117910881</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='27' height='32' src='http://bp0.blogger.com/_JBoegPxfbNU/R9r2Ljq--yI/AAAAAAAAAH8/dsZyaWA2JAQ/S220/Kant.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3314833644155784899.post-1769216999209302752</id><published>2011-10-15T06:12:00.000-07:00</published><updated>2011-10-15T06:14:09.569-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Politica'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Naomi Klein'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='indignati'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='economia'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Wall Street'/><title type='text'>Naomi Klein tra gli indignati di NY</title><content type='html'>&lt;span style="font-style: italic;"&gt;(da &lt;a href="http://it.peacereporter.net"&gt;it.peacereporter.net&lt;/a&gt;)&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;div class="sottotitolo_singolo"&gt;La scrittrice no-global tra i manifestanti di Zuccotti Park: “Questo movimento è la cosa più importante del mondo”&lt;/div&gt;&lt;div class="articolo"&gt;&lt;p&gt;&lt;img style="float: right; margin-left: 5px; margin-right: 5px;" src="http://it.peacereporter.net/upload/5/57/579/5799/57998.jpg" alt="" height="197" width="310" /&gt;Anche la famosa scrittrice no-global &lt;strong&gt;Naomi Klein&lt;/strong&gt; è andata a parlare nei giorni scorsi agli &lt;strong&gt;'indignati' &lt;/strong&gt;di New York che da quasi un mese occupano i Giardini Zuccotti, vicino a &lt;strong&gt;Wall Street&lt;/strong&gt;. Ecco un estratto del suo discorso.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;em&gt;"Se c'è una cosa che so è che &lt;strong&gt;l'1 per cento ama la crisi&lt;/strong&gt;. Quando le persone sono in preda al panico e alla disperazione e nessuno sembra sapere cosa fare, quello è il &lt;strong&gt;momento migliore per far passare il loro ordine del giorno&lt;/strong&gt;  preferito per le politiche aziendaliste: privatizzare l'istruzione e la  sicurezza sociale, imporre tagli sui servizi pubblici, liberarsi degli  ultimi ostacoli al potere delle multinazionali. Questo sta succedendo in  tutto il mondo, nel mezzo della crisi economica".&lt;/em&gt;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;em&gt;"C'è solo una cosa che può fermare questa tattica e, fortunatamente, è qualcosa di grande: il 99 per cento. Quel &lt;strong&gt;99 per cento che si sta riversando&lt;/strong&gt; nelle strade, da Madison a Madrid, per dire: "No. &lt;strong&gt;Non pagheremo per la vostra crisi&lt;/strong&gt;."  Lo slogan è nato in Italia nel 2008. Ha avuto eco in Grecia, Francia,  Irlanda e alla fine è arrivato al miglio quadrato da dove la crisi è  cominciata".&lt;/em&gt;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;em&gt;"Molte persone hanno tracciato un parallelo tra il movimento Occupy Wall Street e le cosiddette &lt;strong&gt;proteste non-global di Seattle&lt;/strong&gt; che hanno attirato l'attenzione di tutto il mondo nel &lt;strong&gt;1999&lt;/strong&gt;.  Quella fu l'ultima volta in cui un movimento globale, giovanile e  decentralizzato ha preso di mira il potere delle grandi aziende".&lt;/em&gt;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;em&gt;"Ma ci sono anche importanti differenze. Ad esempio, abbiamo  scelto i summit come nostro obiettivo: l'OMC, il FMI, il G8. I summit  hanno una &lt;strong&gt;natura transitoria&lt;/strong&gt;, durano solo una  settimana. Questo ci ha resi a nostra volta transitori. Facciamo la  nostra comparsa, arriviamo sulle prime pagine di tutto il mondo e poi  scompariamo. E nella frenesia dell'iper-patriottismo e del militarismo  che ha seguito gli attacchi dell'11 settembre, è stato facile spazzarci  completamente via, almeno nel Nord America".&lt;/em&gt;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;em&gt;"Occupy Wall Street, invece, ha scelto un &lt;strong&gt;obiettivo fisso&lt;/strong&gt;. E non è stata stabilita una fine della sua presenza. Una cosa saggia. Solo quando si rimane ben piantati, si possono &lt;strong&gt;mettere radici&lt;/strong&gt;.  Questo è fondamentale. È un fatto che nell'era dell'informazione ci  siano troppi movimenti che sbocciano come fiori meravigliosi, ma che &lt;strong&gt;muoiono presto&lt;/strong&gt;.  Questo perché non hanno radici. E non hanno piani a lungo termine per  la propria sopravvivenza. E quando arriva la tempesta, vengono spazzati  via".&lt;/em&gt;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;em&gt;"Altra cosa giusta di questo movimento: si impegna nella &lt;strong&gt;non-violenza&lt;/strong&gt;.  Si è rifiutato di dare ai media le immagini delle vetrine rotte e degli  scontri in strada che tanto agognano. E questa tenace disciplina ha  fatto sì che, di volta in volta, le notizie hanno dovuto riportare la  brutalità di una polizia scandalosa e senza alcuna giustificazione. Una  cosa che abbiamo potuto vedere anche ieri sera. Intanto, il &lt;strong&gt;sostegno&lt;/strong&gt; a questo movimento cresce sempre più. C'è stata più &lt;strong&gt;saggezza&lt;/strong&gt;".&lt;/em&gt;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;em&gt;"Ma la più grande differenza rispetto a un decennio fa è che &lt;strong&gt;nel 1999 ce la prendevamo con il capitalismo che era all'apice &lt;/strong&gt;di un frenetico boom economico.&lt;strong&gt; &lt;/strong&gt;Il  tasso di disoccupazione era basso, gli investimenti in borsa erano in  aumento. I media erano inebriati dai guadagni facili. Allora si parlava  solo di avviare, non di chiudere. &lt;strong&gt;Dieci anni dopo&lt;/strong&gt;  sembra come i paesi ricchi non esistano più. Solo un gran numero di  persone ricche. Gente che si è arricchita saccheggiando il benessere  pubblico ed esaurendo le risorse naturali in tutto il mondo. Oggi  chiunque può osservare come il sistema sia profondamente ingiusto e  fuori controllo. Un'avidità senza limiti ha gettato nella spazzatura  l'economia globale. E sta facendo lo stesso con la natura".&lt;/em&gt;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;em&gt;"Tutti sappiamo, o almeno avvertiamo, che &lt;strong&gt;il mondo gira al contrario&lt;/strong&gt;;  ci comportiamo come se non ci fosse fine a ciò è invece limitato: i  combustibili fossili e lo spazio atmosferico che assorbe le loro  emissioni. E ci comportiamo come se ci fossero limiti rigidi e immobili a  ciò che di fatto è libero: le risorse finanziarie per costruire il tipo  di società di cui abbiamo bisogno".&lt;/em&gt;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;em&gt;"Il compito della nostra generazione è di &lt;strong&gt;rovesciare tutto questo&lt;/strong&gt;:  sfidare questa falsa scarsezza. Insistere sul fatto che ci possiamo  permettere di costruire una società inclusiva e decente e, allo stesso  tempo, rispettare i limiti che la Terra può sopportare".&lt;/em&gt;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;em&gt;"Stavolta il nostro movimento non può farsi distrarre, dividere,  bruciare o spazzare via dagli eventi. Questa volta dobbiamo avere  successo. E non sto parlando di imporre regole alle banche o di  aumentare le imposte ai ricchi, sebbene sia importante. Sto parlando di &lt;strong&gt;modificare i valori&lt;/strong&gt;  che guidano la nostra società. È difficile riassumerlo in una singola  richiesta che possa passare sui media ed è anche difficile capire come  farlo. Ma ciò non lo rende meno urgente".&lt;/em&gt;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;em&gt;"Questo è ciò che ho visto accadere in questa piazza. Nel modo in  cui vi nutrite a vicenda, vi tenete caldo, vi scambiate informazioni,  fornite gratuitamente assistenza medica, fate lezioni di meditazione e  di formazione sulla responsabilizzazione. Il mio manifesto preferito  dice: "&lt;strong&gt;Io tengo a te"&lt;/strong&gt;. In una cultura che abitua la  gente a evitare lo sguardo dell'altro, a dire "Lasciateli morire", si  tratta di un'affermazione davvero radicale".&lt;/em&gt;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;em&gt;"Abbiamo scelto di combattere contro le forze economiche e politiche più potenti del pianeta. &lt;strong&gt;Fa paura. &lt;/strong&gt;E a mano a mano che questo movimento crescerà, farà sempre più paura. Dobbiamo essere consapevoli che ci sarà la &lt;strong&gt;tentazione di muoversi verso obiettivi più piccoli&lt;/strong&gt;,  come ad esempio la persona che è seduta accanto a voi in questo  incontro. Dopo tutto, è una battaglia più facile da vincere. Non cedete  alla tentazione. Cerchiamo di trattare gli altri come se volessimo  lavorare fianco a fianco in una lotta per molti, molti anni a venire.  Perché il compito che abbiamo di fronte non pretenderà di meno.  Consideriamo questo magnifico movimento come se fosse &lt;strong&gt;la cosa più importante al mondo&lt;/strong&gt;. Perché lo è. Davvero".&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;&lt;/div&gt; &lt;p style="color:#cc6600; text-align: right; font-size: 1.25em; font-weight: bold;"&gt;Enrico Piovesana&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3314833644155784899-1769216999209302752?l=02amerikia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://02amerikia.blogspot.com/feeds/1769216999209302752/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://02amerikia.blogspot.com/2011/10/naomi-klein-tra-gli-indignati-di-ny.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3314833644155784899/posts/default/1769216999209302752'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3314833644155784899/posts/default/1769216999209302752'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://02amerikia.blogspot.com/2011/10/naomi-klein-tra-gli-indignati-di-ny.html' title='Naomi Klein tra gli indignati di NY'/><author><name>Michele</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04843490705117910881</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='27' height='32' src='http://bp0.blogger.com/_JBoegPxfbNU/R9r2Ljq--yI/AAAAAAAAAH8/dsZyaWA2JAQ/S220/Kant.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3314833644155784899.post-6996323994531829880</id><published>2011-10-14T12:06:00.000-07:00</published><updated>2011-10-14T12:08:31.632-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Elezioni 2012'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='2012'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Elezioni'/><title type='text'>I repubblicani e l'«altro nero» che vorrebbe scalzare Obama</title><content type='html'>(da www.corriere.it)&lt;br /&gt;&lt;h3&gt;Verso il 2012 - La sua ricetta è un mix di populismo e liberismo che affascina i Tea Party&lt;/h3&gt;  &lt;h2&gt;Il re delle pizze Cain balza in testa ai sondaggi per le primarie&lt;/h2&gt;     &lt;p&gt; &lt;span class="Embed-Player"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="testata_player_300"&gt; &lt;/div&gt;&lt;span class="Embed-Player"&gt;      &lt;/span&gt; NEW YORK - «Il tuo piano economico? Quando ho letto il titolo - 9-9-9 -  ho pensato che fosse il prezzo scontato di una pizza». Il candidato  repubblicano alla Casa Bianca Herman Cain - un nero di 65 anni con un  passato di matematico, imprenditore e banchiere centrale - sorride a  denti stretti davanti al sarcasmo del suo avversario John Huntsman. Poi,  sotto i riflettori del dibattito televisivo di martedì scorso, arriva  la stilettata di un'altra candidata. Michele Bachmann attacca Cain  tirando in ballo, addirittura, Satana: «Se prendo il tuo piano 999 e lo  capovolgo, penso che il diavolo sia nei dettagli» sibila la ex beniamina  dei Tea Party, riferendosi alle credenze popolari che vedono nel 666 il  numero del demonio. &lt;p&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Martedì, nel confronto in New Hampshire&lt;/b&gt; vinto «ai punti»  da Mitt Romney, la vera star è stato lui: l'ex capo della Federal  Reserve di Kansas City ed ex amministratore delegato di «Godfather's  Pizza», una catena di pizzerie. Cain è stato attaccato ferocemente per  tutta la trasmissione e da tutti i candidati. Per le sue proposte  fiscali? Il suo è un piano ipersemplificato che riduce imposte sui  redditi e tassa sulle «corporation» all'aliquota unica del 9% e  introduce una nuova imposta di consumo della stessa entità su tutti i  beni e i servizi.&lt;br /&gt;Per i democratici Cain è il «Robin Hood dei  ricchi», visto il carattere regressivo della sua ricetta tributaria. Ma  non è per questo che gli altri candidati repubblicani lo attaccano. A  preoccuparli è, invece, la crescente popolarità di un personaggio  all'inizio liquidato come un candidato «a perdere». Una sfida elettorale  tra due candidati di colore, con Obama che ha già in tasca il voto di  gran parte dei neri, sembrava un'ipotesi fantascientifica. Poi Michele  Bachmann ha cominciato a perdere quota e anche il nuovo idolo della  destra radicale, il governatore del Texas Rick Perry, arrivato  fulmineamente in vetta ai sondaggi, ha commesso errori a raffica che lo  hanno fatto precipitare altrettanto rapidamente.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Così la destra radicale e «antitasse&lt;/b&gt;» si è improvvisamente  innamorata di questo candidato «improbabile» ma con la lingua affilata e  il «pedigree» del duro. Un liberista fino al midollo che parla solo di  crescita e di imprenditori che creano lavoro, che invita i neri ad  evitare l'autocommiserazione e a non attendere favori dallo Stato. E che  ai ribelli della protesta anticapitalista dice: «Se siete senza lavoro  non prendetevela con Wall Street ma coi vostri fallimenti».&lt;br /&gt;Così,  Cain ha cominciato a risalire nei sondaggi e ha vinto a sorpresa lo  «straw poll» della Florida (una specie di prova generale, in miniatura,  delle primarie) sul favoritissimo Perry. Da ieri i «media» americani lo  dipingono come il nuovo favorito visto che, dopo quello di Zogby , Cain è  risultato in testa anche nell'ultimo sondaggio NBC - Wall Street  Journal . Numeri impressionanti: con Romney stabile al 23% dei consensi  da agosto ad oggi, Cain è schizzato dal 5 al 27% mentre Perry, partito  da uno «stellare» 38%, è precipitato al 16.&lt;br /&gt;È presto per incoronare  un nuovo favorito: di questi tempi, 4 anni fa, era in testa Giuliani. Se  ci si deve esporre, meglio puntare su Romney (che rimane in testa in  altri sondaggi come quello di Reuters ). L'ex governatore del  Massachusetts, benché non amato dagli evangelici perché mormone e  guardato da molti con sospetto per certe sue posizioni altalenanti, è il  candidato che ha condotto la campagna più lineare e rassicurante. Ha  molti fondi elettorali, una solida organizzazione e l'appoggio  dell'«establishment» economico conservatore.&lt;/p&gt; &lt;div id="rectangle right" class="right"&gt;       &lt;img src="http://oas.rcsadv.it/5/corriere.it/esteri/L18/187769374/Bottom1/RCS/PF_COR_ROS_RCT_011011/code_simply_cor_ros_rct.html/6c7a7973465578533849414144776c58?_RM_EMPTY_&amp;amp;kw1=http://www.corriere.it/esteri/11_ottobre_14/repubblicani-cain-nero-obama-gaggi_0410aef6-f627-11e0-abf0-c6818ffd4921.shtml&amp;amp;XE&amp;amp;Category=ATTUALITA&amp;amp;SubCategory=News&amp;amp;tax23_RefDocLoc=http://www.corriere.it/&amp;amp;if_nt_CookieAccept=Y&amp;amp;XE" height="1" width="1" /&gt;  &lt;/div&gt; &lt;p&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Cain è una brutta notizia soprattutto per Perry&lt;/b&gt; perché  «certifica» la sua evanescenza. E anche per la campagna di Obama che  sperava di trovarsi davanti un Romney sfinito da un confronto all'ultimo  sangue col governatore del Texas. Ieri David Axelrod, lo stratega della  campagna democratica, è sceso in campo attaccando direttamente Romney:  non c'è più tempo da perdere.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;  &lt;a rel="author" href="http://www.corriere.it/quotidiano/archivio/massimo_gaggi.shtml"&gt;Massimo Gaggi&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;14 ottobre 2011 13:02&lt;/strong&gt;&lt;span class="copy"&gt;© RIPRODUZIONE RISERVATA&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3314833644155784899-6996323994531829880?l=02amerikia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://02amerikia.blogspot.com/feeds/6996323994531829880/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://02amerikia.blogspot.com/2011/10/i-repubblicani-e-laltro-nero-che.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3314833644155784899/posts/default/6996323994531829880'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3314833644155784899/posts/default/6996323994531829880'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://02amerikia.blogspot.com/2011/10/i-repubblicani-e-laltro-nero-che.html' title='I repubblicani e l&apos;«altro nero» che vorrebbe scalzare Obama'/><author><name>Michele</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04843490705117910881</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='27' height='32' src='http://bp0.blogger.com/_JBoegPxfbNU/R9r2Ljq--yI/AAAAAAAAAH8/dsZyaWA2JAQ/S220/Kant.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3314833644155784899.post-1146835886517822890</id><published>2011-09-05T14:48:00.000-07:00</published><updated>2011-09-05T15:01:32.465-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='banche amerikiane'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Goldman Sachs'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='economia'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='speculazione'/><title type='text'>Contro l’euro c’è una regìa Goldman Sachs</title><content type='html'>&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Articolo tratto dal blog di Federico Rampini su "la Repubblica" (&lt;a href="http://rampini.blogautore.repubblica.it/"&gt;http://rampini.blogautore.repubblica.it&lt;/a&gt;)&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;        &lt;p&gt;Nell’accumularsi di posizioni ribassiste contro alcuni paesi  dell’eurozona rispunta la regìa dei soliti noti: Goldman Sachs. Con  l’aggiunta di un sospetto conflitto d’interesse, perché la stessa banca  di Wall Street ha anche un ruolo di punta come consulente di alcuni  governi europei, Spagna in testa. A sollevare il caso è il Wall Street  Journal con un articolo intitolato “Goldman pessimista: in un rapporto  privato ai clienti dei suoi hedge fund spiega come guadagnare dal  disastro globale”. All’origine c’è un documento di 54 pagine firmato da  uno dei più importanti strateghi della banca, il 57enne Alan Brazil, e  riservato a poche centinaia di grossi investitori istituzionali che sono  i migliori clienti di Goldman Sachs. Il rapporto di Brazil è  estremamente negativo sulle possibilità di salvare l’eurozona dalla  crisi attuale. Fra l’altro stima che le banche europee possono  necessitare di 1.000 miliardi di dollari per ricapitalizzarsi, in  conseguenza delle perdite subite sui titoli di Stato. Non è confortante  neppure l’analisi su altri scenari (poche speranze di ripresa  dell’occupazione Usa; forse insostenibile l’attuale crescita della Cina)  ma è sull’euro che Goldman offre alla clientela Vip una strategia di  speculazione ribassista. Si tratta di prendere una posizione “contro”,  investendo in un indice di credit default swaps il cui valore aumenta se  cadono le azioni delle banche europee. Dove la faccenda si fa  controversa, è nel ruolo che la stessa banca americana ha presso il  governo di Madrid. E’ sempre il Wall Street Journal a ricordarlo:  “Questo rapporto è stato diffuso mentre la Goldman offre i suoi servizi  di consulenza a quei medesimi Stati europei, contro i quali sta  consigliando ai suoi clienti di speculare”. Non più tardi di mercoledì  scorso, per esempio, la Goldman insieme ad altre due banche ha  organizzato a Londra una conferenza col ministro dell’Economia spagnolo,  Jose Manuel Campa. Scopo dell’evento: presentare ai grossi investitori  sulla piazza londinese il piano di austerità del governo di Madrid e  invogliarli così a investire nei titoli spagnoli. Goldman, conferma il  Wall Street Journal, “ha una posizione leader nel collocamento del  debito pubblico spagnolo”. Contro il quale, su un altro fronte,  suggerisce ai Vip strategie d’investimento che puntano al ribasso, o  addirittura alla bancarotta per insolvenza. La presenza di Goldman Sachs  in uno schieramento di investitori che “remano contro” l’euro era già  stata segnalata in un altro contesto: le famose “cene di Manhattan tra  gli hedge fund” segnalate l’8 febbraio scorso, con la partecipazione di  George Soros, avevano coinciso con attacchi coordinati all’euro e la  partecipazione di un trio di grandi banche di Wall Street tra cui la  stessa Goldman. In quanto al conflitto d’interessi, rievoca un analogo  caso sollevato da un’indagine sui mutui subprime. Alla vigilia della  grande crisi del 2008, Goldman aveva venduto ai clienti dei suoi hedge  fund dei “pacchetti ribassisti” a base di credit default swap, per  lucrare su un crollo del mercato immobiliare americano; mentre  contestualmente la stessa Goldman e altre rivali di Wall Street erano  tra gli istituti che “confezionavano” i titoli tossici dei mutui  subprime. Infine nel ruolo di consulente dei governi europei, un  precedente è la polemica sul ruolo di Goldman Sachs al servizio dei  governi greci che “falsificarono” i dati sul deficit forniti alla  Commissione europea.&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3314833644155784899-1146835886517822890?l=02amerikia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://02amerikia.blogspot.com/feeds/1146835886517822890/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://02amerikia.blogspot.com/2011/09/contro-leuro-ce-una-regia-goldman-sachs.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3314833644155784899/posts/default/1146835886517822890'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3314833644155784899/posts/default/1146835886517822890'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://02amerikia.blogspot.com/2011/09/contro-leuro-ce-una-regia-goldman-sachs.html' title='Contro l’euro c’è una regìa Goldman Sachs'/><author><name>Michele</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04843490705117910881</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='27' height='32' src='http://bp0.blogger.com/_JBoegPxfbNU/R9r2Ljq--yI/AAAAAAAAAH8/dsZyaWA2JAQ/S220/Kant.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3314833644155784899.post-6238841448453582168</id><published>2011-08-21T14:53:00.000-07:00</published><updated>2011-09-03T03:32:38.848-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='economia'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='storia'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='destra Usa'/><title type='text'>Torna l’economia-vudù (aiuto!)</title><content type='html'>Articolo tratto da "Estremo Occidente" di Federico Rampini (&lt;a href="http://rampini.blogautore.repubblica.it/"&gt;http://rampini.blogautore.repubblica.it&lt;/a&gt;)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="entrytext"&gt; 								&lt;p&gt;&lt;tt&gt;&lt;img class="alignleft size-full wp-image-4577" src="http://rampini.blogautore.repubblica.it/files/2011/08/220px-Official_Portrait_of_President_Reagan_19811.jpg" alt="220px-Official_Portrait_of_President_Reagan_1981" height="275" width="220" /&gt;&lt;img class="alignleft size-full wp-image-4578" src="http://rampini.blogautore.repubblica.it/files/2011/08/220px-Herbert_Hoover.jpg" alt="220px-Herbert_Hoover" height="273" width="220" /&gt;La nuova economia-vudù: è il revival della&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"reagonomics" o "economia dell'offerta" nella destra repubblicana: è&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;l'idea che dimagrire lo Stato, ridurre le tasse ai ricchi e alle&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;imprese è un toccasana, perché il benessere "rifluisce" dall'alto verso&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;il basso. &lt;/tt&gt;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;tt&gt;(A battezzarla "economia vudù" non fu un democratico bensì Bush padre)&lt;/tt&gt;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;tt&gt;La verità è che questa ideologia non risale&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;a Ronald Reagan bensì a Herbert Hoover, il presidente che ebbe una&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;responsabilità cruciale nella Grande Depressione, e che la destra non&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;ha mai ripudiato. "Quali costi pagherebbero gli americani, se dovesse&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;tornare di moda il pensiero di Hoover?" si chiede il Washington Post.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/tt&gt;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;tt&gt;Perché una seconda recessione ci fa ancora più paura della prima?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Lo spiega il direttore di Fortune, Allan Sloan: questa volta ci&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;sentiamo ancora più vulnerabili perché i governi hanno fatto fiasco&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;nelle terapie contro la prima recessione, e oggi all'origine della&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;ricaduta ci sono proprio loro, gli Stati, che dovrebbero essere la&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;nostra ultima linea di difesa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/tt&gt;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;tt&gt;Ma lo statalismo spunta dove meno te l'aspetti: è tutta dovuta ad&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;assunzioni nel pubblico impiego la crescita economica del Texas, lo&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Stato del candidato repubblicano alle presidenziali Rick Perry che si&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;presenta come un radicale di destra.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/tt&gt;&lt;/p&gt; &lt;div class="fb-like"&gt;&lt;span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3314833644155784899-6238841448453582168?l=02amerikia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://02amerikia.blogspot.com/feeds/6238841448453582168/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://02amerikia.blogspot.com/2011/08/torna-leconomia-vudu-aiuto.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3314833644155784899/posts/default/6238841448453582168'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3314833644155784899/posts/default/6238841448453582168'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://02amerikia.blogspot.com/2011/08/torna-leconomia-vudu-aiuto.html' title='Torna l’economia-vudù (aiuto!)'/><author><name>Michele</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04843490705117910881</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='27' height='32' src='http://bp0.blogger.com/_JBoegPxfbNU/R9r2Ljq--yI/AAAAAAAAAH8/dsZyaWA2JAQ/S220/Kant.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3314833644155784899.post-6256969908481518544</id><published>2011-08-19T04:33:00.000-07:00</published><updated>2011-09-03T03:32:38.862-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='finanza'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='America economia'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='storia'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='destra Usa'/><title type='text'>Rischio recessione come nel ‘37: causata da errori politici</title><content type='html'> 						 			 								&lt;p style="font-style: italic;"&gt;Articolo tratto da "Estremo Occidente" di Federico Rampini (&lt;a href="http://rampini.blogautore.repubblica.it"&gt;http://rampini.blogautore.repubblica.it&lt;/a&gt;)&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Dalla manovra Berlusconi-Tremonti a quella di Nicolas  Sarkozy, fino ai tagli di Barack Obama: stiamo per “rifare un 1937”?  L’allarme viene lanciato da due premi Nobel dell’Economia, Paul Krugman e  Joseph Stiglitz, più un ex ministro economico di Bill Clinton, Robert  Reich, e l’ex consigliera di Obama Christina Romer: i governi  occidentali sposando all’unisono la linea del rigore di bilancio  accelerano la ricaduta nella recessione. Infliggere tagli di spesa e  aumenti di tasse a un’economia già debole, è la ricetta sicura per una  catastrofe. Fu proprio questo l’errore più grave di Franklin Delano  Roosevelt (foto)&lt;img class="alignleft size-full wp-image-4572" src="http://rampini.blogautore.repubblica.it/files/2011/08/220px-FDR_in_1933.jpg" alt="220px-FDR_in_1933" width="220" height="259" /&gt;,  la lezione del 1937: in quell’anno il presidente del New Deal credette  di avere debellato definitivamente la Grande Depressione e cambiò segno  alle sue politiche economiche, tagliando le spese e alzando il prelievo  fiscale. Il 1937 segnò la ricaduta in una recessione grave. Una lezione  dimenticata, salvo che da pochi esperti: tutti sanno cos’è stato il  1929, l’anno del crac di Wall Street che segnò l’inizio di una crisi  decennale, mentre il 1937 non è un anno-simbolo noto alla cultura di  massa. Faremmo meglio a cominciare a studiarlo? Il New York Times dà  voce a un esperto di quell’epoca, lo storico della Grande Depressione  Robert McElvaine. “Analogie e parallelismi con quanto accade oggi sono  forti – dice McElvaine – perché allora come oggi i governi dovevano  decidere se e quando invertire le politiche di spesa e di moneta facile  usate per combattere la crisi iniziale”. Perfino la Federal Reserve, la  banca centrale americana, ha deciso di pubblicare uno studio intitolato  “La recessione del 1937, una parabola istruttiva”. Elaborato  dall’economista François Velde di Chicago, il rapporto della Fed si apre  constatando che “la recessione del 1937 è una lezione da meditare,  interruppe brutalmente la ripresa dopo la Grande Depressione del  1929-33”. Lo stesso presidente della Fed, il banchiere centrale Ben  Bernanke, si è fatto le armi all’università studiando la Grande  Depressione.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Gli avvenimenti della scorsa settimana, in rapida successione, hanno  visto susseguirsi la paralisi politica a Washington per lo scontro  Obama-Congresso sul debito, il downgrading degli Stati Uniti, i timori  sulla solvibilità di diversi Stati membri dell’eurozona, tracolli di  Borsa seguiti da recuperi mozzafiato (ma con un saldo netto negativo).  Le analogie con il 1937 sono numerose. Allora l’indice Dow Jones della  Borsa di New York cadde del 49% in un anno rispetto ai suoi massimi. La  produzione industriale ebbe un crollo del 37%. La disoccupazione salì  dal 14% al 19%. La debolezza della domanda di consumo portò a una  discesa generalizzata dei prezzi: il fenomeno della deflazione.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;A lanciare l’allarme sul rischio di “rifare il 1937” non sono solo  autorevoli economisti di sinistra (Krugman, Reich, Stiglitz) ma anche  delle voci molto ascoltate a Wall Street: come David Bianco che è il  capo delle strategie d’investimento di Bank of America-Merrill Lynch, la  più grossa banca Usa. Secondo Bianco le probabilità che l’economia  americana ricada in una recessione sono salite all’80%. “La fiducia è  scossa, sta cadendo molto velocemente”, dice Bianco. La somiglianza  principale con il 1937 riguarda proprio il segno della politica  economica dei governi. Fino a quell’anno, Roosevelt aveva adottato delle  politiche fortemente espansive, il cui simbolo più noto sono le grandi  opere pubbliche lanciate all’insegna del New Deal. La strategia  rooseveltiana ricalcava la teoria dell’economista britannico John  Maynard Keynes: quando la crescita è paralizzata per mancanza di domanda  (consumi, investimenti), allora lo Stato deve svolgere un ruolo di  supplenza, deve intervenire con le sue spese a riempire il vuoto di  domanda privata, senza preoccuparsi dei deficit. Roosevelt aveva anche  inaugurato un “cantiere sociale”, la costruzione del primo sistema  previdenziale garantito dallo Stato a tutti gli americani (Social  Security), un pilastro del Welfare fino ad oggi. Per effetto delle sue  manovre energiche di spesa pubblica, il debito federale degli Stati  Uniti era aumentato dal 16% del Pil nel 1929 al 40% del Pil nel 1936  (ancora basso rispetto ai livelli attuali, ma la progressione rispetto  al punto di partenza era stata formidabile). La ricetta keynesiana  applicata da Roosevelt aveva funzionato: tra il 1933 e il 1936 la  crescita americana era ripartita alla grande, con tassi di aumento del  Pil del 9% annuo, che oggi diremmo “cinesi”. Ma nel 1937 gran parte  della classe politica americana – repubblicani e democratici – incitava  il presidente a togliere il piede dal pedale dell’acceleratore. Avendo  ritrovato la crescita, era ora che l’Amministrazione si occupasse di  rimettere in ordine i conti pubblici. Roosevelt cedette a quelle  pressioni, proprio come Obama ha dovuto scendere a patti con la destra  che oggi ha la maggioranza alla Camera. Improvvisamente la Casa Bianca  cambiò le sue priorità. Nel 1937 decise di tagliare di colpo le spese  pubbliche, interrompendo molti programmi del New Deal. Aumentò le tasse,  istituendo anche un’addizionale per la Social Security. Il gettito  fiscale aumentò in misura spettacolare, del 66% in un anno. Una stangata  senza precedenti, anche se con elementi di equità sociale molto  pronunciati: l’aliquota sui redditi oltre un milione di dollari salì dal  59% al 75% (mentre nell’America di oggi, grazie a George Bush, è al  35%). L’effetto sull’economia reale fu immediato e nefasto: l’America  ripiombò di colpo nelle sofferenze della Grande Depressione. Ne sarebbe  uscita solo due anni dopo, e forse per il contributo decisivo dato dal  boom delle spese militari nella seconda guerra mondiale.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Non tutti danno la stessa interpretazione di quella fatidica annata,  il 1937. Anche in questo caso c’è una lettura di sinistra e una di  destra. I repubblicani, rispolverando le opere del loro profeta Milton  Friedman, sostengono che la vera colpevole della ricaduta fu la Fed: la  banca centrale avviò una stretta monetaria per paura dell’inflazione, le  banche razionarono il credito. Se anche fosse vero, la Fed di oggi è al  riparo da questa accusa. La banca centrale americana, come la sua  consorella Bce, mantengono dei tassi d’interesse molto bassi. La Fed ha  promesso ai mercati che terrà addirittura il “tasso zero” fino al 2013;  la Bce ha avviato la settimana scorsa acquisti di titoli pubblici  italiani e spagnoli, che oltre a combattere la paura del default hanno  come effetto la creazione di liquidità. Dunque, almeno i banchieri  centrali non stanno operando contro la ripresa, non è colpa loro se  “rifacciamo il 1937”.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Gli studiosi più autorevoli della Grande Depressione sono comunque  convinti che il 1937 ebbe un’altra causa. “E’ chiaro – dice McElvaine –  che la causa della ricaduta in recessione furono i tagli di spesa decisi  anzitempo da Roosevelt”. Un’altra esperta di quel periodo storico è  Christina Romer, che oggi è tornata a insegnare all’università di  Berkeley dopo essere stata alla guida del Council of Economic Advisors,  il gruppo di economisti consiglieri di Obama. “Dopo una crisi economica –  dice la Romer – è forte la voglia di dichiarare vittoria e tornare alla  normalità. Ma bisogna resistere a quella tentazione”. In realtà la  Romer ha lasciato la Casa Bianca perché la sua linea è stata sconfitta  dai “rigoristi”. Quasi nessuno oggi nel ceto politico americano vuole  ascoltare i moniti sulla lezione del 1937. Da quando nell’opinione  pubblica ha iniziato a soffiare il vento di destra del Tea Party, le  parole d’ordine sono “dimagrire lo Stato”. La sinistra democratica  accusa Obama di essere un leader debole, troppo incline al compromesso  con l’avversario. Ma chi invoca l’esempio di Roosevelt – riesumato da  molti progressisti come “l’anti-Obama” – dimentica che il padre del New  Deal era un pragmatico, pronto a cambiare le sue politiche. Anche  troppo, come dimostra l’errore fatale del 1937. La destra repubblicana  ha dalla sua un argomento forte: il “New Deal di Obama”, oltre 700  miliardi di spesa pubblica varati nel gennaio 2009 per sostenere la  crescita, non ha impedito un tasso di disoccupazione del 9%. La spesa  pubblica ha perso l’efficacia che aveva ai tempi di Roosevelt, quando si  partì da livelli di debito molto più bassi? A sinistra i Krugman,  Stiglitz e Reich, così come la Romer, sostengono l’esatto contrario: lo  stimolo alla crescita varato nel 2009 fu insufficiente, e oggi ce ne  vorrebbe un altro. Su Obama, così come su tutti i governanti europei che  stanno facendo scelte analoghe, pesa anche il vincolo dei mercati. Dal  downgrading di Standard &amp;amp; Poor’s fino ai sussulti di paura su Italia  e Francia, l’opinione dominante era che i mercati chiedessero austerità  e tagli ai deficit. Poi improvvisamente sulle Borse si è allungata  minacciosa l’ombra del “double dip”, il doppio tuffo nella recessione.  Il dilemma attuale se siano più urgenti le stangate fiscali, o la lotta  alla disoccupazione, non dovrebbe comunque essere lasciato al giudizio  dei mercati finanziari.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt; &lt;div class="fb-like"&gt;&lt;span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;a href="http://rampini.blogautore.repubblica.it/category/storia/" title="Visualizza tutti gli articoli in storia" rel="category tag"&gt;&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3314833644155784899-6256969908481518544?l=02amerikia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://02amerikia.blogspot.com/feeds/6256969908481518544/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://02amerikia.blogspot.com/2011/08/rischio-recessione-come-nel-37-causata.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3314833644155784899/posts/default/6256969908481518544'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3314833644155784899/posts/default/6256969908481518544'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://02amerikia.blogspot.com/2011/08/rischio-recessione-come-nel-37-causata.html' title='Rischio recessione come nel ‘37: causata da errori politici'/><author><name>Michele</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04843490705117910881</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='27' height='32' src='http://bp0.blogger.com/_JBoegPxfbNU/R9r2Ljq--yI/AAAAAAAAAH8/dsZyaWA2JAQ/S220/Kant.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3314833644155784899.post-866698662327071444</id><published>2011-08-06T08:44:00.000-07:00</published><updated>2011-09-03T03:32:38.879-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='economia'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Rating'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Standard and Poor&apos;s'/><title type='text'>Debito Usa, S&amp;P abbassa il rating Vertice telefonico dei G7</title><content type='html'>Articolo tratto da "la Repubblica" (http://www.repubblica.it)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;       &lt;h3&gt;Decisione storica dell'agenzia di rating che abbassa la  valutazione ad a AA+. I titoli di stato americani perdono la massima  valutazione per la prima volta nella storia: "Piano di risanamento non  adeguato". Ma per il tesoro Usa c'è un errore di 2000 miliardi. La Cina  chiede subito la soluzione dei problemi: "Finiti i giorni in cui zio Sam  poteva sperperare". Governatori e ministri delle Finanze in conference  call sulla crisi&lt;/h3&gt;         &lt;div class="sidebar"&gt;             &lt;p&gt;                             &lt;img src="http://www.repubblica.it/images/2011/08/06/030218082-0fde7adc-c6da-493d-b4e6-70a51fcc14a1.jpg" alt="Debito Usa, S&amp;amp;P abbassa il rating  Vertice telefonico dei G7" title="Debito Usa, S&amp;amp;P abbassa il rating  Vertice telefonico dei G7" height="335" width="300" /&gt;                             &lt;span&gt;Il Congresso Usa&lt;/span&gt;                         &lt;/p&gt;                     &lt;/div&gt;     &lt;strong&gt;NEW YORK &lt;/strong&gt;- Per la prima volta nella storia, il  debito sovrano degli Stati Uniti subisce un abbassamento del rating ad  opera di Standard &amp;amp; Poor's. La valutazione AAA è stata abbassata di  un gradino, a AA+, con un outlook che rimane negativo. La decisione è  arrivata per "i rischi politici" che derivano dall'insufficienza degli  interventi sul debito. "Il piano di risanamento - scrive S&amp;amp;P - non è  adeguato a quanto sarebbe necessario per stabilizzare nel medio-termine  il debito. L'efficacia, la stabilità e la prevedibilità della politica  americana si è indebolita in un momento" in cui le sfide fiscali ed  economiche aumentano. Un altro taglio, spiega ancora l'agenzia, potrebbe  maturare nell'arco dei prossimi 12 o 18 mesi in mancanza di "correzioni  solide".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Immediata la reazione della Cina che condanna la  "miope" disputa politica avutasi negli Usa sul debito. "La Cina, il più  grande creditore dell'unica superpotenza mondiale, ha tutto il diritto -  si legge in un durissimo commento diffuso dall'agenzia Nuova Cina - di  chiedere oggi agli Stati Uniti la soluzione dei problemi di debito  strutturali e garantire la sicurezza degli asset cinesi denominati in  dollari".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La decisione era nell'aria da tempo, nonostante  l'accordo sul tetto del debito degli Stati Uniti faticosamente raggiunto  e divenuto legge martedì scorso. Ma lo scenario che si apre è ancor più  confuso, e per mettere a punto una strategia i ministri finanziari   e i  governatori delle banche centrali dei paesi del G7 terranno oggi una  riunione telefonica per discutere delle misure volte a stabilizzare la  volatilità dei mercati innescata dai timori sul debito europeo. La  proposta, secondo quanto riporta l'agenzia Dow Jones citando fonti  finanziarie della giapponese Jiji Press, sarebbe partita dalla Francia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E  proprio il clima di confusione e tensione fra leader repubblicani e  democratici al Congresso che ha preceduto l'accordo sul tetto del debito  avrebbe indotto S&amp;amp;P al downgrade dalla AAA, il massimo, alla AA+.   "L'innalzamento del tetto del debito è arrivato troppo tardi", ha detto   John Chambers, presidente del comitato di valutazione di S&amp;amp;P: "Se   fossero intervenuti prima, il rating non sarebbe stato abbassato".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L'annuncio  è arrivato al termine di uno scambio con il Tesoro  americano che,  avendo esaminato in anticipo la bozza della decisione, ha trovato   errori per almeno 2000 miliardi di dollari. L'agenzia ha inviato la  bozza della decisione al Tesoro alle 13.30, le 19.30 italiane. Gli  economisti l'hanno esaminata e hanno trovato errori nel modo in cui  S&amp;amp;P teneva conto dei dati delle spese discrezionali del  Congressional Budget Office, l'organismo indipendente incaricato di  fornire analisi agli eletti. Il Tesoro ha replicato alle 16, le 22  italiane, e S&amp;amp;P ha confermato il downgrade alle 20.20, ore 2.20  italiane.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Una decisione senza precedenti. &lt;/strong&gt;È la  prima volta nella Storia che gli Usa si vedono ridurre il grado di  affidabilità da una delle tre principali agenzie di rating, affidabilità  che ora è inferiore a quello della Germania, della Francia o del  Canada. Secondo gli analisti, la decisione di Standard &amp;amp; Poor's  potrebbe avere un effetto più psicologico che pratico. Moody's e Fitch  hanno mantenuto il rating di tripla A per gli Stati Uniti e il downgrade  di una sola agenzia è più gestibile. Ma il taglio del rating potrebbe  avere ripercussioni  su aziende e Stati a rischio downgrade, per i quali  i costi di finanziamento potrebbero salire. La maggiore preoccupazione è  verificare se la decisione avrà un impatto sull'appetito degli  investitori esteri per il debito americano. Nel 1945 i creditori esteri  detenevano solo l'1% del debito americano, ora ne controllano il 46%.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;La presa di posizione della Fed. &lt;/strong&gt;Il  downgrade di Standard &amp;amp; Poor's non cambia le operazioni  condotte  tramite la finestra del tasso di sconto della Fed e le  operazioni a  mercato aperto. Lo ha comunicato la Fed, sottolineando che il  downgrade  non ha implicazioni sul trattamento dei titoli di stato  americani,  Treasury, usati dalle banche.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;La posizione della Cina.&lt;/strong&gt;  La Cina, il maggior paese creditore degli Stati Uniti, aveva accolto  con freddezza l'adozione del piano per evitare il default Usa,  denunciando il protrarsi del problema dell'enorme debito sovrano. "I  giorni in cui lo zio Sam, piegato dai debiti, poteva facilmente  dilapidare quantità infinite di prestiti stranieri sono ormai contati",  si legge nel comunicato di &lt;em&gt;Nuova Cina&lt;/em&gt;. La cancellazione della tripla A per gli Stati Uniti è "un ammonimento", scrive &lt;em&gt;Nuova Cina&lt;/em&gt;  nel suo severo giudizio sullo stato delle finanze americano. L'agenzia  di rating cinese Dagong, che non ha la stessa credibilità delle sue  concorrenti anglossassoni, ha anch'essa abbassato il suo giudizio da A+  ad A con una prospettiva negativa.                     &lt;p class="disclaimer clearfix"&gt;         &lt;span&gt;(06 agosto 2011)&lt;/span&gt;                  &lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3314833644155784899-866698662327071444?l=02amerikia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://02amerikia.blogspot.com/feeds/866698662327071444/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://02amerikia.blogspot.com/2011/08/debito-usa-s-abbassa-il-rating-vertice.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3314833644155784899/posts/default/866698662327071444'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3314833644155784899/posts/default/866698662327071444'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://02amerikia.blogspot.com/2011/08/debito-usa-s-abbassa-il-rating-vertice.html' title='Debito Usa, S&amp;amp;P abbassa il rating Vertice telefonico dei G7'/><author><name>Michele</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04843490705117910881</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='27' height='32' src='http://bp0.blogger.com/_JBoegPxfbNU/R9r2Ljq--yI/AAAAAAAAAH8/dsZyaWA2JAQ/S220/Kant.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3314833644155784899.post-7986354626052299379</id><published>2011-07-28T08:51:00.000-07:00</published><updated>2011-09-03T03:32:38.898-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='economia'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='ambiente'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='carbone'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='West Coast'/><title type='text'>West Coast, pugno duro contro il carbone</title><content type='html'>&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Articolo tratto dal blog di Federico Rampini (&lt;a href="http://rampini.blogautore.repubblica.it/"&gt;http://rampini.blogautore.repubblica.it&lt;/a&gt;)&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;                &lt;p&gt;Giro  di vite contro le centrali a carbone su tutta la West  Coast. Entra in  vigore una nuova normativa che impone pesanti controlli e  limitazioni  su tutte le centrali a carbone, una riforma legata  all’obiettivo di  migliorare la qualità dell’aria nei 156 parchi  nazionali. Un caso di  riforma che si auto-finanzia: i costi per le  centrali sono 1,5 miliardi  ma la riduzione dei danni avrà benefici per 8  miliardi.&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3314833644155784899-7986354626052299379?l=02amerikia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://02amerikia.blogspot.com/feeds/7986354626052299379/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://02amerikia.blogspot.com/2011/07/west-coast-pugno-duro-contro-il-carbone.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3314833644155784899/posts/default/7986354626052299379'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3314833644155784899/posts/default/7986354626052299379'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://02amerikia.blogspot.com/2011/07/west-coast-pugno-duro-contro-il-carbone.html' title='West Coast, pugno duro contro il carbone'/><author><name>Michele</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04843490705117910881</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='27' height='32' src='http://bp0.blogger.com/_JBoegPxfbNU/R9r2Ljq--yI/AAAAAAAAAH8/dsZyaWA2JAQ/S220/Kant.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3314833644155784899.post-1386713451733876968</id><published>2011-07-13T14:30:00.000-07:00</published><updated>2011-09-03T03:32:38.911-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='1984'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='iride'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='identificazione'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='iPhone'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Polizia'/><title type='text'>Un iPhone per identificare: è rivolta contro la polizia</title><content type='html'>&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Articolo tratto da "la Repubblica" (&lt;a href="http://www.repubblica.it"&gt;http://www.repubblica.it&lt;/a&gt;)&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;        &lt;h3&gt;Nei prossimi mesi le forze dell'ordine di molti Stati si  doteranno di un'apparecchiatura in grado di confrontare i volti,  e in  futuro l'iride, delle persone fermate per un controllo con i database  della centrale. Una rivoluzione che spaventa i difensori della privacy e  gli agenti stessi &lt;em class="author"&gt;dal nostro inviato ANGELO AQUARO&lt;/em&gt;&lt;/h3&gt;         &lt;div class="sidebar"&gt;                          &lt;p&gt;                             &lt;img src="http://www.repubblica.it/images/2011/07/13/190715399-841ee1ee-f0de-4f93-804e-014b27d2ce72.jpg" alt=" Un iPhone per identificare è rivolta contro la p olizia" title=" Un iPhone per identificare è rivolta contro la p olizia" height="187" width="300" /&gt;                             &lt;span&gt;L'applicazione in funzione&lt;/span&gt;                         &lt;/p&gt;                     &lt;/div&gt;     &lt;strong&gt;NEW YORK&lt;/strong&gt; - "Permette una foto? E' per la fedina  penale...". Al ritorno dalle vacanze gli americani troveranno una  sorpresa. Dall'Arizona al Massachusetts, migliaia di poliziotti sono  pronti a riceverli con una macchinetta fotografica speciale. A vederla  sembra un giocattolino. Si applica all'iPhone ed è alta un paio di  centimetri. Ma è un vero e proprio computer e trasmettitore: che  confronta la foto del malcapitato di turno con le decine di migliaia  presenti nei casellari giudiziari degli States.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il riconoscimento  facciale è l'ultima frontiera dell'hi-tech. Ma l'uso che i poliziotti  s'apprestano a farne già solleva polemiche su polemiche. Negli Usa non è  obbligatorio circolare con una carta di riconoscimento. E i difensori  della privacy e dei diritti civili sono ovviamente insorti. Gli stessi  poliziotti frenano. Lo sceriffo Joseph McDonald, di Plymouth County,  Massachusetts, ha dato direttive severissime ai suoi uomini. La  superfoto dev'essere usata solo nel caso di "ragionevole sospetto": non  si possono mica "buttare via duecento anni di legge costituzionale".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Certo  la macchinetta realizzata da una compagnia proprio di Plymouth, BI2  Technologies, ha buttato via dieci anni di figuracce. Il riconoscimento  elettronico facciale era sembrata l'arma fine di mondo all'indomani  dell'11 settembre. E il primo a dotarsi di una tecnologia simile fu  proprio quell'aeroporto Logan di Boston in cui si imbarcarono senza  destare sospetti i kamikaze delle Torri gemelle. Peccato che alla  macchinetta   installata un anno dopo, 2002, fu quasi subito staccata la  spina: non era stata capace di riconoscere i volti mica dei sospetti,  ma degli stessi impiegati.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Da allora la tecnologia è migliorata  eccome. Riconoscimento facciale e dell'iride sono la nuova frontiera dei  controlli. Quello dell'iride per ora accompagna ma presto potrebbe  addirittura soppiantare le impronte digitali: un mercato in cui  complessivamente, dice il Wall Street Journal, oggi circolano 4,3  miliardi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Del resto sono sempre di più, dagli Usa in giù, gli  stati in cui il controllo degli occhi viene usato alla dogana. Dice il  capo di BI2, Sean Mullin, che le foto dei sospetti vengono confrontate  con quelle presenti negli archivi degli uffici di polizia che si sono  dotati delle macchinette: un pugno di Stati per un ordine di 7mila  apparecchi in arrivo appunto per l'autunno. Ma nei piani c'è l'accesso  agli immensi database dell'Fbi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il riconoscimento facciale  naturalmente è una prospettiva tecnologica che non alletta soltanto le  forze dell'ordine. La macchinetta, dicono a Plymouth, potrebbe essere  utile per esempio nel campo sanitario. Ma il fenomeno è l'ultimo grido  soprattutto dei social network. Facebook ha lanciato un sistema che  permette di rintracciare i propri amici utilizzando appunto le foto: ed è  ovviamente interno alla piattaforma.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Google stava lavorando a  qualcosa del genere ma il presidente Eric Schmidt ha annunciato di aver  fermato il progetto fino a quando non saranno risolti i problemi di  privacy. Oggi funziona già per gli oggetti: fai una foto e dal  telefonino al web confronti l'oggetto con quelli presenti per esempio su  Google Images. O negli archivi dei supermarket virtuali, da Amazon in  più, che saranno lietissimi di propinarti una proposta d'acquisto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma  il riconoscimento facciale va oltre. Pensate a quanti tipo di usi  sarebbero possibili, più o meno legali. Prendi la foto di un tizio e  grazie agli archivi del web ti scorre tutta la sua vita: come nella  vecchia sigla dei telefilm "Attenti a quei due". Fedina penale? Potrebbe  venir fuori di tutto. Chi è senza peccato scatti la prima foto.                     &lt;p class="disclaimer clearfix"&gt;         &lt;span&gt;(13 luglio 2011)&lt;/span&gt;                  © Riproduzione riservata     &lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3314833644155784899-1386713451733876968?l=02amerikia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://02amerikia.blogspot.com/feeds/1386713451733876968/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://02amerikia.blogspot.com/2011/07/un-iphone-per-identificare-e-rivolta.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3314833644155784899/posts/default/1386713451733876968'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3314833644155784899/posts/default/1386713451733876968'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://02amerikia.blogspot.com/2011/07/un-iphone-per-identificare-e-rivolta.html' title='Un iPhone per identificare: è rivolta contro la polizia'/><author><name>Michele</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04843490705117910881</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='27' height='32' src='http://bp0.blogger.com/_JBoegPxfbNU/R9r2Ljq--yI/AAAAAAAAAH8/dsZyaWA2JAQ/S220/Kant.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3314833644155784899.post-8427107482460641323</id><published>2011-07-10T08:15:00.000-07:00</published><updated>2011-09-03T03:32:38.928-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='spazio extra-terrestre'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='astronauti'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Marte'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='NASA'/><title type='text'>Obama agli americani: andiamo su Marte</title><content type='html'>&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Articolo tratto da "Sky" (&lt;a href="http://tg24.sky.it/"&gt;http://tg24.sky.it&lt;/a&gt;)&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;h2 class="sottotitolo"&gt;Il presidente degli Stati Uniti: "Mi  aspetto di vedere lo sbarco entro il 2035. Cominceremo mandando  astronauti su un asteroide per la prima volta nella storia". L'8 luglio  il lancio dell'ultimo shuttle&lt;/h2&gt;                        &lt;table class="table552"&gt;             &lt;tbody&gt;&lt;tr&gt;              &lt;td class="bkgSeparatore_1"&gt;&lt;span class="testoCategoria"&gt;09 luglio, 2011&lt;/span&gt;&lt;/td&gt;             &lt;/tr&gt;            &lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;                                    &lt;img style="width: 517px; height: 323px;" src="http://static.sky.it/static/contentimages/original/sezioni/tg24/mondo/2011/07/09/vulcani_marte.jpg" alt="marte, obama" title="marte, obama" class="imgArticolo" /&gt;                                   &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Insieme  alle congratulazioni per il "lancio perfetto" e gli auguri di buon  lavoro all'equipaggio dello Shuttle Atlantis, dal presidente degli Stati  Uniti, Barack Obama, è arrivata, "per gli uomini e le donne della  Nasa", una nuova missione: "Portare gli americani su Marte".&lt;br /&gt;Il presidente Usa ha rilanciato &lt;a href="http://tg24.sky.it/tg24/mondo/2010/04/16/obama_marte.html" target="_self"&gt;la scommessa che aveva già fatto nell'aprile del 2010&lt;/a&gt;,  nel momento in cui decollava l'ultima missione dello Shuttle, lasciando  di fatto gli Stati Uniti senza un vettore di trasporto umano orbitale,  almeno fino all'arrivo delle prossime futuristiche navette del 'Ccdev2'.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"Questo è l'ultimo volo dello shuttle (&lt;a href="http://tg24.sky.it/tg24/mondo/2011/07/08/lanciato_ultimo_shuttle_atlantis_cape_canaveral_iss_spazio.html" target="_self"&gt;guarda il video&lt;/a&gt;, &lt;em&gt;ndr&lt;/em&gt;)  - ha scritto Obama nel messaggio alla Nasa - ma oggi si apre anche una  nuova era capace di spingerci verso le autentiche frontiere  dell'esplorazione e delle scoperte nello spazio. Daremo impulso a nuovi  progressi nella scienza e nella tecnologia. Miglioreremo la conoscenza,  la formazione e l'innovazione e la crescita economica. E io ho dato agli  uomini e alle donne della Nasa una nuova ambiziosa missione, quella di  superare nuovi limiti nell'esplorazione spaziale, fino ad arrivare a  mandare degli americani su Marte. So che sono all'altezza della sfida e  intendo rimanere a vedere come va a finire".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per Obama,  quindi, dopo l'era dello shuttle comincia un nuovo capitolo della  preminenza degli Stati Uniti in campo spaziale. Già nell'aprile del 2010  Obama aveva rassicurato la Nasa sulle intenzioni della sua  amministrazione sul programma spaziale.&lt;br /&gt;Dati i costi, si cercheranno  altre fonti di finanziamento, aprendo al settore privato, ma "lo sbarco  su Marte avverrà e io mi aspetto di vederlo. Entro il 2035", aveva  azzardato durante una visita a Cape Canaveral.&lt;br /&gt;Aggiungendo:  "Cominceremo mandando astronauti su un asteroide per la prima volta  nella storia. Entro la metà del decennio del 2030 credo che potremo  mandare esseri umani nell'orbita di Marte e farli ritornare sani e salvi  sulla Terra".&lt;table class="table552"&gt;               &lt;tbody&gt;&lt;tr&gt;                &lt;td class="testoCategoria" width="444"&gt;I vulcani di Marte&lt;/td&gt;                &lt;td class="bkgBox_1" id="bkgBoxFoto"&gt;&lt;a href="http://tg24.sky.it/tg24/album/cartoline_spazio.html" class="linkArticolo_1" title="Guarda la Fotogallery"&gt;&lt;img src="http://static.sky.it/static/images/sito/spacer.gif" alt="" class="floatL" height="15" width="28" /&gt;Guarda&lt;br /&gt;la Fotogallery&lt;/a&gt;&lt;/td&gt;               &lt;/tr&gt;               &lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3314833644155784899-8427107482460641323?l=02amerikia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://02amerikia.blogspot.com/feeds/8427107482460641323/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://02amerikia.blogspot.com/2011/07/obama-agli-americani-andiamo-su-marte.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3314833644155784899/posts/default/8427107482460641323'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3314833644155784899/posts/default/8427107482460641323'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://02amerikia.blogspot.com/2011/07/obama-agli-americani-andiamo-su-marte.html' title='Obama agli americani: andiamo su Marte'/><author><name>Michele</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04843490705117910881</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='27' height='32' src='http://bp0.blogger.com/_JBoegPxfbNU/R9r2Ljq--yI/AAAAAAAAAH8/dsZyaWA2JAQ/S220/Kant.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3314833644155784899.post-1871746170387395291</id><published>2011-06-13T04:40:00.000-07:00</published><updated>2011-09-03T03:32:38.944-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Informatica'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Libertà'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Hacker'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Dittatura'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Democrazia'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Internet'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Terra'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Mondo'/><title type='text'>Nasce internet-ombra per i dissidenti il piano di Obama contro i dittatori</title><content type='html'>Articolo tratto da "La Repubblica" (http://www.repubblica.it)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;        &lt;h3&gt;Washington finanzia un progetto di reti parallele per  telefonia e Wifi. Tecnologia contro la censura: è la strategia studiata  dopo la rivolta in Egitto. Il primo obiettivo è il sostegno agli  oppositori dei regimi in Iran, Siria e Libia&lt;/h3&gt;         &lt;div class="sidebar"&gt;                          &lt;p&gt;                             &lt;img src="http://www.repubblica.it/images/2011/06/13/053837922-3f8d264f-4b33-40ee-bd7b-eb8c43004654.jpg" alt="Nasce internet-ombra per i dissidenti il piano di Obama contro i dittatori" title="Nasce internet-ombra per i dissidenti il piano di Obama contro i dittatori" height="416" width="300" /&gt;                             &lt;span&gt;Barack Obama&lt;/span&gt;                         &lt;/p&gt;                     &lt;/div&gt;     &lt;em class="author"&gt;dal nostro corrispondente FEDERICO RAMPINI&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;NEW  YORK - Sembra un incrocio tra James Bond, la fantascienza di Philip  Dick, e WikiLeaks: una banale valigetta, con dentro computer portatili e  telefonini, capace di by-passare i server Internet. Sembra un incrocio  tra James Bond, la fantascienza di Philip Dick, e WikiLeaks: una banale  valigetta, con dentro computer portatili e telefonini, capace di  by-passare i server Internet, attivare reti di comunicazione parallele  che resistono ad ogni blackout di regime e censura di Stato. È un  progetto che nasce con l'avallo autorevole di Barack Obama. L'hanno  chiamata "Operazione Internet Invisibile", o anche "la Rete-ombra". È  dai tempi della guerra fredda che l'America non progettava un'offensiva  clandestina così ambiziosa e a vasto raggio. Stavolta però non c'entra  la Cia, e al posto di generali golpisti gli alleati stranieri da aiutare  sono dissidenti pacifici e disarmati.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Obama e Hillary Clinton  tengono fede alla promessa di usare le nuove tecnologie a sostegno dei  movimenti antiautoritari: dal mondo arabo ai militanti cinesi per i  diritti umani. Ma nessuno immaginava che dietro i proclami ufficiali di  Washington si stesse muovendo una miriade di esperti in tecnologie,  giovani hacker, in grado di montare già oggi raffinate operazioni  anti-censura. Una Santa Alleanza in nome delle rivolte democratiche  unisce la Casa Bianca e un esercito di giovani esperti auto-definitosi  "movimento delle tecnologie alternative", fino a ieri più &lt;div class="adv adv-middle-inline"&gt;           &lt;/div&gt;  vicino a Julian Assange che al governo di Washington. A  rivelarlo è uno scoop del New York Times, risultato di mesi di lavoro,  interviste e "soffiate" da alcune gole profonde che collaborano con il  Dipartimento di Stato. La stessa Clinton conferma indirettamente al New  York Times queste rivelazioni. "Sempre più numerosi - dice il segretario  di Stato - sono coloro che nel mondo intero usano Internet, i cellulari  e altre tecnologie per far sentire le loro voci, protestare contro le  ingiustizie. È una storica opportunità, un cambiamento positivo, che  l'America deve sostenere. Perciò stiamo facendo il possibile per  aiutarli a comunicare tra loro, con le loro comunità, e con il mondo  intero".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Centinaia di milioni di dollari sono stanziati per  finanziare la versione aggiornata al XXI secolo di quel che erano la  Voice of America o Radio Free Europe prima della caduta del Muro di  Berlino. Non è una novità che gli Stati Uniti aiutino i dissidenti  democratici, in passato avevano messo a disposizione degli attivisti  umanitari cinesi dei software che consentono di navigare online  dissimulando la propria identità. Ma l'"Internet Invisibile" apre una  dimensione nuova. Il progetto è più ambizioso di tutti i precedenti  perché punta ad aggirare i server di Stato, l'Internet che usiamo tutti i  giorni, che può essere manipolato, controllato, perfino "chiuso" da  governi autoritari. La necessità di costruire delle Reti parallele,  clandestine e non individuabili, per gli americani è nata anzitutto nel  teatro di guerra afgano. Perfino in un paese arretrato come  l'Afghanistan, gran parte della popolazione ormai comunica con i  cellulari. Ma le "torri" dei ripetitori usate per la telefonìa mobile  sono un bersaglio facile per i talebani, che riescono a sabotarle o a  prenderne il controllo. Così è partito il primo progetto di reti mobili  alternative, invisibili e difficilmente attaccabili, con un budget di  ricerca di 50 milioni dal Pentagono.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La sua applicazione al  servizio della "primavera araba" è recente. Washington ha visto Hosni  Mubarak entrare in azione con un blackout generale di Internet, negli  ultimi giorni della dittatura. Di colpo le armi usate dai giovani di  Piazza Tahirir, cioè Facebook e Twitter, rischiavano di essere  inutilizzabili. È lì che la Casa Bianca e il Dipartimento di Stato hanno  messo assieme quella che il New York Times descrive come  "un'improbabile alleanza di diplomatici, ingegneri militari, giovani  informatici e dissidenti da una dozzina di paesi diversi" per cooperare  al grande progetto. Tra i protagonisti c'è Sascha Meinrath, direttore  della Open Technology Initiative, un'autorità fra i teorici della  "liberazione attraverso le tecnologie". Con lui collaborano lo hacker  Thomas Gideon, e un esperto di sicurezza contro i cyber-attacchi, Dan  Meredith. La media di età non supera i trent'anni. Si ritrovano in un  anonimo palazzo di uffici sulla L Street di Washington, e lavorano alla  costruzione di un "mesh network", o tecnologia "reticolare", che sfrutta  la potenza di gadget diffusi e decentrati per mettere "in rete"  comunicazioni che by-passano l'Internet tradizionale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La  valigetta 24 ore con laptop e cellulari che consente di costruirsi un  "Internet fatto in casa, portatile", è una delle creature di questo  progetto. Collin Anderson, 26enne ricercatore delle "tecnologie della  liberazione" del North Dakota, specialista dell'Iran, ha cominciato ad  appassionarsi a questa sfida nel 2009, quando Teheran dimostrò di poter  chiudere l'accesso a Internet durante le rivolte popolari contro i  brogli elettorali. "Quell'episodio - spiega Anderson - ha dimostrato che  non basta padroneggiare Facebook e YouTube, bisogna avere canali  alternativi, che circumnavigano gli snodi di comunicazione e saltano  direttamente fuori dal paese". Un altro progetto finanziato dal  Dipartimento di Stato usa la tecnologia Bluetooth per trasmettere  immagini - per esempio della repressione poliziesca contro una protesta -  saltando direttamente da un telefonino all'altro senza usare le reti  telefoniche di Stato, bensì sfruttando un "network civico fidato",  parallelo. La valigetta portatile, con tanto di manuale per l'uso  tradotto in decine di lingue per non addetti ai lavori, include  microantenne Wifi, chiavette e cd con software per crittare le  comunicazioni, cavi Ethernet. Un solo pc basta a governare l'intero  sistema. "Sarà una sfida per qualsiasi governo, riuscire a controllare  un sistema così", dice Aaron Kaplan, un esperto austriaco di  cyber-sicurezza.                     &lt;p class="disclaimer clearfix"&gt;         &lt;span&gt;(13 giugno 2011)&lt;/span&gt;                  © Riproduzione riservata     &lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3314833644155784899-1871746170387395291?l=02amerikia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://02amerikia.blogspot.com/feeds/1871746170387395291/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://02amerikia.blogspot.com/2011/06/nasce-internet-ombra-per-i-dissidenti.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3314833644155784899/posts/default/1871746170387395291'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3314833644155784899/posts/default/1871746170387395291'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://02amerikia.blogspot.com/2011/06/nasce-internet-ombra-per-i-dissidenti.html' title='Nasce internet-ombra per i dissidenti il piano di Obama contro i dittatori'/><author><name>Michele</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04843490705117910881</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='27' height='32' src='http://bp0.blogger.com/_JBoegPxfbNU/R9r2Ljq--yI/AAAAAAAAAH8/dsZyaWA2JAQ/S220/Kant.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3314833644155784899.post-1952048932849998326</id><published>2011-06-06T06:17:00.000-07:00</published><updated>2011-09-03T03:32:38.961-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Stati Uniti d&apos;America'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Markus Brunnermeier'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Politica monetaria'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Ben Bernanke'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Ardagh'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Wall Street'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Mickey Levy'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Borsa Valori'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Fed'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Alan Greenspan'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Bank of America'/><title type='text'>Stati Uniti, la fabbrica delle «bolle»</title><content type='html'>Articolo tratto da "Il sole 24 ore" (http://www.ilsole24ore.com)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;p class="by-line"&gt; &lt;span style="font-weight: bold;" id="firma_linked"&gt;Morya Longo&lt;/span&gt; &lt;span class="time-stamp"&gt;05 giugno 2011&lt;/span&gt; &lt;/p&gt;     Il gruppo Ardagh, società di packaging irlandese, il vero pacco l'ha  rifilato agli investitori. A metà maggio è infatti riuscita a vendere a  fondi americani ed europei un prestito obbligazionario che definire  rischioso sarebbe riduttivo: il bond ha un rating da quasi-insolvenza  (Caa1/B-), è emesso da una società irlandese (dunque ha anche un elevato  rischio-Paese) e per contratto non paga interessi in contanti. Eppure  grazie a un rendimento dell'11,13%, in fondo neppure così elevato data  l'estrema rischiosità, il gruppo Ardagh è riuscito ad attirare  l'interesse di così tanti investitori che ha potuto addirittura  aumentare l'importo dell'offerta. Insomma: fondi e banche hanno aderito  con gioia a questo collocamento obbligazionario. Per un motivo banale:  hanno troppi soldi. La politica monetaria di molte banche centrali, a  partire dalla Federal Reserve americana, ha "creato" così tanta  liquidità che gli investitori non sanno più dove metterla. La investono  ovunque: in titoli sicuri, rischiosi o da spericolati. Tutto va bene.  Anche i pacchi di Ardagh.&lt;br /&gt;&lt;p&gt;  La fabbrica delle bolle&lt;br /&gt;Ardagh può essere forse l'emblema della grande speculazione. Ma in  realtà di bolle ce ne sono potenzialmente tante altre. C'è quella sui  titoli di Stato Usa: il rischio degli Stati Uniti aumenta, ma i  rendimenti dei T-Bond sono sui minimi. È un paradosso, ma banche e fondi  se li strappano di mano come fossero d'oro. Per non parlare dell'oro,  quello vero: le sue quotazioni viaggiano sui massimi storici. Insieme a  quelle dell'argento. E che dire di Wall Street? L'economia americana  fatica a smaltire i postumi della crisi, ma la Borsa di New York vola,  con rialzi di oltre il 20% dall'estate scorsa. E il primo social network  che si quota, cioè Linkedin, viene accolto con un +109% il primo  giorno, salvo sgonfiarsi dopo. Ci sono poi bolle in vista sui Paesi  emergenti. Perfino le obbligazioni legate ai mutui Usa, quelle fino a  poco tempo fa definite «tossiche», sono tornate a stuzzicare l'appetito  degli investitori.&lt;br /&gt;Se si parla con gli operatori, tanti trovano giustificazioni per ognuno  di questi mercati. Le azioni? Sono ancora sottovalutate – dicono –  dunque è giusto comprarle. I titoli di Stato Usa? Scontano un prolungato  periodo di tassi bassi – affermano – e dunque è sensato acquistarli. I  corporate bond? Hanno un valore relativamente attraente rispetto ai  dividendi delle azioni – aggiungono – e dunque offrono buone  opportunità. I paesi emergenti? Sono il futuro e dunque è corretto  puntare su di loro. Tutte queste spiegazioni hanno dei fondamenti di  validità, certo. Ma ricordano un po' troppo le tante giustificazioni che  a fine anni '90 si davano per spiegare il rialzo dei titoli hi tech.&lt;br /&gt;La realtà, forse, è un'altra. Se si guarda l'andamento di tutti questi  mercati (nel grafico a fianco), si scopre infatti che il fattore  scatenante del grande rally generalizzato è probabilmente uno solo:  l'inondazione di liquidità da parte della Federal Reserve (anche  attraverso il cosiddetto quantitative easing che ora sta per terminare) e  delle altre banche centrali. In due anni la Fed ha aumentato la base  monetaria negli Usa del 198%. I grandi investitori e le grandi banche  hanno disponibilità immensa di denaro a bassissimo costo (basta  prenderlo in prestito negli Usa dove i tassi sono a zero), per cui  qualunque investimento risulta nel breve periodo conveniente. L'aspetto  triste è che questa inondazione di liquidità ha creato tanta  speculazione ma non ha ancora dato una scossa all'economia reale e  all'occupazione. Insomma: la politica monetaria ultra-espansiva per ora  ha fatto felici banchieri e speculatori, non ancora i cittadini.&lt;br /&gt;Guadagni nel breve, rischi nel lungo&lt;br /&gt;Markus Brunnermeier, docente alla Princeton University ed esperto di  crisi, vede molteplici segnali premonitori: «La crescente correlazione  tra i prezzi delle materie prime, energia compresa, è segno di attività  speculativa». Ancora: «Gli hot money, i flussi di capitale di breve  periodo, sono un problema irrisolto per i mercati emergenti», che  gonfiano le quotazioni dei loro bond e delle loro Borse. A Wall Street  considera più difficile gridare agli eccessi, ma non li esclude. Anche  Mickey Levy, capoeconomista di Bank of America e uno dei grandi guru  americani di politica monetaria, ha le proprie riserve. Non è mai stato  un fautore delle ultime manovre di Bernanke sulla liquidità. «Hanno  aiutato ben poco l'economia reale – dice –. E senza il quantitative  easing il mercato azionario non sarebbe agli attuali elevati livelli».  Levy invita tuttavia alla cautela nel lanciare allarmi sui mercati.  «Credo che in termini di prezzi non ci siano nell'insieme enormi  eccessi, del tutto slegati dalle condizioni di fondo».&lt;br /&gt;Può darsi. Il problema della grande speculazione sta nel lungo termine:  cosa accadrà quando, tutti insieme, gli investitori decideranno che è  ora di finirla? Cosa accadrà quando il denaro, anche negli Usa, inizierà  a non costare più zero? Il professor Markus Brunnermeier teme proprio  questo: che prima o poi «qualcosa vada storto». Una bufera sui mercati  emergenti, problemi in Cina come in Germania o sul debito europeo:  qualcosa che inneschi in un clima già teso gravi reazioni a catena.  Negli ambienti finanziari Usa va di moda una sigla: IBG. È l'acronimo di  «I'll be gone». Tradotto: per ora speculo, intanto quando tutto  inizierà a crollare «io me ne sarò già andato». Il problema è che lo  pensano in tanti: immaginate cosa accadrà quando tutti «se ne  andranno»...&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;Articolo completo (con in più "La bolla della satira"): &lt;a href="http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2011-06-05/stati-uniti-fabbrica-bolle-081229.shtml?uuid=AaQy4HdD"&gt;http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2011-06-05/stati-uniti-fabbrica-bolle-081229.shtml?uuid=AaQy4HdD&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3314833644155784899-1952048932849998326?l=02amerikia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://02amerikia.blogspot.com/feeds/1952048932849998326/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://02amerikia.blogspot.com/2011/06/stati-uniti-la-fabbrica-delle-bolle.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3314833644155784899/posts/default/1952048932849998326'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3314833644155784899/posts/default/1952048932849998326'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://02amerikia.blogspot.com/2011/06/stati-uniti-la-fabbrica-delle-bolle.html' title='Stati Uniti, la fabbrica delle «bolle»'/><author><name>Michele</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04843490705117910881</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='27' height='32' src='http://bp0.blogger.com/_JBoegPxfbNU/R9r2Ljq--yI/AAAAAAAAAH8/dsZyaWA2JAQ/S220/Kant.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3314833644155784899.post-7466376199345182463</id><published>2011-04-18T14:01:00.000-07:00</published><updated>2011-09-03T03:32:38.978-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Mary Miller'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Barack Obama'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Wall Street'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Timothy Geithner'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Rating'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='CNBC'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Ministero del Tesoro'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='MSNBC'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Bianca Jay Carney'/><title type='text'>S&amp;P taglia l'outlook degli Stati Uniti da stabile a negativo</title><content type='html'>&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Articolo tratto da "Il sole 24 ore" (&lt;a href="http://www.ilsole24ore.com"&gt;http://www.ilsole24ore.com&lt;/a&gt;), da quest'articolo in poi articoli anche sulla pagina fan di Facebook su "Il Mondo Futuro".&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="art11_left"&gt;&lt;div class="art11_module VOICE_SKIP"&gt; &lt;div class="foto_art_small"&gt; &lt;img class="foto_small" alt="S&amp;amp;P taglia l'outlook degli Stati Uniti da stabile a negativo" src="http://imagesdotcom.ilsole24ore.com/images2010/SoleOnLine5/_Immagini/Finanza%20e%20Mercati/2010/10/borsa-wall-street-bandiera-usa-ap--258x258.jpg?uuid=07e305cc-cffb-11df-9966-4edb048b918f" /&gt;&lt;span class="text"&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt; &lt;/div&gt; &lt;/div&gt; &lt;p&gt;Standard &amp;amp; Poor's conferma il rating di "Tripla A" degli Stati  Uniti ma rivede l'outlook a "negativo" da "stabile". Una decisione senza  precedenti nella storia. Riflette, spiega in una nota l'agenzia di  rating, il &lt;span id="U260298275769155" style="font-weight: bold;"&gt;deterioramento dei conti pubblici&lt;/span&gt;. Per S&amp;amp;P, la cui decisione arriva dopo lo stallo del Congresso sulla &lt;a class="tab_art" href="http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2011-04-13/obama-prova-tagli-monito-181141.shtml?uuid=AaltseOD&amp;amp;fromSearch" title=""&gt;manovra fiscale&lt;/a&gt; , c'è il rischio che il Congresso e il presidente Usa, &lt;a class="tab_art" href="http://argomenti.ilsole24ore.com/barack-obama.html" title=""&gt;Barack Obama&lt;/a&gt;, «non riescano a raggiungere un accordo per risolvere le &lt;span id="U2602982757691ZGC" style="font-weight: bold;"&gt;sfide di bilancio di medio e lungo termine entro il 2013&lt;/span&gt;».  Probabile, spiega l'agenzia, che un accordo sarà trovato solo dopo le  elezioni presidenziali del prossimo anno (novembre 2012).&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Ragion per cui il &lt;span id="U2602982757691oGI" style="font-weight: bold;"&gt;profilo fiscale&lt;/span&gt;  degli Stati Uniti potrebbe diventare secondo l'agenzia  «significativamente più debole» rispetto a quello degli altri Paesi con  rating sovrano di tripla A. «L'economia Usa - si legge nella nota di  S&amp;amp;P - è flessibile e altamente diversificata e le politiche  monetarie del Paese hanno sostenuto la produzione contenendo le  pressioni inflazionistiche». Tuttavia «poiché gli Usa hanno un deficit  molto ampio rispetto agli altri Paesi con tripla A, e il percorso per  ridurlo non ci è chiaro, abbiamo rivisto il nostro outlook sul rating di  lungo termine a "negativo" da "stabile"».&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt; &lt;span id="U2602982757691SQG" style="font-weight: bold;"&gt;La reazione del Tesoro Usa&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Immediata la reazione del dipartimento al Tesoro. «Riteniamo che un  outlook negativo sottostimi la capacità dei leader americani di trovare  un punto di incontro per risolvere i difficili problemi di bilancio che  la Nazione deve fronteggiare», ha detto Mary Miller, collaboratore del  segretario al Tesoro, Timothy Geithner.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Proprio Geithner ieri aveva annunciato di essere «assolutamente  certo» che il Congresso degli Stati Uniti approverà l'innalzamento del  tetto del deficit Usa. Anche perché, se non lo facesse, i parlamentari  americani avrebbero la responsabilità di mettere l'economia americana in  condizione di «rischi catastrofici».&lt;/p&gt; &lt;p&gt; &lt;span id="U2602982757691GlC" style="font-weight: bold;"&gt;Dalla Casa Bianca: un giudizio politico&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Secondo il consigliere economico della Casa Bianca, &lt;span id="U2602982757691MPE" style="font-weight: bold;"&gt;Austan Goolsbee&lt;/span&gt; quello di S&amp;amp;P è un «giudizio politico». Parlando alle tv &lt;span id="U260298275769150C" style="font-style: italic;"&gt;MSNBC&lt;/span&gt; e &lt;span id="U2602982757691QdB" style="font-style: italic;"&gt;CNBC&lt;/span&gt;,  Goolsbee ha riferito di non essere d'accordo con ribadendo che gli  Stati Uniti raggiungeranno un'intesa a lungo termine sulla riduzione del  deficit di bilancio.&lt;/p&gt; &lt;p&gt; &lt;span id="U26029827576913DF" style="font-weight: bold;"&gt;Obama: faremo meglio delle previsioni di S&amp;amp;P&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Gli Stati Uniti «faranno meglio» rispetto all'outlook dell'agenzia  di rating Standard &amp;amp; Poor's'. Il governo, come ha sottolineato il  portavoce della Casa Bianca Jay Carney, «troverà una soluzione» per i  problemi di bilancio del Paese. Il presidente Barack Obama, ha detto il  portavoce, è convinto si troverà un accordo, dal momento che sia il  piano per migliorare i conti pubblici presentato dal presidente sia  quello dei repubblicani della Camera dei Deputati chiedono una riduzione  del deficit di circa 4.000 miliardi. La decisione di S&amp;amp;P, ha detto  ancora Carney, è comunque un «promemoria» dell'importanza dei problemi  di bilancio.&lt;/p&gt; &lt;p&gt; &lt;span id="U2602982757691hiD" style="font-weight: bold;"&gt;Mercati in rosso, dollaro giù, oro record&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Dopo la notizia, &lt;a class="tab_art" href="http://www.ilsole24ore.com/art/finanza-e-mercati/2011-04-18/borsa-tokyo-debole-calo-083219.shtml?uuid=AaRLxtPD" title=""&gt;Wall Street e le Borse europee viaggiano in netto ribasso&lt;/a&gt;.  Mentre l'oro si è avvicinato, per la prima volta nella storia, alla  soglia dei 1.500 dollari. Complice il calo del dollaro. Reazione  negativa anche da parte dei titoli del Tesoro Usa, con l'interesse sul  titolo decennale in rialzo al 3,45 per cento a New York.&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3314833644155784899-7466376199345182463?l=02amerikia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://02amerikia.blogspot.com/feeds/7466376199345182463/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://02amerikia.blogspot.com/2011/04/s-taglia-l-degli-stati-uniti-da-stabile.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3314833644155784899/posts/default/7466376199345182463'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3314833644155784899/posts/default/7466376199345182463'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://02amerikia.blogspot.com/2011/04/s-taglia-l-degli-stati-uniti-da-stabile.html' title='S&amp;amp;P taglia l&amp;#39;outlook degli Stati Uniti da stabile a negativo'/><author><name>Michele</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04843490705117910881</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='27' height='32' src='http://bp0.blogger.com/_JBoegPxfbNU/R9r2Ljq--yI/AAAAAAAAAH8/dsZyaWA2JAQ/S220/Kant.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3314833644155784899.post-3473774810329361025</id><published>2011-02-26T15:45:00.000-08:00</published><updated>2011-09-03T03:32:38.994-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Diritti'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='repubblicani'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Politica'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='legge'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='wisconsin'/><title type='text'>Wisconsin, colpo di mano repubblicano</title><content type='html'>&lt;div class="titolo_singolo"&gt;  &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Articolo tratto da Peace Reporter (&lt;a href="http://it.peacereporter.net"&gt;http://it.peacereporter.net&lt;/a&gt;)&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;  &lt;div class="sottotitolo_singolo"&gt;Votata all'alba la legge anti-sindacale. Deputati democratici colti alla sprovvista&lt;/div&gt;&lt;div class="articolo"&gt;&lt;p&gt;La  maggioranza repubblicana dello Stato del Wisconsin ha approvato una  proposta di legge che priverebbe la maggior parte dei dipendenti  pubblici del &lt;strong&gt;diritto alla trattativa collettiva&lt;/strong&gt;, assegnando così un'importante vittoria al contestato governatore, Scott Walker.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;img style="float: right; margin-left: 5px; margin-right: 5px;" src="http://it.peacereporter.net/upload/4/40/404/4049/40497.jpg" alt="" width="290" height="155" /&gt;Il  percorso che ha portato al voto è stato 'tempestoso'. Il dibattito  sulla legge si è infuocato nei giorni scorsi fino a coinvolgere la  cittadinanza, che ha occupato la sede del governo per giorni, cercando  di far pressione sui Repubblicani affinchè ritirassero il contestato  provvedimento, deciso per colmare un &lt;strong&gt;deficit di 137 milioni di dollari&lt;/strong&gt;  e trovare le risorse mancanti (3,6 miliardi di dollari) per il bilancio  2011-2013. Tutto ciò a spese dei lavoratori, che, se la legge sarà  definitivamente adottata,  dovranno &lt;strong&gt;pagarsi metà dei contributi pensionistici &lt;/strong&gt;e il 12 percento di quelli per l'&lt;a href="http://it.peacereporter.net/articolo/8304/La+salute+per+tuttiv" target="_blank"&gt;assistenza sanitaria&lt;/a&gt;, oltre a sottrarre loro la possibilità di far ricorso alla contrattazione collettiva su condizioni di lavoro e benefici vari.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;La proposta è stata votata nella notte, all'improvviso. Quindici  Democratici erano ancora in attesa di parlare, quando il presidente  dell'assemblea ha aperto il voto per chiuderlo pochi secondi dopo,  lasciando sbigottiti i Democratici. Solo 13 su 18 hanno potuto votare in  tempo. Gli altri rappresentanti dell'opposizione sono&lt;strong&gt; fuggiti in Illinois&lt;/strong&gt;  per evitare che venisse raggiunto il numero legale. Il governatore  Walker li ha fatti cercare dalla polizia dello Stato. Pur avendo la  maggioranza anche al Senato, i Repubblicani non possono mettere ai voti  la legge anti-sindacale se non riscono a far tornare almeno uno dei 14  Democratici che si sono dati alla macchia.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Altri governi stanno adottando negli Stati Uniti una politica di &lt;strong&gt;tagli e smantellamento dei diritti&lt;/strong&gt;:  nell'Indiana il governatore Repubblicano Mitch Daniels ha chiamato i  lavoratori del settore pubblico (insegnanti, spazzini, guardie  carcerarie e altri) 'l'elite privilegiata', indicando che i loro salari  sono cresciuti in modo 'inappropriato', mentre quelli del settore  privato sono rimasti invariati. Nell'Ohio, il governo sta spingendo una  proposta di legge per impedire ai dipendenti pubblici di scioperare, pur  lasciando invariata la possibilità di contrattazione collettiva.&lt;/p&gt;&lt;/div&gt; &lt;p style="color: rgb(204, 102, 0); text-align: right; font-size: 1.25em; font-weight: bold;"&gt;Luca Galassi&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3314833644155784899-3473774810329361025?l=02amerikia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://02amerikia.blogspot.com/feeds/3473774810329361025/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://02amerikia.blogspot.com/2011/02/wisconsin-colpo-di-mano-repubblicano.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3314833644155784899/posts/default/3473774810329361025'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3314833644155784899/posts/default/3473774810329361025'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://02amerikia.blogspot.com/2011/02/wisconsin-colpo-di-mano-repubblicano.html' title='Wisconsin, colpo di mano repubblicano'/><author><name>Michele</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04843490705117910881</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='27' height='32' src='http://bp0.blogger.com/_JBoegPxfbNU/R9r2Ljq--yI/AAAAAAAAAH8/dsZyaWA2JAQ/S220/Kant.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3314833644155784899.post-636866349286501649</id><published>2011-01-17T07:26:00.000-08:00</published><updated>2011-09-03T03:32:39.010-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='G2'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='incontro bilaterale'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Cina'/><title type='text'>Usa e Cina, la sfida dei giganti per rilanciare l'economia del pianeta</title><content type='html'>Articolo tratto da Repubblica (&lt;a href="http://www.repubblica.it"&gt;http://www.repubblica.it&lt;/a&gt;):&lt;br /&gt;                              &lt;h3&gt;Si apre domani sera a Washington  la visita del presidente cinese. Quaranta anni dopo la diplomazia del  ping pong, Hu Jintao porta nella Casa Bianca di Obama miracoli e ombre&lt;/h3&gt;                               &lt;em class="author"&gt;dal nostro corrispondente FEDERICO RAMPINI&lt;/em&gt;                                                      &lt;div class="sidebar"&gt;                                                                                                          &lt;p&gt;                             &lt;img src="http://www.repubblica.it/images/2011/01/17/075007426-8e17730c-cc3e-4aaf-a8be-42b84c6b67bd.jpg" alt="Usa e Cina, la sfida dei giganti per rilanciare l'economia del pianeta" title="Usa e Cina, la sfida dei giganti per rilanciare l'economia del pianeta" width="300" height="356" /&gt;                             &lt;span&gt;Obama e Hu Jintao nel 2010&lt;br /&gt;al vertice sul nucleare a Washington&lt;/span&gt;                         &lt;/p&gt;                                                                                                           &lt;/div&gt;                                                                                                                                                                                                                                                                                                &lt;strong&gt;NEW YORK&lt;/strong&gt; - Il  47% degli americani è convinto che il sorpasso del Pil tra Cina e Stati  Uniti sia già avvenuto. Il risultato dell'autorevole sondaggio annuo Pew  Research è rivelatore. In realtà nelle proiezioni più ottimiste  l'economia cinese non raggiungerà le dimensioni americane prima del 2018  (altri rinviano lo storico aggancio verso il 2030). Ma le percezioni  contano, e di percezioni è fatto questo G2, il vertice sino-americano  che si apre domani sera a Washington con una cena privata. I due padroni  del mondo: che piaccia o no a Barack Obama e Hu Jintao, così li  considerano le loro opinioni pubbliche, e le altre nazioni. Quella  visione dei due padroni, per quanto controversa, rende perfettamente il  percorso storico che ha cambiato i connotati del mondo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questa  visita coincide con il quarantesimo anniversario della "diplomazia del  ping pong", quando le due nazionali di tennis da tavolo furono usate nel  1971 come apri-pista per il primo incontro diretto tra Richard Nixon e  Mao Zedong nell'anno seguente: la Cina di allora era un gigante povero,  sempre minacciato dalle carestie, utile all'America solo come  contrappeso politico-diplomatico all'Unione sovietica.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per  ritrovare la precedente visita di Stato del presidente cinese a  Washington rispetto a quella di domani sera, bisogna risalire al 1997  con Jiang Zemin ricevuto da Bill Clinton: la Cina era già in piena  modernizzazione, ma mancavano ben quattro anni al suo ingresso  nell'Organizzazione del commercio mondiale, &lt;div style="display: none;" class="adv adv-middle-inline"&gt; &lt;/div&gt;  il suo impatto nella globalizzazione era modesto, e proprio in  quell'anno doveva difendersi dal contagio della crisi finanziaria  asiatica.&lt;br /&gt;Oggi ci sembra lontano perfino il 2006, quando Hu Jintao fu ricevuto (ma non col rango della visita di Stato) da George Bush.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L'America  pre-recessione era ben più sicura di sé. Al punto da infliggere al  ospite, per pura sbadataggine, diverse offese di protocollo:  l'insufficiente servizio d'ordine alla conferenza stampa consentì una  mini-manifestazione di protesta di Falun Gong; poi l'inno nazionale fu  attribuito alla Republic of China che è il nome ufficiale di Taiwan.  Errori che l'Amministrazione Obama non ripeterà certo: oggi un vertice  sino-americano è preparato con ben altra cura. Hu rappresenta un paese  che ha sfondato i 250 miliardi di dollari di attivo commerciale annuo  con gli Stati Uniti nel dicembre 2010. Il 21% di tutti i debiti esteri  del Tesoro Usa sono detenuti da Pechino, per un totale di 850 miliardi. E  la banca centrale cinese con 2.850 miliardi nelle sue casse (la massima  parte in dollari) ha il 25% delle riserve valutarie mondiali. Il peso  dell'ospite lo si misura dalla lotta senza quartiere che si è scatenata  per un "posto a tavola" nella cena di Stato alla Casa Bianca. Tutti i  chief executive delle banche di Wall Street stanno facendo da settimane  un lobbying forsennato per essere inclusi tra i Vip che "assisteranno  alla storia". Hu da parte sua ha risposto con un gesto molto  "imperiale": al primo posto nella lista degli invitati che spettano a  lui, ha messo i sindaci di San Francisco e Oakland, i primi due  sino-americani a governare due metropoli Usa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L'idea del G2 non  ha più quel fascino bonario e ingenuo che le fu attribuito all'inizio  della presidenza Obama, quando prevaleva l'ottimismo della volontà. Oggi  nessuno vede come realistico un "direttorio" a due che risolve tutti i  problemi del pianeta. Le differenze, di interessi e di valori, sono  troppo grandi. Ciò non toglie nulla alla centralità del loro rapporto:  quando è produttivo, quando è conflittuale, quando è nello stallo, è  sempre e comunque il più rilevante di tutti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L'economia resta il  dossier più corposo. Su questo terreno la definizione dei padroni del  mondo non è esagerata. Il segretario al Tesoro Tim Geithner prevede che  "al massimo in dieci anni la Cina avrà scalzato l'Europa come principale  partner commerciale degli Stati Uniti". A Washington il Fondo monetario  vede un 2011 dominato da due motori di sviluppo: da una parte i paesi  ex-emergenti tra i quali la Cina ha una leadership indiscussa; d'altra  parte gli Stati Uniti che si avviano verso una crescita del Pil doppia  rispetto all'eurozona. Geithner preme per una più sostanziosa  rivalutazione del renminbi, la moneta cinese che oggi gode di una  "sotto-valutazione competitiva". Ammette che Pechino ha mantenuto una  parte delle promesse: "In termini reali il renminbi si è rivalutato del  10% annuo". I timori americani però si stanno spostando altrove.  Anzitutto sul sistematico saccheggio della proprietà intellettuale da  parte dei cinesi. Secondo i termini usati da un'indagine del Congresso,  "perfino i ministeri di Pechino fanno ricorso regolarmente a software  pirata, rubato dalle aziende informatiche Usa senza pagare i copyright". &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un altro coro di lamentele riguarda il livello dei sussidi di  Stato erogati da Pechino alle sue aziende, falsando la concorrenza con  gli stranieri. I casi più clamorosi riguardano la Green Economy tanto  cara a Obama. Le maggiori aziende americane dell'energia solare stanno  chiudendo le fabbriche di pannelli fotovoltaici sul territorio Usa per  delocalizzarle in Cina. In questo caso non conta il differenziale nel  costo del lavoro (è un settore hi-tech a bassa intensità di manodopera)  quanto il vantaggio incolmabile offerto dalla generosità dei sussidi  pubblici cinesi. La "dottrina Obama" prevede che dalla crisi economica  si esca con un riequilibrio tra le due economie maggiori: alla Cina  tocca "consumare di più, ridurre il risparmio, importare". Dalla  rapidità di questo aggiustamento, dipenderà che l'America si senta meno  defraudata nell'assetto attuale del G2. Altrimenti c'è il rischio che  uno dei due padroni del mondo denunci il contratto, e cerchi di forzare  una revisione delle regole del gioco. Ma "l'incidente" potrebbe anche  venire dalla Cina: lo scoppio di un bolla speculativa, un eccesso  d'inflazione. Per questo Geithner evita di esasperare la tensione: lo  status quo è molto meglio di un salto nel buio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;All'indurimento  dei toni nel rapporto a due contribuisce di più la spinta al riarmo  della Cina. Lo choc più recente è la scoperta che le forze armate di  Pechino hanno messo a punto il loro "caccia-bombardiere invisibile", in  codice il J-20, il cui primo test ha coinciso provocatoriamente con una  visita a Pechino del segretario alla Difesa, Robert Gates. Da Washington  ha risposto Hillary Clinton con un duro richiamo sui diritti umani: "La  Cina mantenga gli impegni, liberi i dissidenti politici e riformi il  suo sistema politico, se vuole essere all'altezza delle sue  responsabilità globali nel XXI secolo". Nella eccezionalità del vertice  di mercoledì c'è anche questo: sarà la prima volta che un presidente  degli Stati Uniti è costretto a offrire un ricevimento di Stato in onore  di un leader straniero che tiene in carcere il premio Nobel della Pace  (Liu Xiaobo).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il tema che più cattura il sentimento dell'America  alla vigilia di questo G2 è un altro. Il sorpasso di cui c'è la  consapevolezza più acuta, è quello misurato nella classifica Ocse-Pisa  sui risultati di apprendimento nei licei di tutto il mondo. Per la prima  volta nella storia, i licei di Shanghai hanno conquistato il primato  assoluto. I licei americani sono arrivati al 15esimo posto nella  capacità di lettura, al 23esimo nelle scienze, al 31esimo in matematica.  "Chi vince a scuola oggi, vincerà la competizione economica del  futuro", avverte Obama. La sfida dei padroni del mondo, dentro il G2, è  diventata anche l'unica gara che conta, e il luogo dove si misura chi  sta facendo le scelte giuste per il suo futuro.                                                         &lt;p class="disclaimer clearfix"&gt;                      &lt;span&gt;(17 gennaio 2011)&lt;/span&gt;                  © Riproduzione riservata     &lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3314833644155784899-636866349286501649?l=02amerikia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://02amerikia.blogspot.com/feeds/636866349286501649/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://02amerikia.blogspot.com/2011/01/usa-e-cina-la-sfida-dei-giganti-per.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3314833644155784899/posts/default/636866349286501649'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3314833644155784899/posts/default/636866349286501649'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://02amerikia.blogspot.com/2011/01/usa-e-cina-la-sfida-dei-giganti-per.html' title='Usa e Cina, la sfida dei giganti per rilanciare l&amp;#39;economia del pianeta'/><author><name>Michele</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04843490705117910881</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='27' height='32' src='http://bp0.blogger.com/_JBoegPxfbNU/R9r2Ljq--yI/AAAAAAAAAH8/dsZyaWA2JAQ/S220/Kant.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3314833644155784899.post-6788656157335644470</id><published>2011-01-09T14:57:00.000-08:00</published><updated>2011-09-03T03:32:39.027-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='economia'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='valuta'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Europa'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Cina'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='destra amerikiana'/><title type='text'>Ora il Tesoro Usa paventa il proprio “default” (bancarotta)</title><content type='html'>Articolo tratto da Repubblica (&lt;a href="http://www.repubblica.it/"&gt;http://www.repubblica.it&lt;/a&gt;)&lt;br /&gt;       &lt;div class="entrytext"&gt;         &lt;p&gt;&lt;img class="alignleft size-medium wp-image-3414" src="http://rampini.blogautore.repubblica.it/files/2011/01/225px-Timothy_Geithner_official_portrait-214x300.jpg" alt="225px-Timothy_Geithner_official_portrait" width="214" height="300" /&gt;“Default”,  bancarotta. Mai in passato un segretario al Tesoro degli Stati Uniti  aveva osato evocare questo rischio per l’economia più ricca del pianeta:  la sua. Lo ha fatto Tim Geithner (nella foto) ieri, usando la parola  tabù in una lettera ufficiale inviata al Congresso.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Nelle stesse ore in cui il massimo responsabile del bilancio  americano osava pronunciare l’impensabile, l’euro si è indebolito  anziché rafforzarsi sul dollaro: a conferma che nel confronto tra  malati, l’Eurozona è perfino più fragile degli Stati Uniti.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Nuove rivelazioni intanto confermano il ruolo cruciale della Cina per  tamponare gli Stati europei più fragili. Pechino si appresta a comprare  6 miliardi di euro di titoli del debito pubblico spagnolo per impedire  che Madrid sia “la prossima della lista” dopo Grecia e Irlanda. Se il  2011 dovesse essere l’anno segnato da qualche bancarotta sovrana,  nonostante le sue floride finanze anche la Repubblica Popolare cinese è  esposta a perdite consistenti, sulle riserve investite nelle valute  altrui.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;La lettera di Geithner ha dei passaggi che fanno tremare. Nel caso  che il Congresso non approvi rapidamente una legge per alzare il tetto  legale del debito federale, autorizzando così il Tesoro a emettere più  titoli per finanziarsi, “il danno sarebbe catastrofico, la solidità dei  buoni del Tesoro sarebbe a rischio, così come il ruolo del dollaro come  moneta di pagamenti internazionale”. Vista la “gravità delle sfide per  gli Stati Uniti e le altre economie mondiali”, avverte ancora il  ministro, “la fiducia dei mercati mondiali nella nostra solvibilità  finanziaria è cruciale”.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Nella drammatizzazione del rischio-bancarotta gioca anche un elemento  tattico. Si è appena insediata a Washington la nuova Camera dei  deputati, dove i repubblicani hanno la maggioranza. La destra vuole  tenere in ostaggio l’Amministrazione Obama, negando i voti necessari per  emettere nuovi buoni del Tesoro. “Il popolo americano – dichiara il  nuovo presidente della Camera John Boehner – non accetterà un aumento  del debito, se non è accompagnato da drastiche azioni per tagliare le  spese pubbliche che uccidono posti di lavoro”.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Per certi versi è un “déjà-vu”. La destra persegue la strategia  reaganiana “affamare la bestia”: negare risorse allo Stato, per  smantellare tutto l’edificio del Welfare State considerato come il  nemico numero uno. E’ la stessa destra che si è data i “20 giorni” per  abrogare tutte le riforme di Barack Obama, inclusa la sanità. Il  presidente democratico messo in minoranza alla Camera – come Bill  Clinton nel 1994 – reagisce al ricatto denunciando il gioco al massacro.  Nello stallo può succedere che tutti gli uffici dell’Amministrazione  federale vengano chiusi per mancanza di risorse, proprio come accadde  per alcune settimane nel 1995.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Oggi però la schermaglia tattica avviene su uno sfondo immensamente  più fragile, rispetto agli anni Novanta. La soglia di debito pubblico  che Washington sta per sfondare – pari a 14,3 miliardi di dollari – vale  il 99,3% del Prodotto interno lordo degli Stati Uniti. Il deficit  corrente è il 10% del Pil. Un livello allarmante, mai raggiunto dalla  seconda guerra mondiale. Ai livelli dei Pigs.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Fanta-politica, una bancarotta americana? Ma è proprio nella politica  che ci sono i germi di un’instabilità che può improvvisamente creare il  panico tra gli investitori. La destra Usa ha al suo interno delle  correnti fondamentaliste che arrivano a invocare l’Apocalisse del crac  finanziario nazionale, come una sorta di catarsi per espiare i peccati  dello statalismo.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Ecco cosa scrive John Tamny, autorevole economista del Cato  Institute, un think tank che fa da trait-d’union fra il neoliberismo  reaganiano e il Tea Party di oggi: “E’ ora che impariamo ad amare l’idea  di una bancarotta sovrana degli Stati Uniti. Quegli americani che  temono un’insolvenza del Tesoro, sono come i genitori di un eroinomane,  che paventano il momento in cui lo spacciatore smetterà di vendere la  droga al loro figlio”.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Bruce Bartlett, un economista moderato che denuncia queste  farneticazioni, è costretto ad ammettere: “Molti integralisti della  destra s’illudono che basti non alzare il tetto legale del debito, e  d’incanto lo Stato sarà costretto a ridmensionarsi. Da quando questi  fanatici sono entrati al Congresso la prospettiva di un default degli  Stati Uniti, per quanto resti improbabile, non è più impossibile”.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Ci sono varianti “minori” di questo scenario. La crisi della finanza  locale è ancora più grave rispetto ai problemi di Washington, per le  rigidità fiscali delle costituzioni nei singoli Stati. Una bancarotta  della California farebbe saltare i rimborsi sul debito pubblico di  un’economia più ricca dell’Italia. In quanto al Tesoro federale, la sua  salvezza finora poggia sul dollaro. Washington ha ancora il privilegio  imperiale di stampare una moneta che il resto del mondo accetta, sia  pure a malincuore.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;E’ il signoraggio che manca all’Eurozona. Perciò, se il 2011 dovesse  essere l’anno di una bancarotta sovrana, i mercati scommettono che  questo accadrà prima in Europa. E perfino l’interessata generosità della  Cina non sarebbe un salvagente miracoloso.&lt;/p&gt;                                                     &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3314833644155784899-6788656157335644470?l=02amerikia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://02amerikia.blogspot.com/feeds/6788656157335644470/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://02amerikia.blogspot.com/2011/01/ora-il-tesoro-usa-paventa-il-proprio.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3314833644155784899/posts/default/6788656157335644470'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3314833644155784899/posts/default/6788656157335644470'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://02amerikia.blogspot.com/2011/01/ora-il-tesoro-usa-paventa-il-proprio.html' title='Ora il Tesoro Usa paventa il proprio “default” (bancarotta)'/><author><name>Michele</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04843490705117910881</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='27' height='32' src='http://bp0.blogger.com/_JBoegPxfbNU/R9r2Ljq--yI/AAAAAAAAAH8/dsZyaWA2JAQ/S220/Kant.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3314833644155784899.post-928982905244722917</id><published>2010-12-23T08:51:00.000-08:00</published><updated>2011-09-03T03:32:39.042-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Esteri'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Russia'/><title type='text'>Il Senato ratifica lo Start il trattato sul disarmo nucleare</title><content type='html'>Articolo tratto da Repubblica ( &lt;a href="http://www.repubblica.it/"&gt;http://www.repubblica.it&lt;/a&gt; )                             &lt;br /&gt;&lt;h3&gt;&lt;strong&gt;Settantuno i voti a favore,  contro 26 no. L'accordo ridurrà a non più di 1550 le armi atomiche  strategiche a disposizione di ciascuna delle due superpotenze nei  prossimi sette anni&lt;/strong&gt;&lt;/h3&gt;&lt;strong&gt;                                                               &lt;/strong&gt;&lt;div class="sidebar"&gt;&lt;strong&gt;                                                                                                          &lt;/strong&gt;&lt;p&gt;&lt;strong&gt;                             &lt;img src="http://www.repubblica.it/images/2010/12/22/212046286-c7da200d-443e-43f8-a53e-4e028680b7ea.jpg" alt=" Il Senato ratifica lo Start il trattato sul disarmo nucleare  " title=" Il Senato ratifica lo Start il trattato sul disarmo nucleare  " width="300" height="199" /&gt;                             &lt;span style="font-weight: normal;"&gt;Il presidente Obama firma una legge&lt;/span&gt;                         &lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;&lt;strong style="font-weight: normal;"&gt;                                                                                                           &lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;strong style="font-weight: normal;"&gt;                                                                                                                                                                                                                                                                                                &lt;strong&gt;NEW YORK&lt;/strong&gt; - Il  Senato degli Stati Uniti ha oggi ratificato, con un'ampia maggioranza,  il Trattato Start Usa-Russia sul disarmo nucleare. Il via libera  rappresenta una vittoria politica per il presidente Usa, Barack Obama. I  senatori hanno votato 71 a 26 in favore del nuovo documento, punto di  partenza per riavviare su un nuovo percorso le relazioni con Mosca.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il  trattato è stato firmato lo scorso aprile a Praga da Barack Obama e  Dmitry Medvedev. La sua ratifica era stata ostacolata da un gruppo di  repubblicani che contestavano il preambolo, non vincolante, in cui si  ammetteva, su richiesta di Mosca, che la difesa missilistica è  interconnessa alle armi offensive strategiche.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ora il  provvedimento passa alla firma definitiva di Obama. Che il trattato  avesse i numeri per l'approvazione era previsto. Ieri sera infatti il  nuovo Start aveva superato il voto procedurale cruciale con 67 voti a  favore e 28 contrari, con 11 repubblicani che avevano votato insieme ai  democratici per limitare gli emendamenti. Il trattato ridurrà a non più  di 1550 le armi atomiche strategiche a disposizione di ciascuna delle  due superpotenze nei prossimi sette anni. &lt;/strong&gt;&lt;div style="display: none;" class="adv adv-middle-inline"&gt;&lt;strong&gt; &lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;strong style="font-weight: normal;"&gt;                                                         &lt;/strong&gt;&lt;p class="disclaimer clearfix"&gt;&lt;strong&gt;                      &lt;span&gt;(22 dicembre 2010)&lt;/span&gt;                  © Riproduzione riservata     &lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;&lt;strong style="font-weight: normal;"&gt;     &lt;/strong&gt;&lt;div class="fb-like-button" id="fb-like-foot"&gt;&lt;span&gt;&lt;strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3314833644155784899-928982905244722917?l=02amerikia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://02amerikia.blogspot.com/feeds/928982905244722917/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://02amerikia.blogspot.com/2010/12/il-senato-ratifica-lo-start-il-trattato.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3314833644155784899/posts/default/928982905244722917'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3314833644155784899/posts/default/928982905244722917'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://02amerikia.blogspot.com/2010/12/il-senato-ratifica-lo-start-il-trattato.html' title='Il Senato ratifica lo Start il trattato sul disarmo nucleare'/><author><name>Michele</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04843490705117910881</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='27' height='32' src='http://bp0.blogger.com/_JBoegPxfbNU/R9r2Ljq--yI/AAAAAAAAAH8/dsZyaWA2JAQ/S220/Kant.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry></feed>
