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lunedì 28 luglio 2014

Due donne per la presidenza degli Stati Uniti?

da www.altroquotidiano.it

Osservatorio americano, di DOMENICO MACERI*

venerdì 30 maggio 2014

Africa: gli Stati Uniti si preparano a grandi investimenti nel continente

da www.atlasweb.it

    di  .  Scritto  il  30 maggio 2014  alle  6:00.

“Gli Stati Uniti stanno pianificando un’offensiva commerciale e maggiori investimenti per stimolare le opportunità d’affari delle società americane in Africa dopo anni di rapida espansione attraverso il continente da parte della Cina e di altri paesi emergenti”.Barack Obama
Comincia con queste parole, un articolo apparso ieri sul quotidiano economico londinese ‘Financial Times’ che approfondisce alcune recenti mosse della diplomazia statunitense in Africa.
Il quotidiano sottolinea come nell’ultimo mese la Casa Bianca abbia inviato in giro per i paesi dell’Africa tre importanti rappresentanti di governo, dal Segretario di Stato a quello al Commercio, per discutere come rafforzare la presenza di aziende statunitensi nei mercati africani.
“Questo è un chiaro senso delle opportunità in Africa e dell’intenzione degli Stati Uniti di trarne profitto”, ha detto in condizioni di anonimità al ‘Financial Times’ un funzionario del governo di Washington D.C.
Ad agosto si terrà inoltre presso la Casa Bianca il primo forum economico Stati Uniti-Africa, a cui sono stati invitati 49 tra capi di Stato e di governo dei paesi del continente.
Il commercio tra USA e paesi dell’Africa è più che raddoppiato negli ultimi dieci anni passando da 50 miliardi all’inizio dei 2000 ai 110 miliardi di dollari dello scorso anno. Nello stesso periodo, però, il commercio tra Cina e Africa è passato da un valore di 10 a 200 miliardi di dollari.
Gli Stati Uniti stanno inoltre procedendo a una revisione del suo programma di commercio privilegiato con i paesi dell’Africa sub-sahariana, l’African Growth and Opportunity Act (AGOA), il cui termine è previsto nel 2015.

giovedì 16 gennaio 2014

Obama si affida a Phyllis Borzi: chi è l'italo americana chiamata tutelare le pensioni Usa (e a salvare l'Obamacare)

da www.ilsole24ore.com


Phyllis C. BorziPhyllis C. Borzi
Oltre 700 mila piani pensionistici privati, 2 milioni e 300 mila polizze sanitarie e altrettante pensioni integrative per una platea di 141 milioni di americani interessati. Sono i numeri che raccontano la responsabilità di Phyllis C. Borzi, robusta e sorniona sottosegretaria al dipartimento americano del Lavoro e delle politiche sociali, scelta dal presidente Barack Obama sin dalla prima legislatura e già consulente di Bill Clinton negli anni Novanta.
La Borzi, 66enne nata e cresciuta a Patchogue, sobborgo costiero a un centinaio di kilometri da Manhattan, si occupa di welfare sin dai tempi dell'università, quando ha conseguito un dottorato sulle politiche sanitarie presso la George Washington University. Oggi Phyllis è il capo di una squadra di 1000 persone che hanno il delicato compito di tutelare pensioni, assistenza sanitaria e altri benefit dei lavoratori americani nel complicato e assai accidentato percorso dell'Obama Care, il piano nazionale per la sanità che nelle intenzioni del presidente avrebbe dovuto stravolgere il sistema sanitario americano, ma che nei fatti è stato molto modificato rispetto all'impostazione originale arrivando a tagliare molti sussidi e suscitando dure reazioni in seno allo stesso Partito democratico.
Gli sforzi della Borzi sin qui si sono concentrati soprattutto sulla formulazione di una serie di regole che impongono la divulgazione chiara degli oneri dei piani pensionistici integrativi a carico dei datori di lavoro e dei beneficiari. Circa la metà degli aderenti ai piani pensionistici dichiara di non avere idea di quanto ammontano le commissioni che pagano; il 40% di loro crede che questi siano gratuiti. Inoltre, la gran parte dei fondi pensione Usa è ora a contribuzione definita, ma l'805 del patrimoni oaccumulato proviene da strutture a prestazione definita, ora in dismissione, che offrivano una copertura maggiore rispetto all'attuale: circostanza che spiazza i lavoratori e crea poca consapevolezza del proprio destino previdenziale, esattamente come accade anche in Europa e in particolare in Italia.
Anche per questo Phyllis Borzi si sta muovendo con fermezza e ma anche con realismo: «Non dico che i 401(k) sono da buttare (riferendosi ai fondi comuni utilizzati a fini previdenziali, n.d.r.). Ma bisogna essere realistici: quelli non sono piani previdenziali, visto che sono strutturati come veicoli di risparmio». La Borzi ha inoltre aumentato i fondi a disposizione dell'Affordable Care Act (il documento cardine della riforma Obama Care) che impone le regole per evitare che le assicurazioni possano rifiutare la copertura sanitaria a coloro che erano stati malati prima della sottoscrizione di una polizza e per permettere ai figli di restare a carico dell'assicurazione sanitaria dei genitori fino al compimento del ventiseiesimo anno d'età. Ma il team guidato dalla Borzi intende andare oltre, obbligando l'industria della consulenza finanziaria ad una maggiore responsabilità nei confronti della clientela, anche aumentando la vigilanza sui conflitti di interesse in questo mercato.