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giovedì 20 giugno 2013

Un gesto politico e la necessità di ridurre i costi

da www.ilsole24ore.com


Tre anni dopo aver firmato a Praga il Trattato New Start con Dmitrij Medvedev, Barack Obama rilancia sulla riduzione delle armi nucleari strategiche, quelle a lungo raggio e di maggiore potenza che consentono alle due potenze di annientarsi reciprocamente e più che abbondantemente.
Il New Start ha ridotto il numero di testate che ognuno dei due Paesi può possedere a 1.550. Un affare per tutti in termini finanziari perché sta consentendo di radiare le testate più vecchie e anche i vettori (missili, aerei, sottomarini) ormai obsoleti risparmiando sui costi di gestione, manutenzione e aggiornamento. Soprattutto la Russia, che l'anno scorso era scesa appena sotto la soglia delle 1.500 testate, ha difficoltà a mantenere operativa parte della sua "triade" nucleare poiché degli 11 sottomarini lanciamissili balistici 8 sono molto anziani e poco operativi così come i 66 bombardieri strategici.
La proposta di Obama di ridurre di un ulteriore terzo le testate atomiche operative ha anche valenze finanziarie legate ai tagli al bilancio federale e del Pentagono. Basti pensare che i 500 missili balistici Minuteman 3 monotestata schierati in tre basi in Wymonig, Montana e North Dakota sono in servizio dagli anni '70 e più volte aggiornati per restare in servizio fino al 2020. Ulteriori costosi interventi potrebbero prolungarne la vita operativa fino al 2040 ma un nuovo trattato potrebbe consentire di risparmiare molto denaro consentendo di ribilanciare le forze atomiche con meno missili e testate.
Uno scenario che consentirebbe di chiudere almeno una base dei Minuteman, radiare o convertire ad altri compiti due o tre degli attuali 14 sottomarini tipo Ohio assegnati alla deterrenza strategica e dotati di 336 missili Trident (in riduzione a 288 nel rispetto del New Start) e dismettere buona parte dei 76 bombardieri B-52, velivoli cinquantenni che affiancano i 18 "invisibili" B-2.
Se i vantaggi finanziari sono evidenti, Mosca sembra però preoccuparsi che ulteriori riduzioni degli arsenali atomici compromettano il suo status di "grande potenza". Putin ha chiesto che al trattato si associno anche gli altri Paesi del club atomico sottolineando che alcuni analisti non escludono che un attacco atomico preventivo possa avvenire anche contro una potenza nucleare. Il Cremlino sembra temere che la riduzione dei suoi missili possa rendere più efficace lo scudo antimissile statunitense sbilanciando quindi l'equilibro ma a preoccupare Mosca potrebbe essere anche la concorrenza nucleare delle potenze emergenti quali la Cina e l'India che testa ogni anno missili balistici.
Washington ha invece rassicurato gli alleati della Nato, la cui deterrenza si basa sulle armi statunitensi, che il nuovo accordo non riguarderà le armi nucleari "di teatro" basate in Europa e stimate in circa 200 ordigni.

venerdì 14 giugno 2013

Libero scambio Usa-Ue, un sogno lungo 30 anni rischia di infrangersi

da www.ilsole24ore.com


Libero scambio Usa-Ue, un sogno lungo 30 anni rischia di infrangersi
New York - Il disegno del negoziato è partito con grandi ambizioni: delineare un'area di libero scambio transatlantico, la piu' grande al mondo. Che consolidasse i rapporti di partnership economica e alleanza politica tra Stati Uniti e Unione Europea. E che, in questo momento, potrebbe aiutare particolarmente il Vecchio continente e le sue aziende in difficoltà a trarre vantaggio dalla crescita americana e dai suoi grandi mercati.
Ma le ambizioni minacciano ora di arenarsi su un ostacolo vecchio quanto l'idea stessa del free trade tra Stati Uniti ed Europa, coltivata per la prima volta negli anni Novanta: la volonta' della Francia di proteggere la cultura nazionale e il suo cinema da una temuta invasione di Hollywood. Parigi ha dato un vero e proprio ultimatum: non partecipera' alle trattative, che dovrebbero partire a luglio, se il cinema e i media digitali non verranno esclusi da qualunque accordo. Di piu', una dura opposizione francese condanna automaticamente a un nulla di fatto qualunque negoziato: la Ue ha bisogno del consenso unanime per intese commerciali che riguardino la cultura.
Queste tensioni e preoccupazioni rischiano di far deragliare la nascita di un blocco economico di grande influenza: un'area di free trade transatlantica rappresenterebbe meta' dell'output globale e un terzo dell'interscambio al mondo. Il TTIP, Transatlantic Trade and Investment Partnership, potrebbe accrescere l'output europeo di 119 miliardi di euro l'anno e quello americano di 95 miliardi, ha concluso un'analisi della stessa Ue.
Ma proprio il fatto che le obiezioni non sono nuove potrebbe spingere, sperano gli americani, i paesi europei a lavorare per un compromesso con Parigi che spiani la strada all'intesa transatlantica. I segni di questo sforzo sono affiorati. E il summit del G8 organizzato per la prossima settimana potrebbe dare una spinta significativa al negoziato se l'Europa avra' saputo trovare un punto d'incontro. Si lavora, in particolare, all'ipotesi di concedere maggior voce in capitolo a singoli paesi quando di mezzo c'e' la cultura: gli Stati Uniti nel campo dello spettacolo e dei media vantano gia' un surplus con l'Europa pari in media a 1,5 miliardi di euro l'anno tra il 2004 e il 2011. Le trattative potrebbero essere completate entro la fine dell'anno prossimo qualora decollassero.
Gli albori del progetto di free trade tra Stati Uniti e Europa risalgono ormai a trent'ani or sono e gia' allora fu bloccato dalla resistenza "culturale" francese. Dopo essere rimasto a lungo dormiente, nell'ultimo anno il piano e' tornato in auge: a favorire l'ipotesi di un'integrazione sono anzitutto le mutate condizioni economiche internazionali, che vedono la Cina avanzare mentre l'Europa e' in crisi e la ripresa statunitense resta in affanno. Il presidente Barack Obama ha fatto proprio il progetto nel suo piu' recente Discorso sullo Stato dell'Unione. Un'intesa transatlantica andrebbe ben oltre cali delle tariffe, gia' basse, puntando ad armonizzare la regolamentazione, dalle cinture di sicurezza alle confezioni di farmaci. Insistere sull'esclusione di un settore quale i media, pero', potrebbe spingere l'America a chiedere a sua volta di esentare comparti protetti quali le spedizioni marittime, allontanando ancora una volta il sogno commerciale transatlantico.

sabato 8 giugno 2013

Usa-Cina:via a storico incontro Obama-Xi

da www.ansa.it

'Ora nuova cooperazione', affrontato tema cyber-sicurezza

08 giugno, 05:21

Usa-Cina:via a storico incontro Obama-Xi (ANSA) - WASHINGTON, 8 GIU - Ha preso il via in un resort californiano il summit informale tra il presidente Usa Barack Obama ed il suo omologo cinese, Xi Jinping. I due hanno discusso di una ''nuova cooperazione'', mentre Obama ha ribadito l'importanza del tema dei diritti umani. Il presidente Usa ha affrontato anche la spinosa questione degli atti di pirateria informatica: ''Con la Cina intendiamo lavorare assieme sui problemi legati alla cyber sicurezza''.

venerdì 7 giugno 2013

La paura del Grande fratello corre sul web. Spiati telefoni e dati: il caso Prism scuote l'America

da www.ilsole24ore.com


Il monitoraggio della Nsa su internet - È un avvocato e blogger la Gola profonda dello scoop PrismLa paura del Grande fratello corre sul web. Spiati telefoni e dati: il caso Prism scuote l'America - È un avvocato e blogger la Gola profonda - Come funziona PrismIl monitoraggio della Nsa su internetIl monitoraggio della Nsa su internetIl monitoraggio della Nsa su internetIl monitoraggio della Nsa su internet
Un documento top secret ottenuto dal Washington Post rivela l'esistenza del programma Prism per raccogliere i dati delle comunicazioni degli utenti attraverso internet: include persone che non hanno la cittadinanza Usa e sono fuori dai confini degli Stati Uniti. A coordinarlo è la National Security Agency (Nsa) che tutela la sicurezza nazionale.
I dati provengono, secondo quanto scrive il quotidiano di Washington, da aziende hi-tech degli Usa e da alcune loro piattaforme: "Microsoft, Yahoo, Google, Facebook, PalTalk, Aol, Skype, YouTube, Apple". È una notizia che ha sollevato una reazione a catena sul web.
Resta ancora aperto un quesito centrale che non ha avuto risposta nel momento in cui viene scritto questo articolo. Il Washington Post sostiene che attraverso Prism la Nsa abbia accesso diretto agli archivi dove sono custoditi i dati degli utenti. In questo caso sarebbe la prima volta che viene dimostrata l'esistenza di un canale autonomo e indipendente per ottenere informazioni raccolte su internet attraverso piattaforme online.
Ma tutte le aziende citate hanno negato di aver preso parte al programma della Nsa.
Al Washington Post Apple ha dichiarato di non permettere l'accesso diretto ai server e di richiedere un'ordine da parte della magistratura per consentire la consultazione dei dati degli utenti. Facebook afferma di valutare ogni domanda da parte delle autorità e di non aver abilitato una porta privilegiata verso i suoi server.
Anche Google contesta. Ha ricordato che esamina ogni richiesta di dati degli utenti durante le investigazioni e pubblica un Transparency Report periodico. Getta acqua sul fuoco: "Di tanto in tanto qualcuno avanza la supposizione che abbiamo creato una 'back door', ossia un accesso privilegiato per consentire al governo l'accesso ai nostri sistemi, ma Google non ha una ‘back door' attraverso cui il governo possa accedere ai dati privati degli utenti", fa sapere Google in una nota. Microsoft ha rilasciato una comunicazione nel suo News Center dove dichiara che considera soltanto domande specifiche inviate dalle autorità e di non partecipare a progetti governativi di sorveglianza.
Il documento pubblicato dal Washington Post indica alcune categorie di contenuti che vengono analizzate per proteggere la sicurezza nazionale, come i messaggi di posta elettronica, le chat, i video, le fotografie. Inoltre un'immagine mostra che una parte consistente del traffico di internet passa attraverso gli Stati Uniti: semplificando, i percorsi dei dati vengono stabiliti secondo metriche che ricostruiscono itinerari per ridurre, ad esempio, i costi dovuti a ritardi e alle congestioni. I pacchetti di informazioni, quindi, non è detto che seguano la strada più breve tra due luoghi così come appare sulla cartina geografica.
Ma Prism, almeno in teoria, potrebbe aver monitorato anche dati di cittadini degli Stati Uniti sul suolo degli Usa: se fosse dimostrato sarebbe un terreno che aprirebbe un confronto durissimo a Washington. Di recente un articolo del quotidiano britannico Guardian aveva rivelato che era stato richiesto all'operatore di telefonia fissa e mobile Verizon di fornire alla Nsa informazioni associate alle comunicazioni anche di cittadini degli Stati Uniti sul territorio Usa: sono "telephony metadata" (come ad esempio i numeri telefonici degli utenti). La loro raccolta da parte della Nsa è legale.
In una nota ufficiale l'Office of the Director of National Intelligence osserva che gli articoli del Guardian e del Washington Post contengono imprecisioni. Ricorda inoltre che la Nsa non è autorizzata a monitorare le comunicazioni di cittadini degli Stati Uniti o di persone negli Usa.

mercoledì 5 giugno 2013

Obama dichiara guerra ai mostri dei brevetti. Ecco chi sono i patent troll

da www.ilsole24ore.com


Patent Troll (Ap)Patent Troll (Ap)
Barack Obama ha dichiarato guerra ai "patent troll", i mostri dei brevetti. Vale a dire a quelle societa' fantasma che sono specializzate nel fare man bassa, appunto, di patents senza pero' avere alcun progetto o intenzione di utilizzarli. Il loro modello di business, infatti, ruota attorno ai ricorsi legali e alla richieste di pagamenti nei confronti di chi, a loro avviso, violerebbe le proprieta' intellettuali, tradizionalmente nel software e nell'elettronica.

L'amministrazione Obama ha deciso di prendere di petto il fenomeno, denunciando che minaccia di moltiplicare i costi per l'economia e di frenare l'innovazione. Il presidente ha ordinato alle agenzie federali, con l'effetto immediato riservato ai provvedimenti esecutivi, di schierarsi a difesa "degli innovatori dai ricorsi legali frivoli".
Anzitutto ha incaricato il Patent and Trademark Office, responsabile dei brevetti, di richiedere informazioni piu' dettagliate su quali aspetti siano coperti dalle patent e in quale modo avvenga una presunta violazione. Maggiori controlli e verifiche verranno inoltre effettuati sui brevetti giudicati troppo ampi, mentre particolare protezione verra' assicurata a consumatori e piccole aziende che utilizzano tecnologie gia' pronte.
Se molte aziende hi-tech hanno accolto con favore l'offensiva dell'amministrazione, non sono mancate le resistenze di chi teme che il governo possa eccedere. L'associazione di settore Software Alliance ha definito "problematiche" le proposte che prevedono esami piu' attenti e prolungati dei brevetti sui programmi. Il timore citato e' che possano a loro volta rallentare l'innovazione.

Non c'e' dubbio, pero', che il fenomeno dei patent troll stia dilagando nel Paese facendo invocare interventi da piu' parti. Nell'ultimo anno queste societa' sono state responsabili di oltre la meta' dei quattromila ricorsi legali per presunte violazioni di brevetti. Nel 2011 avevano lanciato il 45% dei ricorsi e in precedenza avevano fatto scattare meno del 30% delle battaglie legali.

sabato 1 giugno 2013

Economia Usa, fiducia consumatori ai massimi da sei anni

da www.ilsole24ore.com


NEW YORK – La prospettive dell'economia americana danno nuovi segni di miglioramento. La fiducia dei consumatori è salita ai massimi da quasi sei anni in maggio: l'indice eleborato da Thomson Reuters/University of Michigan è balzato a 84,5 da 76,4 il mese precedente, il livello più robusto dal luglio del 2007, prima della grande crisi economica e finanziaria.
L'ottimismo, stando al sondaggio sul quale è basato l'indicatore, si è diffuso anche nelle fasce di reddito meno alte e quindi con minori investimenti in Borsa, diventata fonte di entusiasmi con i recenti rally verso nuovi record. I sottoindici della fiducia sono a loro volta stati positivi: la componente che misura le condizioni economiche attuali è lievitata a 98 da 89,9, a sua volta il massimo dall'agosto del 2007. E le aspettative per i prossimi mesi sono salite a 75,8 da 67,8.

"Il rapporto suggerisce un passo in accelerazione nella spesa al consumo", ha detto Richard Curtin, direttore del sondaggio. Già il Conference Board aveva questa settimana riportato separatemente un incremento nella fiducia delle famiglie americane nell'ultimo mese.

Questi dati hanno trovato maggior eco rispetto a statistiche meno brillanti ma meno aggiornate, riferite al mese di aprile, che hanno osservato una stagnazione del reddito e un calo della spesa al consumo. Il Dipartimento del Commercio ha riportato un declino a sorpresa dello 0,2% nella spesa, il peggiore in un anno. Un indicatore dell'attività aziendale, l'MNI Chicago Report ha inoltre contribuito a sostenere l'ottimismo, salendo in maggio a 58,7, segno di espasione e il livello più alto dal marzo 2012, da quota 49 il mese precedente.

Il dibattito sulla salute e la forza della ripresa americana è tuttavia in pieno svolgimento, tra gli analisti e gli investitori. Un dibattito alimentato in particolare dal recente calo delle obbligazioni ha sollevato interrogativi. Riflette la speranza sempre più concreta di una stabilità economica, oppure perplessità sul futuro delle ripresa e delle politica monetaria della Federal Reserve? I treasuries decennali, di sicuro, hanno rendimenti attorno al 2,1%, saliti di mezzo punto dai primi di maggio seppur ancora storicamente bassi. Di conseguenza i tassi sui mutui trentennali sono saliti leggermente oltre il 4% dal 3,5 per cento.
Il nervosismo degli investitori è palpabile: nell'ultima settimana da mercoledì 880 milioni di dollari sono stati riscattati da fondi comuni dedicati ai bond ad alto rischio, nel timore che il declino obbligazionario sia destinato a proseguire. Quel che è meno certo è il suo significato. Per i pessimisti riflette un tuttora scarso entusiasmo per l'andamento dell'economia, cresciuta di un modesto 2,4% nel primo trimestre, e sull'abilità della Fed di gestire le prossime correzioni di rotta in fatto di politiche di stimolo.
Gli ottimisti, al contrario, lo ritengono un segno di normalità, dopo che i tassi sono stati a lungo a livelli molto bassi. A loro favore citano la Borsa: gli indici azionari sono in rialzo, con l'S&P 500 impennatosi del 3,6% da inizio maggio, fatto che da' credito alla ripresa. Gli indici azionari sono saliti ancora dopo gli ultimi dati.