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martedì 21 maggio 2013

Obama vedrà il nuovo leader cinese Xi in California il mese prossimo

da www.ilsole24ore.com


NEW YORK - Il summit avrà luogo in California, nella tenuta di Sunnylands che fu di Walter e Leonore Annenberg. Un simbolo della diplomazia e del business: Walter fu uomo d'affari e poi ambasciatore nell'amministrazione di Richard Nixon. E oggi l'agenda tra Stati Uniti e Cina scotta, tanto sul fronte diplomatico che economico: dalla minaccia della Corea del Nord e dei suoi programmi nucleare, dove occorrerebbe una più efficace strategia comune. Fino e soprattutto allo spionaggio cibernetico di Pechino nei confronti degli Stati Uniti.
Il presidente Barack Obama e il leader cinese Xi Jinping, in carica da marzo, si vedranno il 7 e 8 giugno per la prima volta nel tentativo di avviare un nuovo capitolo di dialogo che superi le frizioni. L'annuncio della Casa Bianca non lascia dubbi sulla posta in gioco: i due presidenti "avranno discussioni approfondite su una vasta gamma di problemi bilaterali, regionali e globali", recita il comunicato. Ancora: "Esamineranno progressi e sfide nei rapporti tra Stati Uniti e Cina durante gli ultimi quattro anni e discuteranno modalita' per rafforzare la cooperazione" e allo stesso tempo per "gestire le differenze in maniera costruttiva negli anni a venire".
Ma se nel caso di Pyongyang, tradizionale alleato cinese, i due Paesi hanno compiuto passi avanti su nuove sanzioni, il cyber-spionaggio potrebbe rivelarsi un terreno particolarmente delicato. Il governo americano, attraverso il Dipartimento di Stato, ha accusato apertamente le autorita' cinesi nell'ultimo nno di sponsorizzare atti di pirateria informatica diretti contro grandi aziende americane. E non solo: nel mirino, oltre a giornali e a forse un quarto della Corporate America, sono finite anche autorita' federali, a cominciare dalla stessa Federal Reserve.
Obama non aveva mancato di sollevare il tema durante la telefonata di congratulazioni a Xi per la sua elezione due mesi or sono. Ma ieri, dopo una pausa di circa tre mesi, sono venuti alla luce nuovi attacchi attribuiti - secondo il New York Times che ha interpellato la societa' di sicurezza Mandiant - all'Esercito popolare di liberazione cinese e più precisamente alla sua Unit 6398, già additata in passato come responsabile. Questi attacchi evidenziano tuttora la vulnerabilita' dell'infrastruttura e dell'economia statunitense agli hacker cinesi, anche se al momento le vittime della nuova offensiva di spionaggio industriale e politico non sono state svelate. Pechino, tuttavia, ha sempre negato ogni addebito, affermando che sono gli Stati Uniti i veri aggressori. E Washington, al di là di una escalation delle proteste, non sembra ancora aver messo a fuoco altre strategie di risposta o deterrenza.

mercoledì 15 maggio 2013

Petrolio, così gli Stati Uniti preparano il sorpasso sui paesi Opec

da www.ilsole24ore.com


Waynesburg, Usa (Afp)Waynesburg, Usa (Afp)
L'Agenzia internazionale per l'energia (Iea) ha pronosticato che il Nordamerica, Stati Uniti in testa, farà la parte del leone nella crescita della produzione di petrolio entro i prossimi cinque anni, battendo i paesi dell'Opec. Un dominio frutto delle nuove tecnologie, come il fracking, la fratturazione idraulica, che permettono di sfruttare giacimenti finora inaccessibili, nonché della maggior efficienza del settore estrattivo e dello stimolo offerto da sempre alti prezzi dell'energia.
La previsione rappresenta una svolta rispetto alle precedenti analisi, quando l'organizzazione aveva invece ipotizzato nel medio termine una crescita egualmente suddivisa tra i tradizionali re dell'oro nero, i paesi Opec, e le nazioni non Opec. Anche se l'anno scorso la Iea aveva già presagito rivoluzioni nelle graduatorie globali affermando che gli Usa sarebbero diventati il maggior produttore di greggio entro il 2020 a scapito dell'Arabia Saudita.
La Iea, più in dettaglio, nel suo ultimo studio quinquennale ha indicato che la produzione statunitense sta aumentando a ritmi nettamente superiori alle attese. In media dovrebbe crescere di 3,9 milioni di barili al giorno tra quest'anno e il 2018, pari a oltre la metà dell'incremento registrato dall'insieme dei paesi non Opec.
La domanda americana e internazionale di greggio "firmato" Opec, al tempo stesso, dovrebbe diminuire. Quest'anno dovrebbe rimanere al di sotto dei 30 milioni di barili al giorno, il tetto stabilito dall'organizzazione, e le le pressioni appaiono destinate a proseguire fino al 2018.
La produzione Opec crescerà in media di 1,75 milioni di barili al giorno da qui al 2018, fino a 36,75 milioni di barili alla fine del periodo. In precedenza la Iea aveva invece indicato che la produzione Opec sarebbe salita in media di 3,34 milioni di barili al giorno tra il 2011 e il 2017. L'organizzazione ha inoltre aggiunto che molti aspetti della produzione e fornitura di petrolio cambieranno nei prossimi anni.

giovedì 9 maggio 2013

Letta-Kerry: più libero scambio tra Usa e Ue

da blog.quotidiano.net

9 maggio 2013
John Kerry, sottosegretario di Stato degli Stati Uniti, ed Enrico Letta, presidente del Consiglio italiano, si sono incontrati a Roma. Le agenzie riportano, tra le altre cose, un auspicio sottoscritto da entrambe: Ue e Usa debbono procedere rapidamente sulla strada del Trade transatlantic investment partnership, l’area di libero scambio tra Europa Stati uniti.

E’ un tema importante, già affrontato molte volte in questo blog. Riflessioni che ripropongo
Un mercato transatlantico integrato, tra Unione europea e Stati Uniti d’America, costruito eliminando, secondo un calendario vincolante, tutte le tariffe sulle merci scambiate attraverso l’Atlantico e liberalizzando servizi, investimenti e mercati di approvvigionamento. E’ il primo punto di una serie di suggerimenti contenuti in un rapporto elaborato da cinque grandi pensatoi europei che ha il merito di lanciare la sfida per rinnovare il capitalismo transatlantico in un’epoca nella quale vecchio e nuovo continente sembrano interessati soprattutto a inseguire l’Oriente che galoppa con crescite a due cifre. Paesi che - lo si dimentica spesso — hanno costruito le loro fortune replicando, con le dovute proporzioni, un pezzo del modello inventato da Europa e Stati Uniti: libero mercato e, molto meno, democrazia liberale.
Valori comuni che sono la base della storica alleanza tra vecchio e nuovo Continente e che, proprio di fronte alla crisi, potrebbero essere le fondamenta su cui ricostruire la ripresa. A patto di realizzare una buona manutenzione.
Alcuni numeri per capire l’importanza della posta in gioco: Europa e Stati Uniti — sostiene lo studio redatto da Pawel Swieboda e Bruce Stokes e curato da demosEUROPA, Centre for European Strategy (Warsaw), the German Marshall Fund of the United States (Washington DC), Notre Europe (Paris), Stiftung Wissenschaft und Politik (Berlin) and European Policy Centre (Brussels) — rimangono reciprocamente i partner più importanti per il commercio e gli investimenti: ogni anno attraversano l’Atlantico merci per oltre 600 miliardi di dollari, gli investimenti diretti americani in Europa sono 1,9 trillioni di dollari e queli europei negli States sono oltre 1,7. Tre milioni di europei lavorano per società americane in Europa e tre milioni di americani lavorano per imprese europee negli Stati Uniti. Il rapporto — che potete scaricare dal sito di Notre Europe — è molto complesso. Mi limito a riportare alcune considerazioni relative a uno dei suggerimenti proposti a riguardo della costruzione un’area di libero scambio transatlantico: uno studio del 2010 dell’European Center for International Political Economy di Bruxelles stimava che l’eliminazione reciproca dei vincoli tariffari avrebbe fatto crescere l’export americano in Europa del 17% e l’export europeo in America del 17%. Gli effetti sul Pil — aggiungendo i guadagni della liberalizzazione dei servizi — sarebbe dello 0,47% nell’Ue e dell’1,33% negli Usa.