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lunedì 18 marzo 2013

Il Maryland abolisce la pena di morte

da www.avvenire.it

Anche lo stato americano del Maryland abolisce la pena di morte. La Camera dei rappresentati dello stato ha approvato una legge che la mette al bando, e la sostituisce con l'ergastolo senza possibilità di libertà condizionata, diventando così il 18 stato dei 50 dell'Unione a decidere di mandare in pensione il boia.

La legge, già passata al Senato la settimana scorsa, è stata approvata con 82 voti a favore e 56 contrari. Per renderla operativa, manca ora solo la firma formale del governatore Martin O'Malley, che da anni si batte contro la pena capitale ed è stato uno degli autori del testo approvato oggi, dopo che già nel 2009 aveva fatto un primo tentativo del genere.  L'ultima esecuzione di una condanna a morte in Maryland risale al 2005.

Attualmente sono cinque i detenuti nel braccio della morte nelle carceri dello stato. La nuova legge non ha carattere retroattivo, ma sono in molti a ritenere che con ogni probabilità il governatore O'Malley, che ne ha il potere, ora convertirà la loro condanna in ergastolo.


Da tempo ormai in tutti gli Stati Uniti il sostegno alla pena capitale sembra calare sensibilmente. Il numero delle condanne eseguite nel 2011 e 2012 ha raggiunto il record più basso, in calo del 75 per cento rispetto al 1996, secondo i dati del Centro di informazione sulla condanna a morte.

Un fenomeno dovuto anche al fatto che tecniche di investigazione sempre più moderne hanno svelato errori giudiziari e salvato innocenti già condannati e in attesa dell'esecuzione. Ma anche al fatto che molti ne mettono in dubbi il potere deterrente, la giudicano molto costosa, e in molti casi anche venata di motivi razziali.
Secondo uno studio diffuso in questi giorni dal criminologo Ray Paternoster, dell'università del Maryland, gli
afroamericani hanno il doppio delle probabilità rispetto ai bianchi di essere condannati a morte.
«Anno dopo anno - sottolinea invece da tempo il governatore O'Malley - gli stati in cui c'è la pena di morte hanno avuto un numero di omicidi maggiore degli stato dove invece la pena capitale non c'è».


Con il Maryland sono sei gli stati che negli ultimi sei anni hanno detto basta: il Connecticut, l'Illinois, New Mexico, New York e New Jersey.

venerdì 1 marzo 2013

Usa,niente accordo per evitare i tagli Obama: “Così perdiamo 750mila posti”

da www.lastampa.it

Il presidente Usa Barack Obama durante la conferenza stampa alla Casa Bianca
Fallita la trattativa alla Casa Bianca
La stretta colpirà i servizi pubblici
e in particolare programmi sociali,
educazione, ricerca e salari statali
new york
Nessun accordo negli Stati Uniti per evitare il “sequester” e i tagli automatici alla spesa per 85 miliardi di dollari potrebbero scattare oggi. Le trattative a Washington sono fallite.

Oggi il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, ha incontrato i leader del Congresso per tentare di trovare all’ultimo un compromesso che scongiuri un nuovo colpo all’economia americana. Alle 17.35 ora italiana Obama si è presentato per rilasciare una dichiarazione dai toni durissimi: i tagli automatici alla spesa avranno un «effetto domino» sull’economia e porteranno alla perdita di 750.000 posti di lavoro.

«Serve un compromesso, Il deficit e il debito vanno risanati con un approccio bilanciato», ha affermato il presidente Usa. Poi l’appello: «I tagli automatici alla spesa non sono necessari», serve «responsabilità». Di parere opposto lo speaker della Camera, John Boehner che, al termine dell’incontro alla Casa Bianca, ha ribadito la linea dei repubblicani: «Il problema non sono le maggiori entrate ma la spesa».

I tagli colpiranno tutti i pubblici servizi e in particolare i programmi sociali, la spesa per l’educazione, i fondi per la ricerca e i salari. Il Fondo Monetario Internazionale ha già messo in guardia gli Usa: se non non eviteranno il “sequester” l’istituto di Washington è pronto a rivedere al ribasso le stime sulla crescita statunitense e globale. In particolare la revisione del Pil americano sarebbe di almeno 0,5% rispetto all’attuale +2% per l’anno corrente. Se non sarà raggiunto un compromesso i tagli scatteranno alla mezzanotte di oggi (23,59 orario di Washington, le sei di sabato mattina in Italia). La Casa Bianca ha fatto sapere che spariranno 70.000 posti negli asili nido, 14.000 insegnanti perderanno il posto e sarà tolta l’assistenza a 600.000 donne e famiglie povere.