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lunedì 14 gennaio 2013

Gli Stati Uniti non conieranno la moneta di platino da mille miliardi. Si tratta a oltranza per evitare il default

da www.ilsole24ore.com
Addio «platinum option» per risolvere la crisi del debito negli Stati Uniti. Il Tesoro americano ha infatti messo una pietra tombale sulla possibilità di coniare una moneta di platino da mille miliardi di dollari. Un escamotage, pensato con lo scopo di evitare il default se Casa Bianca e Congresso entro fine febbraio non dovessero raggiungere l'accordo sull'innalzamento del tetto del debito pubblico. Tetto che ha già raggiunto il limite legale dei 16.400 miliardi di dollari.
Tra i promotori dell'idea anche il Nobel Paul Krugman
La proposta - avanzata da un parlamentare democratico e avallata da molti cittadini e osservatori, tra cui il premio Nobel per l'economia Paul Krugman - può sembrare bizzarra: ma è la stessa legge americana che prevede, in caso di emergenza, la facoltà del Tesoro di ordinare il conio di monete commemorative di platino. Monete da depositare nelle casse della Federal Reserve e che, una volta alzato il tetto del debito, verrebbero distrutte. Una misura quindi che darebbe un po' più di respiro in vista dei difficili negoziati tra democratici e repubblicani.
No a scorciatoie: il congresso faccia il suo dovere
«Né il Dipartimento al Tesoro né la Federal Reserve credono che la legge possa o debba essere utilizzata per facilitare la produzione di monete di platino che evitino un aumento del tetto del debito», ha tagliato corto il portavoce del Tesoro, Anthony Coley. Ancor più esplicita la Casa Bianca: «Ci sono solo due opzioni per affrontare la questione dell'innalzamento del tetto del debito: o il Congresso fa una nuova legge o, se fallisce, condanna la nazione al default. Il Congresso deve fare il suo dovere», si legge in una nota del portavoce Jay Carney.
Obama: sul tetto del debito non faccio negoziati
«Sul tetto del debito non intendo negoziare», aveva detto giorni fa il presidente americano, Barack Obama, rifiutando di legare tale questione ai negoziati con i repubblicani sui tagli alla spesa. Ma la Casa Bianca ha anche smentito le voci sul fatto che il presidente possa decidere di agire da solo, magari per decreto, appellandosi al Quattordicesimo emendamento della Costituzione: quello secondo cui la validità e la scadenza del debito non possono essere messe in discussione.

venerdì 11 gennaio 2013

Chi è Jacob Lew, il nuovo segretario del Tesoro scelto da Obama

da www.ilsole24ore.com

di Cronologia articolo10 gennaio 2013Commenti (2)
Jacob Lew (Reuters)Jacob Lew (Reuters)
NEW YORK. Ha le carte in regole per l'agenda economica della seconda amministrazione di Barack Obama: Jacob Lew, Jack per gli insider di Washington, è un esperto di bilancio e uno stretto collaboratore del presidente. Il 57enne prossimo Segretario al Tesoro, che sarà nominato formalmente oggi pomeriggio all'1:30 ora locale, ha una lunga esperienza sulle questioni fiscali, la sfida del giorno, maturata in anni di lavoro politico nella capitale, finora condotto nell'ombra ma ai massimi livelli nella capitale. Tanta quanta Tim Geithner, il suo predecessore che lascerà l'incarico entro fine mese, ne aveva sulle crisi finanziarie, l'emergenza dei passati quattro anni, frutto di una carriera alla guida della Federal Reserve di New York.
La staffetta al Tesoro appare quindi al passo con i tempi, oltre a riflettere la necessità di un ricambio nell'amministrazione. Lew si è fatto le ossa come assistente del leggendario e potente presidente democratico della Camera Tiop O'Neill negli anni Ottanta, collaborando attivamente a uno storico accordo fiscale con il presidente repubblicano Ronald Reagan, quello che risanò almeno temporaneamente il sistema pensionistico federale del Social Security. Un precedente che potrebbe ben servirgli nel negoziare in futuro difficili riforme su previdenza e sanità, grandi motori del debito federale.
Negli anni Novanta Lew entra al governo sotto l'amministrazioe di Bill Clinton, prima come consigliere poi alla guida dell'Ufficio di bilancio della Casa Bianca. La successiva parentesi delle due amministrazioni repubblicane di George W. Bush lo spinge però verso il settore privato, dove ricopre dal 2006 al 2009 incarichi di managing director a Citigroup a New York, sua città natale. Qui sale ai vertici anche ai vertici di una divisione di trading proprietario, quella di Investimenti alternativi, impegnata in scommesse sulla crisi immobiliare e che soffrì pesanti perdite. Lew riceve compensi di quasi un milione di dollari nel 2008. Questa parentesi potrebbe rivelarsi, ancora oggi, una delle più controverse della sua carriera.
Ma con Obama alla Casa Bianca riceve una nuova chiamata da Washington e lui risponde: si occupa inizialmente di affari economici internazionali al Dipartimento di Stato, altra esperienza che gli sarà utile oggi viste le continue tensioni sul fronte della crescita internazionale, per arrivare in seguito nuovamente al commando dell'Ufficio di Bilancio della Casa Bianca e, dal gennaio 2012, essere promosso capo di staff. Una posizione che gli assicura l'ingresso nell'inner circle, la cerchia più ristretta e fidata dei consiglieri del presidente. Cioè un altro criterio, la lealtà e la fiducia, che appare essenziale nella squadra che Obama sta costruendo per il suo nuovo mandato.
Dalla Casa Bianca coordina dietro le quinte la strategia dell'amministrazione sulle crisi del debito avvenute finora: il dramma dell'estate del 2011, quando il tardivo accordo con il Congresso per innalzare il tetto dell'indebitameto federale evitò rischi di default anche se costò ugualmente agli Stati Uniti il rating di Tripla A da parte di Standard & Poor's. E di recente il compromesso per evitare il Fiscal cliff, che però ha solo rinviato le scadenze più importanti a febbraio, sia sul tetto del debito, fermo a circa a 16.400 miliardi di dollari, che su tagli automatici di spesa per circa cento miliardi. Queste saranno le sue prime sfide. In marzo un'altra mina da evitare: la necessità di rinnovare il budget federale per il funzionamento dell'amministrazione, che altrimenti rischia una paralisi degli uffici federali.
La Casa Bianca, viste le ravvicinate scadenze, si aspetta una conferma sicura e rapida per Lew, che è conosciuto e stimato sia dai democratici che da molti repubblicani. Ma non mancano polemiche o incognite: i critici liberal vorrebbero volti davvero nuovi al Tesoro e più impegnati su temi sociali, quali il lavoro, e progressisti. Lew, agli occhi dei critici, conferma anche la carenza di innovazione e diversità che sta emergenzo nella seconda amministrazione Obama, dove foinora tutti i prescelti erano già vecchie conoscenze. Da qualche repubblicano, come il senatore Jeff Sessions, sono invece arrivati attacchi opposti: alla "rigidità" di Lew sui temi cari ai democratici e alla sua statura politica, nazionale e internazionale. «Non è l'uomo di cui abbiamo bisogno», ha fatto sapere. Lew è sposato e ha due figli, ha una casa nel quartiere residenziale di Riverdale nel Bronx ed è un ebreo ortodosso, che nel rispetto della sua fede non lavora il sabato. È laureato a Harvard e, in legge, alla Georgetown University.

venerdì 4 gennaio 2013

I bonus di Goldman aggirano la stretta

da www.ilsole24ore.com


NEW YORK
Le imposte sui redditi più alti aumenteranno negli Stati Uniti, ma nei salotti di Wall Street e della Corporate America è già cominciata in grande stile anche la caccia alle scappatoie. Gli alti dirigenti di Goldman Sachs, rivelano documenti silenziosamente depositati alla Sec, hanno ricevuto in anticipo 65 milioni di dollari in azioni. Un generoso anticipo tutto da fiscal cliff: così facendo hanno battuto, di poche ore, il nuovo carico fiscale approvato dal Congresso e firmato dalla Casa Bianca.
Goldman è tutt'altro che sola nelle manovre sulle tasse. Anche se colpisce perchè, non più tardi di qualche settimana fa, il suo presidente e amministratore delegato Lloyd Blankfein, tra i beneficiari del premio, aveva pubblicato un articolo non per criticare imposte maggiorate ma per appoggiarle. Aggirare le nuove imposte – per i redditi oltre i 400mila dollari aumentano sia le aliquote generali che quelle sui guadagni di capitale e dividendi - è però diventato uno sport collettivo: era dal 1955, hanno calcolato il Wall Street Journal e S&P's, che nel mese di dicembre le aziende americane non versavano tante cedole straordinarie ai soci, grandi e piccoli. Ben 483, il quadruplo dell'anno prima.
Spesso, oltretutto, hanno preso a man bassa capitali a prestito pur di pagare: l'indebitamento delle imprese americane è triplicato tra novembre e dicembre – 178 miliardi di bond collocati contro 60 miliardi in passato - un paradosso davanti alla richiesta di risanare invece con fervore i conti pubblici. I super-ricchi si sono affrettati a realizzare anche guadagni immobiliari dove possibile: a Manhattan le vendite di abitazioni sono aumentate del 40% negli ultimi tre mesi, con un'impennata del 44% nelle proprietà valutate oltre dieci milioni.
Nella vicenda di Goldman, i pacchetti di titoli erano già stati assegnati come parte dei compensi a dirigenti e esponenti del board in anni passati. Ma il diritto a riscuoterli non era ancora maturato e i suoi tempi sono stati ora accelerati ad arte. Le azioni coinvolte sono in tutto 508.104. Per metà dovrebbero essere usate per coprire pagamenti delle tasse. Purché con lo sconto.

martedì 1 gennaio 2013

Usa, trovato l'accordo sul fiscal cliff: tasse più alte sui redditi oltre i 450mila dollari

da www.repubblica.it

Repubblicani e democratici raggiungono l'intesa tre ore prima dell'ora X, quella del "baratro fiscale". I tagli alla spesa pubblica rinviati di due mesi. Aumento delle imposte per i redditi più alti. Il Senato approva a larga maggioranza: 89 sì e 8 no. Obama: ancora molto lavoro da fare, ora la Camera approvi in fretta il pacchetto

WASHINGTON - Allo scoccare della mezzanotte, Washington non ha brindato solo al nuovo anno. La buona notizia per gli americani è stata soprattutto quella dell'accordo raggiunto tra Casa Bianca e repubblicani per scongiurare il temutissimo "fiscal cliff", quel baratro fiscale che avrebbe provocato da oggi l'aumento delle tasse per il 98% degli americani e tagli indiscriminati. Un colpo che sarebbe stato fatale per le speranze di ripresa dell'economia americana. Il patto è stato sottoscritto da una maggioranza schiacciante in Senato: 89 sì e 8 no. Il presidente Obama ha accolto con favore l'intesa avvertendo che c'è ancora molto lavoro da fare per ridurre il deficit del Paese e facendo appello alla Camera dei rappresentanti perché ora approvi immediatamente lo stesso pacchetto.

Il patto, raggiunto dal vicepresidente Joe Biden e dal leader della minoranza repubblicana al Senato Mitch McConnell, prevede l'aumento delle tasse a chi guadagna oltre 450 mila dollari l'anno e rinvia di due mesi i tagli alla spesa pubblica: è stato preparato per essere sottoposto sul fil di lana al voto del Senato durante la notte, e nel corso della giornata dovrebbe poi approdare anche alla Camera dei Rappresentanti, dove rischia però di incontrare ancora ostacoli.

 L'accordo approvato prevede: una estensione dei tagli alle tasse sul reddito per i singoli che guadagnano meno di 400mila dollari all'anno,
e le coppie che ne guadagnano meno di 450mila. Per chi ha redditi maggiori l'aliquota fiscale passa dall'attuale 35% al 39,6%. Un aumento della tassa sulla successione dal 35% al 40%. Un aumento della tassa sulle plusvalenze e i dividendi, per i redditi superiori a 400mila dollari (450mila per le famiglie), dal 15% al 20%. Il mantenimento delle aliquote della minimum tax, il che permette a quasi 30 milioni di cittadini appartenenti alla classe media e alta un risparmio sulle tasse per una media di 3.000 dollari. L'estensione per cinque anni dei crediti di imposta per l'infanzia. L'estensione di un anno per gli investimenti commerciali in nuove proprietà e attrezzature, per il credito di imposta su ricerca e sviluppo, e sulle risorse rinnovabili come l'energia eolica. Estende i benefici legati all'indennità di disoccupazione per chi è senza lavoro da almeno un anno. Prevede il blocco per un anno del possibile taglio del 27% dei rimborsi per i medici, previsti dal Medicare. Il decadimento di un taglio del 2% sulla payroll tax, che così torna al 6,2%. Un rinvio di due mesi dei tagli alle spesa pubblica

L'accordo però lascia aperte diverse questioni, come ha ammesso il presidente Barack Obama precisando che "il problema del fiscal cliff sarà risolto gradualmente". "Se i repubblicani pensano che il lavoro per ridurre il deficit sia solo quello di tagliare la spesa dovranno cambiare idea", ha affermato. Parole che hanno irritato diversi parlamentari repubblicani. Toni minacciosi dal presidente della Camera, il repubblicano John Boehner: "Decisioni sull'opportunità di apporre emendamenti o approvarlo non saranno prese fino a quando i membri della Camera non saranno stati in grado di visionare" il testo, ha affermato in un comunicato.

L'accelerazione nelle trattative si è avuta sin da due giorni fa, quando è sceso in campo Biden al posto del leader della maggioranza democratica al Senato Harry Reid, i cui colloqui con il collega repubblicano Mitch McConnell avevano raggiunto un punto morto. In una intervista televisiva, Obama aveva ammonito ancora una volta che "senza un'intesa ci sarà una reazione negativa dei mercati". Ma poi, ieri, subito dopo il suo annuncio sull'accordo ormai "in vista", Wall Street ha registrato un'accelerazione, chiudendo poi la seduta in netto rialzo.
01 gennaio 2013)