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sabato 11 agosto 2012

Mitt Romney ha scelto il suo vice sarà l'ultraconservatore Paul Ryan

da www.repubblica.it

Svolta nella campagna verso le presidenziali del 6 novembre. Il candidato repubblicano schiera nel ticket il parlamentare incaricato da anni di "smontare" le politiche economiche di Obama, l'uomo che ha proposto meno tasse per i ricchi

NEW YORK - L'annuncio ufficiale sarà dato alle 14 (ora italiana) a bordo della portaerei Uss Wisconsin, ma fonti repubblicane anticipano che sarà il parlamentare Paul Ryan il vicepresidente scelto da Mitt Romney per la corsa alla Casa Bianca. La scelta di Ryan, appena 42enne e noto per le posizioni ultraconservatrici, secondo alcuni osservatori rilancerà l'entusiasmo della base repubblicana e potrebbe portare una svolta nella campagna elettorale in vista del voto del 6 novembre prossimo.

La notizia è stata anticipata dal notiziario di 'Nbc News' e dal quotidiano 'Huffington Post', citando fonti riservatissime interne al comitato promotore della campagna elettorale dello stesso Romney, ed è stata poi confermata anche da fonti del partito, rigorosamente anonime. Romney nella serata di venerdì avrebbe telefonato agli altri papabili candidati per ringraziarli e comunicare loro la sua scelta, mentre ha scelto la base di Norfolk e il ponte della Uss Wisconsin, storica portaerei della Marina Usa - attiva dalla Seconda guerra mondiale fino alla missione Desert storm (1991) in Iraq - per dare l'annuncio ufficiale.

Nato il 29 gennaio 1970, a Janesville in Wisconsin, Ryan si è laureato alla Miami University in Ohio, e a soli 42 anni, conta già su una lunga esperrienza in Congresso, dove è stato eletto nel 1999. Presidente della commissione bilancio della Camera ha giocato un ruolo chiave nel mettere a punto le proposte di bilancio dei repubblicani, con modifiche significative al Medicare, il programma di assicurazione medica per coloro che hanno più di 65 anni o rientrano in determinate categorie.

Nel marzo 2012, così come nel 2011, si è fatto promotore della contro-finanziaria repubblicana, per rispondere al budget presentato dal presidente Barack Obama. Una proposta, quella di quest'anno di Ryan, che prevedeva la riduzione a due delle aliquote fiscali, forti tagli alla spesa e una revisione della sanità. Il progetto puntava a ridurre l'imposizione fiscale sulle imprese a un massimo del 25% a fronte del 35% attuale. Ma anche a ridurre le tasse sui più ricchi, abolendo l'Alternative Minimim tax, che fino a oggi ha garantito che i più abbienti pagassero almeno una tassa minima.

Alla fine, Romney ha preferito il grintoso Ryan agli altri possibili candidati per il ticket repubblicano: Marco Rubio, astro nascente del Partito repubblicano, di origine cubana; Rob Portman, wasp e misurato e già collaboratore di Bush padre e figlio; e Tim Pawlenty, l'ex governatore del Minnesota fortissimo nei dibattiti tv.
(11 agosto 2012)

mercoledì 8 agosto 2012

La Corte Suprema non salva Wilson

da www.corriere.it

Giustiziato con un'iniezione letale

Il 54enne disabile mentale giustiziato nonostante il basso quoziente intellettivo. Messi in dubbio i test con cui fu valutato

Marvin Wilson (Ansa)Marvin Wilson (Ansa)
La Suprema Corte non ha salvato Marvin Wilson. Il 54enne afroamericano, condannato a morte per avere ucciso nel 1992 un informatore della polizia, il 21enne Jerry Robert, è stato giustiziato nella notte tra martedì e mercoledì. L'esecuzione è avvenuta nella prigione di Huntsville, in Texas, con un'iniezione letale: Wilson è morto alle ore 18.27 (le 1.27 in Italia). Secondo quanto riferito, le sue ultime parole sono state rivolte alla famiglia: «Abbracciate mia madre e ditele che le voglio bene. Portami a casa Gesù, portami a casa Dio». LA DECISIONE DELLA CORTE - Gli avvocati dell'uomo avevano chiesto la commutazione della pena sulla base del basso livello di quoziente intellettivo di Wilson, 61, nettamente inferiore alla quota 70 considerata soglia per l'infermità mentale. «La corte deve fermare questa esecuzione crudele e incostituzionale di un uomo mentalmente ritardato» era scritto sull'appello per Wilson. Tuttavia la pubblica accusa ha contestato la validità dei test che avevano stabilito il q.i. del condannato e questa linea deve avere prevalso anche tra i giudici dell'alta corte.
Texas, giustiziato disabile mentale

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LA CONDANNA -Wilson era stato condannato nel 1992 per la morte di Jerry Williams, che lo aveva identificato alla polizia come spacciatore di droga. Il suo complice nel crimine, Terry Lewis, è stato condannato all'ergastolo, dopo che la moglie ha testimoniato contro Wilson, riferendo che Wilson le aveva detto di essere stato lui a premere il grilletto. Wilson ha sempre dichiarato di non aver commesso l'omicidio. I PRECEDENTI - Wilson è il settimo detenuto giustiziato dall'inizio dell'anno in Texas, lo stato americano che più fa ricorso alla pena capitale. E non è l'unico caso di pena capitale applicata a un «disabile mentale». A metà luglio era stato giustiziato, sempre con un'iniezione letale, Yokamon Hearn, 34 anni, affetto da sindrome da alcolismo fetale, causata dall'eccesso di alcol ingerito dalla madre in gravidanza.
INCOSTITUZIONALITA' - Eppure giustiziare le persone malate di mente sarebbe incostituzionale negli Stati Uniti. Nel 2002 infatti la Corte Suprema americana ha deciso di vietare l'esecuzione di condannati con disabilità mentali. Nella sentenza, i giudici della Corte hanno però lasciato ai singoli Stati americani la facoltà di stabilire cosa «costituisca disabilità».

venerdì 3 agosto 2012

Obama-Romney, l’America si spacca per generazioni

da rampini.blogautore.repubblica.it

Il 6 novembre la sfida per la Casa Bianca si giocherà forse su un solo dato. E non è il tasso di disoccupazione. A decidere se il prossimo presidente è il repubblicano Mitt Romney, o se Barack Obama conquista un secondo mandato, sarà questa semplice statistica: andranno a votare di più i pensionati o gli studenti? Il gap generazionale è la spaccatura più marcata nell’elettorato americano. Mai nel passato c’era stata una divaricazione così netta nelle preferenze politiche a seconda dell’anagrafe. Lo rivelano un sondaggio e un’inchiesta di Usa Today. Nella vasta e crescente popolazione dei pensionati o vicini alla pensione, cioè gli over-65, il vantaggio di Romney è praticamente incolmabile: il 51% degli anziani lo voterà, mentre solo il 43% vorrebbe rieleggere Obama. Lo scarto di 8 punti è ben al di là di qualsiasi errore statistico, e non è un divario che si possa chiudere facilmente in soli tre mesi, quanti ne restano da qui all’elezione. La netta preferenza per Romney è tanto più significativa, in quanto la destra repubblicana nel suo ardore anti-Welfare ha lanciato un piano di privatizzazione della Social Security (le pensioni pubbliche) che dovrebbe spaventare gli anziani. Ma tra le preoccupazioni degli over-65 domina il debito pubblico: nel sondaggio si dicono convinti che l’eccesso di spesa statale sia insostenibile e rappresenti una minaccia per le loro pensioni.
Un paesaggio politico radicalmente diverso, addirittura rovesciato, lo offre la Millennial Generation, cioè i giovani dai 18 ai 29 anni. Tra loro la preferenza è perfino più marcata: il 61% a favore di Obama contro un modesto 33% che dichiara di voler votare per Romney. E’ una spaccatura che attraversa le famiglie di tutta l’America, e gli autori del sondaggio demoscopico ne hanno raccolto ampie prove. Per esempio il caso di Jack Ireton-Hewitt, 74 anni, impegnato come volontario nella campagna elettorale repubblicana a York in Pennsylvania. Gli unici con cui riesce ad avere una conversazione politica, confessa Ireton-Hewitt, sono le sue due nipoti di 21 e 19 anni. “La sola cosa che conta per loro – lamenta l’anziano militante repubblicano – è che Obama ha ridotto il tasso sui prestiti per l’università”.
L’esempio è importante, perché rivela quanto i due candidati siano consapevoli delle rispettive “constituency” generazionali. Obama ha dedicato un’energia politica e una quantità di tempo notevole per riuscire a far passare la sua riforma dei mutui bancari per i giovani, quelli che in America sono indispensabili per pagarsi gli studi: e il presidente sapeva quel che faceva.
La lacerazione generazione delle’elettorato americano coincide anche con una grande spaccatura valoriale, e riflette inoltre il nuovo paesaggio etnico degli Stati Uniti. Il popolo degli anziani ha ingrossato le fila del Tea Party, il vasto movimento anti-Stato che portò alla vittoria i repubblicani nelle elezioni di mid-term (novembre 2010); mentre era molto giovanile il movimento Occupy Wall Street che un anno fa rilanciò il tema delle diseguaglianze. Quando Obama si è dichiarato favorevole ai matrimoni gay, gli strateghi elettorali del presidente avevano sotto gli occhi questo dato: il 58% dei giovani sono favorevoli alla legalizzazione dei matrimoni omosessuali, contro il 23% degli over-65. In quanto alla composizione etnica: l’America della terza età è ancora una nazione a larga maggioranza bianca, mentre sotto i 30 anni la quota degli ispanici e altre minoranze etniche ha raggiunto ormai il 45%. Sotto questo profilo Obama ha dalla sua il futuro. Con un unico pericolo: gli anziani sono tradizionalmente degli elettori disciplinati, mentre tra i giovani dopo l’entusiasmo del 2008 il tasso di assenteismo può tornare a livelli fisiologici, cioè elevati.