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mercoledì 7 marzo 2012

Nel Super Tuesday vince Romney ma Santorum non si arrende

da www.lastampa.it

I vertici del Gop hanno tutte le ragioni per essere sempre più preoccupati. A tre mesi dall’inizio delle primarie, infatti, non è ancora chiaro chi sarà il vincitore. E se lo sfidante di Obama sarà Romney - considerato da sempre il predestinato - nessuno sa in che condizioni arriverà all’appuntamento, visto il prolungarsi della lotta fratricida e senza esclusioni di colpi in atto all’interno del partito repubblicano.

L'ex governatore passa in sei Stati: un passo avanti verso la nomination repubblicana. Per Gingrich trionfo in Georgia

PAOLO MASTROLILLI
inviato a new york
Mitt Romney vince, ma non convince, e non riesce a chiudere la partita per la candidatura presidenziale del Partito repubblicano. Questo è il verdetto del “Super Tuesday” nelle primarie del Gop, che da una parte avvicina l’ex governatore del Massachusetts alla nomination, ma dall’altra mette in evidenza tutti i suoi limiti e la sua debolezza, in vista della sfida di novembre contro Barack Obama.

Ieri erano in palio dieci stati, che assegnavano 419 delegati alla Convention di Tampa in agosto. Romney ha vinto il suo stato del Massachusetts, e poi Vermont, Virginia, Idaho e Ohio, dove però è rimasto impegnato in un serrato testa a testa con Rick Santorum fino alla fine. L’ex senatore della Pennsylvana, oltre a fare bene in questo stato decisivo, ha vinto in Oklahoma, Tennessee e North Dakota. Newt Gingrich si è imposto nel suo stato della Georgia, mentre il risultato dell’Alaska è ancora incerto.

Il successo di Mitt nel Massachusetts e nel vicino Vermont era scontato, ma questi non sono stati tipicamente repubblicani che determinano la leadership del partito. In Virginia è passato perché Santorum e Gingrich non erano riusciti ad iscriversi nelle liste elettorali, e in Idaho lo ha aiutato la forte presenza dei mormoni. Lo stato chiave per lui era l’Ohio: nessun repubblicano è mai diventato presidente senza vincerlo. Il problema è che qui, pur avendo speso circa dieci volte più dei suoi avversari per spot televisivi e propaganda varia, Romney è passato di un soffio. La sua biografia di uomo d’affari e il sostegno dell’establishment del partito lo hanno fatto prevalere, ma l’appello lanciato da Santorum alla base conservatrice e ai colletti blu ha reso la gara molto più competitiva di quanto ci si aspettasse. L’elemento più singolare che si scopre, andando ad analizzare la distribuzione geografica del voto in Ohio, è che Mitt ha vinto nelle città e Rick nelle campagne. Questo significa che Romney ha avuto la meglio nelle zone più democratiche dello stato, dove a novembre quasi sicuramente prevarrà Obama, ma ha perso nelle regioni più tradizionalmente repubblicane, dove avrebbe bisogno del massimo sostegno possibile per riuscire a farcela alle presidenziali.

Questi dati sottolineano che Mitt non ha ancora convinto la base del partito, come confermano i risultati registrati negli stati del sud. In Georgia era prevedibile la vittoria di Gingrich, che giocava in casa, ma se ad essa si sommano i successi di Santorum in Tennessee e Oklahoma, diventa evidente che Romney non riesce a sfondare nel meridione degli Stati Uniti. Questa però è la “bible belt”, cioè l’anima del Gop, e non è facile immaginare che un repubblicano diventi presidente senza avere l’appoggio entusiasta dei suoi elettori. La partita per la nomination quindi resta aperta, ma soprattutto aumentano i dubbi sulle capacità di Mitt di sfidare il presidente Obama. Santorum non ha alcuna intenzione di abbandonare la corsa, e anche Gingrich ha detto che la vittoria in Georgia giustifica la prosecuzione della sua campagna. Entrambi puntano sugli stati del sud che andranno alle urne nelle prossime settimane, come Alabama, Louisiana, Kansas, Mississippi, North Carolina, Arkansas e infine il gran premio del Texas. Qui è difficile che Romney vinca, e quindi i suoi avversari potranno accorciare le distanze in termini di stati e delegati conquistati. Il suo vantaggio resta la divisione dell’elettorato conservatore tra Rick e Newt, e resta probabile che nel lungo periodo Mitt riesca comunque a mettere insieme abbastanza delegati per ottenere la nomination a Tampa. La sua candidatura però esce indebolita da questa lunga e contrastata sfida delle primarie, a tutto vantaggio di Obama.

martedì 6 marzo 2012

Super Tuesday, in palio 437 delegati. In Ohio testa a testa Santorum-Romney

da www.repubblica.it

I SONDAGGI

Si vota in dieci Stati. Ma il giorno più importante delle primarie non è più però quello conclusivo della campagna per la nomination repubblicana: il nuovo sistema di ripartizione dei delegati prolunga il processo di selezione fino alle scelte degli altri Stati. L'ex governatore del Massachusetts e l'ultraconservatore ex senatore della Pennsylvania si giocano la vittoria nello Stato decisivo

WASHINGTON - L'atteso Super Tuesday è ormai alle porte, domani si voterà in 10 stati dove saranno in palio in tutto 437. Si tratta di un numero di delegati superiore a quello dei delegati finora assegnati in due mesi di primarie repubblicane, cioè 355. Tradizionalemente considerata un data cruciale del cammino delle primarie, questo Super Tuesday ha acquistato maggiore importanza di fronte all'andamento altalenante delle precedenti, e la conseguente assenza ancora di un chiaro front runner.

Il numero magico per aver la nomination in tasca è 1144 - cioè la metà dei 2286 delegati che parteciperanno il prossimo agosto alla convention di Tampa - e al momento i due principali sfidanti, Mitt Romney e Rick Santorum, hanno rispettivamente 184 e 90 delegati. Anche se dalla tornata di domani sicuramente dovranno arrivare dei segnali importanti, saranno forse più a livello di trend politico che di numeri.

Il partito repubblicano infatti recentemente ha cambiato le regole delle primarie per impedire che un solo candidato potesse ammassare un numero enorme di delegati prima che la maggioranza degli Stati avessero la possibilità di votare. Così non si ritiene che prima della fine di marzo, anche se entro il 24 marzo saranno stati messi in palio 1144 delegati, che un candidato potrà staccare gli altri. Newt Gingrich affronta il Super Tuesday con 30 delegati e Ron Paul con 25. In particolare per l'ex speaker della Camera, tuttavia, un prolungamento nel tempo della competizione elettorale
potrebbe significare perdite economiche considerevoli.

Nello Stato considerato decisivo - anche nel voto presidenziale - l'Ohio, Romney e Santorum sono dati dai sondaggi in sostanziale parità. Romney arriva alla sfida decisamente avvantaggiato dopo aver vinto anche l'ultimo caucus in ordine di tempo, quello dello Stato di Washington 1. Ma la battaglia tra i candidati del Grand Old Party sembra destinata a durare ancora molto a lungo. Tra il più moderato ex governatore del Massachusetts - che all'inizio della campagna elettorale era considerato il predestinato per la nomination - e l'ultraconservatore Rick Santorum - vera sorpresa di queste primarie - è sempre testa a testa. Negli ultimi sondaggi, i due sarebbero alla pari in Ohio (32 a 32), uno degli Stati più importanti in cui si voterà domani, con 66 delegati in palio.

Mentre in Georgia, lo Stato che nel supermartredì assegna più delegati (76), il favorito dovrebbe essere l'ex speaker della Camera Newt Gingrich, che però - visti gli ultimi deludenti risultati - sembra oramai fuori gioco per quel che riguarda la corsa alla nomination presdidenziale. I suoi voti, comunque, saranno importantissimi: nel caso di un suo ritiro, potrebbero andare in gran parte a Santorum, rendendo la vita di Romney ancor più difficile.

Insomma, la situazione in campo repubblicano è tutt'altro che definita. E la prolungata lotta intestina, condotta a furia di colpi proibiti, rischia di indebolire sempre di più colui che sfiderà Barack Obama - sia esso Romney o Santorum - in vista dell'Election day del 6 novembre. L'establishment del Grand Old Party continua a sostenerlo, considerandolo il male minore. Spaventa, invece, l'eventuale affermazione dell'ultraconservatore Santorum, "il bigotto" come lo chiamano i suoi detrattori, colui che porta avanti posizioni estreme contro l'aborto, la contraccezione e i matrimoni gay, e che anche per questo ha scarsissime chance di battere l'attuale presidente degli Stati Uniti.

Oltre ad Ohio e Georgia, martedì si voterà in Alaska, Idaho, Massachusetts, North Dakota, Oklahoma, Tennessee, Vermont e Virginia.

(05 marzo 2012) © Riproduzione riservata