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giovedì 28 luglio 2011

West Coast, pugno duro contro il carbone

Articolo tratto dal blog di Federico Rampini (http://rampini.blogautore.repubblica.it)

Giro di vite contro le centrali a carbone su tutta la West Coast. Entra in vigore una nuova normativa che impone pesanti controlli e limitazioni su tutte le centrali a carbone, una riforma legata all’obiettivo di migliorare la qualità dell’aria nei 156 parchi nazionali. Un caso di riforma che si auto-finanzia: i costi per le centrali sono 1,5 miliardi ma la riduzione dei danni avrà benefici per 8 miliardi.

mercoledì 13 luglio 2011

Un iPhone per identificare: è rivolta contro la polizia

Articolo tratto da "la Repubblica" (http://www.repubblica.it)

Nei prossimi mesi le forze dell'ordine di molti Stati si doteranno di un'apparecchiatura in grado di confrontare i volti, e in futuro l'iride, delle persone fermate per un controllo con i database della centrale. Una rivoluzione che spaventa i difensori della privacy e gli agenti stessi dal nostro inviato ANGELO AQUARO

NEW YORK - "Permette una foto? E' per la fedina penale...". Al ritorno dalle vacanze gli americani troveranno una sorpresa. Dall'Arizona al Massachusetts, migliaia di poliziotti sono pronti a riceverli con una macchinetta fotografica speciale. A vederla sembra un giocattolino. Si applica all'iPhone ed è alta un paio di centimetri. Ma è un vero e proprio computer e trasmettitore: che confronta la foto del malcapitato di turno con le decine di migliaia presenti nei casellari giudiziari degli States.

Il riconoscimento facciale è l'ultima frontiera dell'hi-tech. Ma l'uso che i poliziotti s'apprestano a farne già solleva polemiche su polemiche. Negli Usa non è obbligatorio circolare con una carta di riconoscimento. E i difensori della privacy e dei diritti civili sono ovviamente insorti. Gli stessi poliziotti frenano. Lo sceriffo Joseph McDonald, di Plymouth County, Massachusetts, ha dato direttive severissime ai suoi uomini. La superfoto dev'essere usata solo nel caso di "ragionevole sospetto": non si possono mica "buttare via duecento anni di legge costituzionale".

Certo la macchinetta realizzata da una compagnia proprio di Plymouth, BI2 Technologies, ha buttato via dieci anni di figuracce. Il riconoscimento elettronico facciale era sembrata l'arma fine di mondo all'indomani dell'11 settembre. E il primo a dotarsi di una tecnologia simile fu proprio quell'aeroporto Logan di Boston in cui si imbarcarono senza destare sospetti i kamikaze delle Torri gemelle. Peccato che alla macchinetta installata un anno dopo, 2002, fu quasi subito staccata la spina: non era stata capace di riconoscere i volti mica dei sospetti, ma degli stessi impiegati.

Da allora la tecnologia è migliorata eccome. Riconoscimento facciale e dell'iride sono la nuova frontiera dei controlli. Quello dell'iride per ora accompagna ma presto potrebbe addirittura soppiantare le impronte digitali: un mercato in cui complessivamente, dice il Wall Street Journal, oggi circolano 4,3 miliardi.

Del resto sono sempre di più, dagli Usa in giù, gli stati in cui il controllo degli occhi viene usato alla dogana. Dice il capo di BI2, Sean Mullin, che le foto dei sospetti vengono confrontate con quelle presenti negli archivi degli uffici di polizia che si sono dotati delle macchinette: un pugno di Stati per un ordine di 7mila apparecchi in arrivo appunto per l'autunno. Ma nei piani c'è l'accesso agli immensi database dell'Fbi.

Il riconoscimento facciale naturalmente è una prospettiva tecnologica che non alletta soltanto le forze dell'ordine. La macchinetta, dicono a Plymouth, potrebbe essere utile per esempio nel campo sanitario. Ma il fenomeno è l'ultimo grido soprattutto dei social network. Facebook ha lanciato un sistema che permette di rintracciare i propri amici utilizzando appunto le foto: ed è ovviamente interno alla piattaforma.

Google stava lavorando a qualcosa del genere ma il presidente Eric Schmidt ha annunciato di aver fermato il progetto fino a quando non saranno risolti i problemi di privacy. Oggi funziona già per gli oggetti: fai una foto e dal telefonino al web confronti l'oggetto con quelli presenti per esempio su Google Images. O negli archivi dei supermarket virtuali, da Amazon in più, che saranno lietissimi di propinarti una proposta d'acquisto.

Ma il riconoscimento facciale va oltre. Pensate a quanti tipo di usi sarebbero possibili, più o meno legali. Prendi la foto di un tizio e grazie agli archivi del web ti scorre tutta la sua vita: come nella vecchia sigla dei telefilm "Attenti a quei due". Fedina penale? Potrebbe venir fuori di tutto. Chi è senza peccato scatti la prima foto.

(13 luglio 2011) © Riproduzione riservata

domenica 10 luglio 2011

Obama agli americani: andiamo su Marte

Articolo tratto da "Sky" (http://tg24.sky.it)

Il presidente degli Stati Uniti: "Mi aspetto di vedere lo sbarco entro il 2035. Cominceremo mandando astronauti su un asteroide per la prima volta nella storia". L'8 luglio il lancio dell'ultimo shuttle

09 luglio, 2011
marte, obama

Insieme alle congratulazioni per il "lancio perfetto" e gli auguri di buon lavoro all'equipaggio dello Shuttle Atlantis, dal presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, è arrivata, "per gli uomini e le donne della Nasa", una nuova missione: "Portare gli americani su Marte".
Il presidente Usa ha rilanciato la scommessa che aveva già fatto nell'aprile del 2010, nel momento in cui decollava l'ultima missione dello Shuttle, lasciando di fatto gli Stati Uniti senza un vettore di trasporto umano orbitale, almeno fino all'arrivo delle prossime futuristiche navette del 'Ccdev2'.

"Questo è l'ultimo volo dello shuttle (guarda il video, ndr) - ha scritto Obama nel messaggio alla Nasa - ma oggi si apre anche una nuova era capace di spingerci verso le autentiche frontiere dell'esplorazione e delle scoperte nello spazio. Daremo impulso a nuovi progressi nella scienza e nella tecnologia. Miglioreremo la conoscenza, la formazione e l'innovazione e la crescita economica. E io ho dato agli uomini e alle donne della Nasa una nuova ambiziosa missione, quella di superare nuovi limiti nell'esplorazione spaziale, fino ad arrivare a mandare degli americani su Marte. So che sono all'altezza della sfida e intendo rimanere a vedere come va a finire".

Per Obama, quindi, dopo l'era dello shuttle comincia un nuovo capitolo della preminenza degli Stati Uniti in campo spaziale. Già nell'aprile del 2010 Obama aveva rassicurato la Nasa sulle intenzioni della sua amministrazione sul programma spaziale.
Dati i costi, si cercheranno altre fonti di finanziamento, aprendo al settore privato, ma "lo sbarco su Marte avverrà e io mi aspetto di vederlo. Entro il 2035", aveva azzardato durante una visita a Cape Canaveral.
Aggiungendo: "Cominceremo mandando astronauti su un asteroide per la prima volta nella storia. Entro la metà del decennio del 2030 credo che potremo mandare esseri umani nell'orbita di Marte e farli ritornare sani e salvi sulla Terra".
I vulcani di Marte Guarda
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